L’importanza della comunicazione..alla sofista

L’importanza della comunicazione..alla sofista

L'importanza delle comunicazione analizzata dal punto di vista filosofico

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Qual è, soprattutto nel mondo post-rivoluzione telematica in cui viviamo oggi, il ruolo di una corretta e funzionale comunicazione, prendendo ad esempio in esame soggetti quali le amministrazioni comunali del nostro territorio? Se analizziamo infatti la condizione di Impruneta e quella di Bagno a Ripoli scopriamo che su tale tema sono quasi agli antipodi: il primo, infatti, ha una comunicazione pressoché nulla (basti pensare che non esiste un addetto stampa e che le comunicazioni avvengono quasi esclusivamente sui social di giunta e consiglieri) mentre il secondo ha un sistema di comunicazione efficiente che consente di sapere come l’amministrazione si muova anche ai non addetti ai lavori. A questa domanda tenteremo di rispondere io, in questo Filorosso di rientro dalla settimana di vacanza, e il direttore Matteo Merciai nel suo editoriale in uscita nei prossimi giorni che analizzerà ancor meglio il caso locale a cui accennavo.

Il tema della comunicazione non è certo stato trascurato nella storia del pensiero ma è diventato di estrema attualità sopratutto a partire dal ventesimo secolo (basti pensare alla nascita delle scienze della comunicazione). In filosofia la riflessione ha origine, però, ben prima, a partire dal tema del linguaggio, di come esso sia nato e funzioni e, questo il tema su cui mi soffermerò e che ci interessa maggiormente, di quanto esso possa influenzare e condizionare il pensiero altrui, trasformando totalmente l’immagine che si da delle proprie azioni.

I filosofi che per primi hanno capito l’importanza di tali dinamiche sono i sofisti. Con tale termine si indica una scuola di filosofia e di vita nata in Grecia intorno al V secolo a.C. la quale riteneva che tutte le precedenti riflessioni sul senso della vita, sull’essere, sulla conoscenza fossero inutili e che il vero obiettivo del filosofo fosse proprio quello di insegnare agli allievi i metodi di retorica e dialettica capaci di far usare il linguaggio in modo da convincere gli altri della verità delle proprie credenze. Una sorta di scuola nata appositamente, con le dovute eccezioni, per insegnare i “trucchi del mestiere” del linguaggio usato a proprio vantaggio, che ebbe naturalmente un gran successo tra i politici dell’epoca.

Protagora, uno dei più illustri esempi di tale scuola, affermava che l’unico vero obiettivo del filosofo-retore fosse quello di creare un linguaggio perfetto capace di affascinare e persuadere delle proprie idee l’altro, indipendentemente dalla verità di tali idee. Gorgia, l’altro grande sofista, aggiungeva che il linguaggio andava considerato come uno strumento perfetto di inganno e violenza e le cui vittime erano assolte da ogni colpa proprio perché ammaliate da questo splendido e pericoloso, se ben usato, potere.

Questa breve analisi sui sofisti fa capire, ritornando al caso iniziale delle amministrazioni comunali, quanto possa essere fondamentale un adeguato sistema di informazione e comunicazione: una stessa idea, una stessa azione, una stessa iniziativa, indipendentemente dal valore in sè che essa possa avere, assumerà un’immagine completamente diversa se comunicata nel modo giusto. Ad oggi, quindi, seguendo il ragionamento sofista, il comune di Impruneta non utilizza nessuno dei metodi del buon retore, mentre lo stesso non si può dire di Bagno a Ripoli. Con questo si conclude l’appuntamento settimanale di Filorosso, aspettando le ulteriori riflessioni sul tema del nostro editoriale.

Fonti:

  • Gorgia, Encomio di Elena, trad. G. Paduano, Liguori Editore, 2007

  • I presocratici. Prima traduzione integrale con testi originali a fronte delle testimonianze e dei frammenti di Herman Diels e Walther Kranz, a cura di Giovanni Reale, Milano: Bompiani, 2006

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