Il rione nella Festa: il PALLO’

Il rione nella Festa: il PALLO’

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Il rione del Pallò può definirsi a ragione “re” di piazza sia perché ha il record di vittorie, 30, sia perché ha l’altrettanto notevole record del minor numero di quarti posti, 4. Oltre al 2005 e al 1993 infatti il rione verde è arrivato in fondo alla classifica solo nelle prime due edizioni della Festa dell’Uva, in un avvio che lasciava prevedere un ben altro destino del Pallò nella manifestazione; invece la contrada del Desco prese tutta un’altra direzione, rendendosi protagonista di un cammino fatto di primi posti ottenuti con una certa regolarità, sotto il segno di quell’inconfondibile stile e di quella tendenza a guardare sempre al futuro mantenendo un piede nella tradizione. Lo splendore del Pallò inizia negli anni ’60, dopo che negli anni ’50 lo strapotere del Sant’Antonio era stato interrotto dai verdi solo nel 1954.

Nel 1960 (a pari merito col “santo”), nel 1961 e 1962 arrivano tre vittorie, tra cui spicca quest’ultima, la grande chitarra piena di grappoli d’uva, e tra il 1966 e il 1968 arriva un’altra tripletta: sono gli anni in cui nella Festa compaiono sceneggiature, coreografie a terra, vestiti sempre più curati, ed il Pallò è pioniere e maestro in tali settori. La coppa va al “pampino” anche nel 1970 e 1972, così come nel 1977 e 1979. Un decennio tinto di verde in cui non può mancare la citazione della vittoria del 1976: “L’uva, un cammino lungo 50 anni” celebrava appunto il mezzo secolo della Festa, attraverso gli scarponi del capoccia e gli zoccoli della massaia posti sui carri laterali. Nel 1981 la vittoria arriva a carri fermi, causa pioggia, con i grandi libri, successo bissato l’anno dopo con lo splendido “Bacco” del Caravaggio riprodotto interamente a mano dal progettista Tullio del Bravo. Quel quadro, incredibilmente conservatosi, è ricomparso quattro anni fa nella sfilata palloiana, ed è stato di nuovo primo posto. Gli anni ’80 vedono le idee di del Bravo fondersi con quelle dell’indimenticato Francesco Torrini, e la foto che li ritrae con la coppa nel 1987 testimonia la felicità di un decennio glorioso per il Pallò, chiuso nel 1989 dai meravigliosi egizi, il primo progetto di un giovanissimo Riccardo Lazzerini.

Ancora più esaltanti per il Pallò furono gli anni ’90, dove la ricerca di nuove tecniche e lo spettacolo di magistrali scenografie videro il rione verde finire più volte primo: così fu nel 1991, 1992 e 1994 con il David di Michelangelo scolpito dal polistirolo. La tripletta del ’96-’97-’98 è una delle più belle della storia palloiana: iniziato col pionieristico “Progetto Uva” e chiuso dalla meridiana con le forze della natura, questo filotto di vittorie proiettò il rione nel nuovo secolo, il quale fu ancora segnato dal dominio verde. Primo posto nel 2001, così come nel 2002 grazie al “lamierone”, un altro carro avveniristico in cui dominava il grigio metallico della lamiera e in cui il triangolo posto sul carro centrale veniva riempito da enormi chicchi d’uva provenienti dai laterali, a formare un grappolo: una sfilata entrata di diritto nella storia della Festa. Il più “palloiano” però dei progetti fu portato in piazza nel 2004.

“Acinex”, ideato due anni prima e proposto già nella sfortunata edizione del 2003 (annullata per pioggia), vide il trionfo dell’innovazione e del rischio, con il musical, il messaggio pubblicitario e un maxischermo posto sui carri. Fu di nuovo vittoria, l’ultima per il Pallò prima del 2010. Ci vollero infatti sei anni al rione verde prima di tornare al successo, ottenuto con la gigantesca bottiglia alzata nel cielo di piazza Buondelmonti e con la commozione di una scena finale in cui nelle mani di un bambino veniva posto il passaggio di consegne della vita rionale, il significato di una tradizione che si mantiene viva grazie all’incontro e all’alternarsi di più generazioni. La commozione fu protagonista anche nella vittoria del 2012, quando ad essere rappresentato fu il dramma della guerra e lo sguardo innocente degli alunni della maestra Maltoni. Gli ultimi anni, sebbene nel 2015 sia arrivata a Nizzano una nuova coppa, la trentesima, hanno visto il Pallò in un progressivo calo che fa rimpiangere a molti rionali i vecchi periodi d’oro. Il Pallò però, come sanno bene gli imprunetini, è sempre il Pallò. Anche quando i pronostici sembrano avversi, i verdi sono sempre pronti a stupire, a tirare fuori qualcosa di sorprendente, di nuovo, di vincente. Il Pallò saprà essere ancora protagonista e innovatore, fedele al motto secondo cui quella palloiana è una razza diversa da tutte le altre.

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