In viaggio sotto il sole della Toscana: Montespertoli e il suo Museo...

In viaggio sotto il sole della Toscana: Montespertoli e il suo Museo all’aperto

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Foto di Niccolò Bordoni

Oggi voglio offrirvi nella mia rubrica uno scorcio toscano a dimostrazione della tesi che chi vive in Toscana, ha comunque sempre a disposizione un paesaggio ‘animato’ e colmo di storia, non solo artistica ma anche urbanistica e strutturale, in grado di offrire grandi opportunità di scoperta e di vacanza. E in questo dobbiamo e possiamo cambiare il concetto di vacanza. Vacanza non è solo quando fortunatamente partiamo verso nuove mete e scoperte ma anche quando restiamo, riflettendo su ciò che possediamo, vivendolo al meglio. Siamo talmente abituati, dalla città alla campagna ad assorbire visuali stupende che non ci soffermiamo mai a riflettere sulla loro origine o sul loro significato. Sappiamo che a Firenze abbiamo splendide opere d’arte, vicoli storici, cultura e che viviamo circondati da magnifici Colli Fiorentini , ma non ci chiediamo in cosa sono diversi da altri luoghi o cosa li caratterizza.

Mettiamo ‘Mi Piace’ a fotografie che ritraggono splendidi panorami di campagna, con le loro vedute , i suoi vigneti, uliveti, ruscelli ma non ci soffermiamo a vedere oltre i cancelli, i confini che separano un giardino signorile da un bosco. Assimiliamo passivamente senza apprezzare l’enorme ricchezza. Io personalmente ho dovuto infilare un cappello di paglia e metter un grembiule, togliermi le scarpe da città e incalzare due stivaletti per rendermi conto della bellezza storica di certi musei all’aperto. Solo standoci, vivendoci, raccogliendo, perdendomi fra campi di girasoli sotto il sole della Toscana, ho capito l’importanza di inserire nella nostra vita anche questi ‘progetti architettonici’. Dunque, sì ai musei al chiuso, meravigliosi scrigni della nostra cultura ma anche sì a quelli all’aperto. Allora sì che ci si sente in vacanza a casa nostra. Oggi così parlo di un colle a noi vicino ma spesso tralasciato.

Montespertoli attuale sorge tra le valli della Pesa e dell’Elsa. Si trova sopra una modesta collina bagnata nelle sue pendici dal torrente Virginio e da altri corsi d’acqua. Il suo patrimonio boschivo fa di questo luogo un contenitore di specie faunistiche straordinarie e uno scorcio esaustivo dell’immensa bellezza del ‘paesaggio della fattoria’. Qui, un’antica leggenda montespertolese vuole S. Pietro come primo visitatore della Pieve di San Piero in Mercato, da cui ha avuto inizio l’antico castrum e dove adesso si trova uno splendido Museo di Arte Sacra. Del castrum originario non è rimasto niente ma ci sono le testimonianze della sua attività agrituristica. L’uomo del luogo fu tenace davanti ai luoghi impervi del posto, assegnando ad alcune località perfino origini magiche, come ad esempio Poggio alle Fate o la località il Trebbio.

L’intero paesaggio è ricco di ville e antichi insediamenti, torri, castelli e fattorie. Come non restare incantati dall’antico Borgo di Poppiano? Esso è costeggiato da un viale verdeggiante e alberato che trasporta il ‘turista’ verso la villa Guicciardini. Proseguendo si arriva a San Quirico, che appunto contiene la località il Trebbio. Un’antica pergamena, datata 1050, contenuta nella Biblioteca Laurenziana di Firenze, ci dice che in questa zona esisteva un castello detto “D’Anchiano”, dove esisteva una grotta scavata nei pressi del luogo, che rappresentava i sotterranei del castello: la grotta del Trebbio.

Ed è qui che gli abitanti del luogo si sono tramandati una vecchia leggenda, riguardo una battaglia avvenuta tra il castello di Poppiano e quello di San Quirico. Si dice che San Quirico ne risultò sconfitto, ‘trebbiato’, come appunto dicono gli abitanti del luogo e da questa espressione popolare è derivato proprio il nome della località stessa. Oltre a queste ‘chicche di leggenda’, ogni visitatore voluto o casuale di questa zona, può notare la corrispondenza fra ogni borgo e la sua chiesetta. Un esempio è la parrocchia di S. S Biagio e Niccolò a Poppiano. Un altro luogo conosciuto invece per il suo castello, è Montegufoni, posto in zona collinare vicino al torrente Virginio. Il suo castello fu edificato dalla famiglia degli Acciaioli, nei primi del 1300. La sua torre edificata nel 1300 richiama quella di Palazzo Vecchio a Firenze. Forse furono seguiti gli espedienti architettonici di Arnolfo di Cambio per simboleggiare lo scambio di potere e protezione fra il centro della città e la periferia?

