Il territorio rionale: FORNACI

Il territorio rionale: FORNACI

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Il rosso significa passione, tenacia, burrascosità e istinto. Questo è da sempre il carattere del rione delle Fornaci, perché rosso è il colore della bandiera e rossa è la terra delle fornaci di terracotta che danno il nome alla contrada imprunetina che guarda ad ovest e ha appunto un orcio come simbolo. La produzione del cotto è l’elemento che maggiormente rende nota l’Impruneta nel mondo, e all’interno del rione si trovano tutte le aziende che proseguono questa lunga e feconda tradizione; esse si concentrano nella valle che sfocia in via di Cappello, laddove il comune discende verso il fiume Greve e trova il confine con San Casciano. Quelle stesse fornaci che producono splendidi manufatti sono anche le fucine dove è nato il peposo, piatto tipico imprunetino di cui non a caso il rione delle Fornaci è tra più sapienti realizzatori. C’è dunque un’identità forte che pulsa nel territorio fornacino, la quale si ritrova in tutti coloro che a settembre indossano una maglietta rossa.

Via delle Case

L’aria ribelle e mai uguale a se stessa tipica della gente delle Fornaci è un po’ anche quella delle vie rionali, fatte di improvvise discese e di ripide risalite. C’è il monte di Piazza, la cui strada dopo il cimitero di Picchirillo è un’ascesa che taglia le gambe mentre la si percorre ma il cui panorama sulla cima è in grado di tagliare solo il fiato; c’è via della Fonte, splendida cartolina di un’Impruneta del passato e arteria che si getta a capofitto verso la valle di Cappello; c’è via delle Fornaci, dal nome evocativo e dal profilo più che mai ripido e oscillante. La terra sa plasmare un popolo a sua immagine e somiglianza: indecifrabile e anticonformista, faticosa da attraversare ma bellissima da assaporare, la terra fornacina è l’immagine del suo rione. Non c’è solo il difficile saliscendi, tipico di un rione che nella sua storia tante volte è caduto e tante volte ha saputo rialzarsi, ma c’è anche l’aria intima, paesana e vivace la quale rispecchia un’anima rionale che sa essere unita nonostante le discussioni, che sa essere una famiglia nonostante le polemiche: via della Croce, via papa Giovanni, via Ho Chi Minh e via delle Case, con le loro abitazioni e le tante porte affiancate, sono le vie dove il rosso a settembre è più visibile, alle terrazze, alle finestre, ai balconi.

Incastonato tra queste dolci stradine si trova il parcheggio don Binazzi, la sede storica delle Fornaci, quel luogo che con violenza è stato strappato ai rionali costringendoli ad emigrare. Non è questo il momento per parlare di tale vicenda, per analizzare quelle che sono forse alcune responsabilità del rione e quelle che sono le ben più grandi responsabilità esterne. La certezza sta nel fatto che le Fornaci hanno dovuto abbandonare la propria casa, lasciando il cuore nella meravigliosa valle di Sorrettole che in quel parcheggio faceva da palcoscenico per i meravigliosi tramonti settembrini.

Parcheggio don Binazzi

Affacciati alla balaustra che collega il parcheggio con la santantoniana via don Minzoni, forse molti fornacini in questi mesi si sono fermati a riflettere osservando il panorama, e pensando forse al motivo per cui la storia del proprio rione deve essere per forza così travagliata e burrascosa. Ancora di più dovranno averlo pensato dopo aver saputo che la nuova sede, ubicata in via La Pira (ancora una salita, per l’appunto), non era stata completata, e che dunque non c’era un posto dove andare. Alla fine le grandi braccia materne del territorio fornacino hanno saputo donare un nuovo ambiente al rione, nello spazio della fornace Pesci, in quella irta e lunga via delle Fornaci. E’ una collocazione provvisoria, scomoda per venire su con i carri ed ennesimo capitolo di una saga amara che vedrà come noto una forma di protesta da parte del rione nella sfilata di domenica prossima.

Questo luogo però, questa nuova sede, è un posto bellissimo, da cui si apre una vista splendida e si vedono intensamente anche i tramonti, così come si vedevano dal parcheggio don Binazzi. In quel sole rosso che brucia mentre si perde tra le colline, le Fornaci sapranno ritrovare la forza per superare questo periodo difficile, e magari tornare anche a vincere la Festa dell’Uva: un sole rosso intenso, rosso come la passione che anima ogni fornacino e rosso come quella terra da cui derivano il rione e la sua storia.

 

 

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