Ponte a Niccheri, quel terreno dimenticato in attesa della Variante: ieri orto,...

Ponte a Niccheri, quel terreno dimenticato in attesa della Variante: ieri orto, oggi aborto (di fianco alle case)

La richiesta lecita dei residenti è che intervenga chi di dovere per ripulire l'area, attendendo l'avvio del cantiere

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La Variante della Chiantigiana o Variante di Grassina dovrebbe avviare ufficialmente il proprio cantiere (Lotto 1 e Lotto 2) nei primi mesi del 2017. Condizionale quanto mai d’obbligo per una grande opera che aleggia su Bagno a Ripoli da tempi immemorabili: eravamo nel secolo scorso, c’erano ancora le lire, andavano di moda i pantaloni a “zampa d’elefante”. Cambiati i tempi, invariata la questione: la Variante della Chiantigiana s’ha (ancora) da fare.
Nessun dito puntato contro l’opera in sé che, a tal punto, ci auguriamo possa esser realizzata nel minor tempo possibile. Piuttosto, ravvisiamo con il seguente articolo una situazione di degrado conseguente all’iter procedurale pre-cantierizzazione della Variante di Grassina.
Vi spieghiamo meglio.
Ad Ottobre 2015, il Comune di Bagno a Ripoli e la Città Metropolitana di Firenze inauguravano l’intervento di bonifica da ordigni bellici nelle aree interessate dall’opera: tra queste, facente parte del Lotto 1 (Ponte a Niccheri – Ghiacciaia), si operava sul terreno parallelo con il viale alberato di Grassina, tra il parcheggio del Circolino di Ponte a Niccheri ed il campo del Belmonte Calcio, laddove avrà sbocco la fatidica Variante. Qui, una parte dell’area adesso bonificata era, prima dell’esproprio, zona di orti e giardini per 5-6 famiglie residenti nelle case adiacenti di Via dell’Antella.

Ieri orto, oggi aborto (della natura).
Tra gli abitanti ecco Antonietta, 84 anni, signora attivissima ed agguerrita, che ci rassicura di come ognuno abbia ricevuto il proporzionale e spettante compenso per il terreno perduto, non è certo questo il fatto “incriminante”. Tuttavia…“è un anno che non si vedono ed hanno lasciato questo troiaio qui”, lamenta la donna.
In effetti, considerando il mese e mezzo impiegato per l’intervento di bonifica, Antonietta e le altre famiglie “festeggiano” la ricorrenza esatta di 12 mesi dall’assenza di operai a lavoro. Qual è il problema? Lo stato, ben visibile all’occhio umano, nel quale quel terreno è stato abbandonato in attesa che il miracolo si compia (ovvero si avvii il cantiere): erba ovunque incolta; u14963221_10211434288958159_7258838013949042124_nna collina di terra-detriti-sporco-piastrelle pronta a sciogliersi in caso di temporali (come accaduto pochissimi giorni fa); un altro mucchio di tubi di plastica, materiali da cantiere, secchi, robaccia; condotte di ferro.

Il tutto a zero metri effettivi dalle abitazioni che sorgono letteralmente ad un passo dal terreno: un tempo giardino-orticello privato, adesso luogo di incuria.
“In estate avrebbe potuto prender fuoco; ora, se piove, il fango arriva fino alle porte di casa e ci sono topi, talpe e serpi sotto questi cumuli di detriti”.
A prescindere dal disagio futuro di ritrovarsi una strada a distanza così ravvicinata e dalla svalutazione delle residenze, elementi ormai non più contestabili, gli abitanti chiedono perlomeno un’idonea manutenzione dell’area affinché il suo deteriorarsi possa arrestarsi, rendendo nuova dignità a campo ed abitazioni. Anche soltanto per non affacciarsi dalla porta di casa e vedere, come primo panorama di ogni mattina, quel troiaio lì!

 

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