Prato, 23 marzo 2019: le due piazze a confronto, un pomeriggio in...

    Prato, 23 marzo 2019: le due piazze a confronto, un pomeriggio in “rosso” e “nero”

    una giornata di contrasti a Prato, anzitutto ideologici: il racconto del pomeriggio attraverso voci, immagini, video dalle due piazze, la "rossa" e la "nera".

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    Prato, nella giornata del 23 marzo, ha vissuto una giornata strana, per certi versi anacronistica, tesa, in bianco (anzi, rosso) e nero (ma nero nero).
    Propria di un passato che vive una antitetica rivisitazione: da una parte il dovere di tenerlo in vita, ben impresso nella memoria come monito; dall’altra la volontà di ricreare quella storia, nella convinzione che il ventennio, il più buio del nostro Novecento, sia orgoglio nazionale, affermazione patriottica, pulizia etnica (dunque sociale).

    Alle 15 piazza delle Carceri ha iniziato ad affollarsi di persone, striscioni di condanna per il “presidio” di Forza Nuova e pezze al collo. La piazza “rossa” contava 3500 manifestanti, stendardi di Che Guevara si alternavano a vessilli della CGIL, di Potere al Popolo, del PD, persino del Movimento 5 Stelle: uniti, per una volta, sotto l’unica bandiera dell’antifascismo.


    Una ragazza, con dello scotch sulla bocca ed una lacrima disegnata sull’occhio sinistro, tra la selva di gambe, pregava ad occhi chiusi: un riferimento simbolico alle dittature e alle stragi che si portano inevitabilmente dietro.
    Un cartellone, invece, accennando all'”apologia del fascismo” regolato dalla Legge Scelba, dunque al corteo “nero” autorizzato dal Prefetto, riportava: “Fascismo? Crimine! Non opinione”.
    Sulla scalinata dell’Imperatore, vedetta sulla piazza stracolma, si sono succeduti i vari interventi di studenti e politici tra i quali il presidente della Regione Enrico Rossi ed il sindaco di Prato Matteo Biffoni. Sotto una folla inclusiva, all’interno della quale si poteva entrare, partecipare, parlare.

     

    Intanto, alle ore 16:00, dall’altro lato della città-medaglia, piazza del Mercato Nuovo era sorvegliatissima dalla Polizia – circa 300 impegnati nel pomeriggio -, delimitata, ancora vuota.
    I giornalisti possono entrare, a patto che vengano schedati: fotografia al tesserino professionale ed entrata accompagnata dall’agente di turno.
    La scelta di piazza del Mercato Nuovo non è casuale: i neo fascisti vogliono celebrare i cento anni dai “Fasci di combattimento” in quel luogo poiché è già sede del tempio buddista e sarà dimora della futura Moschea.
    Un’eccessiva diversità, un incontro intollerabile di pluralità.
    Dopo le critiche dei giorni precedenti la Questura ha autorizzato la manifestazione dalle 14 alle 16, non un corteo bensì un presidio. Al contrario i “neri” arrivano in piazza del mercato Nuovo quando il permesso scadrebbe, manifestano dunque ripartono, andata e ritorno dalla Stazione Centrale di Prato.
    Ancor prima, però, si ravvisano mini tensioni e scaramucce: tra i giornalisti ci sono Diego Bianchi (Zoro) e Gad Lerner. Quest’ultimo finisce nel mirino di alcuni lucidi nostalgici: un uomo vestito di viola, al passaggio di Lerner, alza il braccio destro e lo tende nel noto saluto romano; un altro, pensando di pronunciarsi in un’aberrazione clamorosa lo etichetta: “Ebreo“. Il giornalista si volta e replica: “Si, lo so“.
    In lontananza, oltre una schiera di poliziotti, si intravedono i militanti di Forza Nuova: le bandiere li contraddistinguono, sembrano numerosi, sono centosessanta. A guidare la comitiva c’è il fondatore, Roberto Fiore, seguito da tre gigantografie che riportano altrettante parole chiave: DIO, PATRIA, FAMIGLIA.

    La filosofia è chiara, in coro cantano: “Italia agli italiani, Europa agli europei“, “Boia chi molla”. Alternato da “Forza Nuova orgoglio nazionale”. “All blacks” nell’abbigliamento, tra loro anche tanti giovani e donne,  molte teste rasate e slogan inequivocabili stampati sulle t-shirt: “Tutto per la patria”, “Trincea Urbana”.
    Sul filo sottilissimo di un surrealismo sociale che mette a disagio, se non ti senti parte di quella piazza. A pensarla in “bianco e nero” ci si ritrova nel film “American History X”: sguardi fieri, espressioni di sfida provate allo specchio, la sensazione che i nervi siano a fior di pelle. Pronti a saltare.
    Alcuni comandano, usando parole d’ordine miliziane: “Sciogliere le righe”, “arretrare”, “disperdersi”.
    Il corteo riparte dopo l’intervento di Fiore e qualche braccio teso dei più fedeli richiamato subito all’ordine. Tempo qualche passo ed alcuni contromanifestanti sbucano sul viale ed iniziano ad inveire contro i “neri”: “Siete 137 stronzi, vergognatevi”.


    La reazione c’è ma la scintilla è minima, spenta subito dai poliziotti in assetto antisommossa. Un altro antifascista, dall’alto, si tira giù i pantaloni e mostra il sedere al corteo. Tutto procede con apparente tranquillità, la polveriera è infiammabile ma per il momento regge. Si giunge nel parco di fronte alla stazione; un tizio scorge la scritta “Antifa” su una fontana e allora si supera: finge di urinarci sopra, mima il saluto romano e sbraita qualcosa. Nel dettaglio: “A lui Dio ****, questi bastardi, Dio ***”. Poi se ne va orgoglioso.
    Dal niente spunta un altro contestatore, è la preda che tutti aspettavano, uno lo prende e gli strappa la maglia, i manifestanti accorrono per sfogarsi (finalmente) ma la Polizia ancora una volta si mette nel mezzo e porta via il giovane.
    Sono le 17:30 circa, il corteo è stato fatto e si è concluso (tardi), la Polizia decide di fare muro e respinge i militanti di Forza Nuova, sedando, sul nascere, qualsiasi pensiero distorto.

    In un pomeriggio assurdo, di tensioni evitabili, di libertà di espressione affermata per il bene della democrazia, a pensarci bene, solo una categoria è stata schedata: i giornalisti!

     

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    Nato nel 1990, mi sono appassionato alle vicende locali per necessità di lavoro, scoprendo che basta guardarsi intorno per raccogliere spunti di riflessioni e motivi di scrittura. Scrivere, è la mia esigenza. Conoscere la Storia, la mia passione. Vivo ad Antella, "campanilista" quanto basta, vago per il territorio alla ricerca di aneddoti da raccontare. Collaboro con TuscnayPeople e Tele Iride.