Sicuramente per queste nobili famiglie fiorentine, la creazione di proprietà come queste nella campagna fiorentina, rappresentava motivo di fierezza. Fu così che la villa di Montegufoni, circondata dalle sue mura di difesa, divenne nel periodo mediceo, meta favorita di mondanità. I suoi splendidi giardini, le sue fontane, i suoi viali si concretizzano in un temporaneo soggiorno da favola per molti cittadini annoiati dalla città. Lo scrittore Sir Gorge Sitwell vi soggiornò per molto tempo nei primi del Novecento. Qui, vicino a Montegufoni si è realizzato a partire dal 2001, nel Comune di Montespertoli, un vero e proprio Museo all’aperto. Il paesaggio diviene luogo di museo naturale in una intensa fascia territoriale…si tratta della Via di Castiglioni, che si snoda per due km, lungo il crinale fra Castiglioni, che termina con la Chiesa di S. Michele e Montegufoni. Qui il visitatore può ammirare la fattoria del periodo romano (metà I secolo a.C e fine II secolo d.C); le ville e le aziende agricole che gestivano produzioni specializzate; il sistema delle chiese, articolato in pivieri e popoli con i collegamenti medievali e rinascimentali; la ricostruzione mezzadrile definitasi a partire dal 1700 e infine le splendide case coloniche con i loro ridenti poderi.

In questo bozzetto toscano si insinua il patrimonio boschivo del luogo, museo naturale di una vasta biosfera, chiamato dagli esperti, bosco rurale, esempio di ricostruzione vegetativa e faunistica dove l’opera dell’uomo si è sottratta volutamente ad un processo di sfruttamento eccessivo del territorio. Qui ci sono vaste aree rurali con appunto zone caratterizzate dal bosco, che insieme agli oliveti, ai vigneti, ai seminativi è sempre stata fondamentale. Peculiarità del luogo è il carattere misto dei boschetti dove ci sono piante ereditate dalla tradizione, alberi di conifere, cipressi, pini domestici, pini marittimi. Per non parlare della presenza di grandi querci secolari. Da cornice i giardini signorili che confinano con il bosco stesso. Qui, animali di diversa tipologia convivono insieme, compresa la rara poiana e il gheppio, narrato anche nelle novelle toscane e oscurato dalla presenza fastidiosa di alcune corvidi minacciose per l’ecosistema :le gazze e le cornacchie grigie. Presso le sponde dei numerosi corsi d’acqua presenti nella zona, si trova la densità più bella della fauna con gli anfibi dei fiumi. Qui, il buio bosco, oggetto preminente della letteratura infantile e scrigno dell’immaginario popolare, diventa l’animazione di un paesaggio toscano, dove ogni albero, cespuglio o specie animale, identificano un Museo all’aperto fatto di biodiversità e antica genialità di costruzione architettonica  visibile nella Ville e nelle coloniche.

 

 

 

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BREVE CURRICULUM VITAE: “ Mi chiamo Sabrina Merenda e sono una Pedagogista intrepida, specializzata in Psicologia Dell’ Età Evolutiva. Ho varcato da tanto il mondo dell’editoria con la pubblicazione di tanti testi di Antropologia, Storia, Romanzi, Novelle. Premi e riconoscimenti importanti hanno incoraggiato il mio cammino ma tramite il Giornalismo ho realizzato il mio obiettivo di portare la notizia ad essere il trampolino di qualcosa che va oltre l’informazione, per concretizzarsi in una nicchia dedita alla Biografia Umana: singola o di gruppo, territoriale o privata. Mi interessa l’iniziativa dell’uomo in generale. Nella mia Rubrica Slidelife c’è uno spazio speciale dedicato ai bambini e ai giovanissimi, nel tentativo di dargli una visibilità umana rivolta ai loro intenti o alle loro imprese. Sono la creatrice dei Corsi Geniuspen rivolti ad un approccio Giornalistico fra i giovanissimi e gli Over. L’Etica e il rispetto di essa è il mio valore più grande. Non ascolto cosa la gente dice ma quello che la logica spiega. Credo nell’impossibile perché scrivere oggi è difficile ma sono qui e amo il mio lavoro con tutta me stessa. Ogni volta che narro una vita, un’impresa, una sfida, vivo a 360 gradi la vita degli altri e ascolto senza registrare perché dico solo quello che il mio interlocutore vuole ma ascolto la sua vita oltre.”

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