Nato con il “TEOREMA D”- II

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“Ed eccomi qui, io Jack, maschio normale di sei anni approdo alle Elementari: prima grande società con cui misurarsi, fatta di regole, apprendimenti, scambi. Scambio … una parola che molti miei coetanei non conoscevano, abituati alla legge ‘della roba è mia’. Mi feci subito degli amici, in primis il prato in cui non correvo e basta ma stavo a pensare. Non seguivo il capo del villaggio, come facevano gli altri e spesso andavo anche per conto mio: la mandria correva tra i prati e io correvo tra i miei pensieri in un contatto intimo con me stesso.

Jim mi aveva insegnato ad essere abile con il fisico e saltare qualsiasi ostacolo, Rosy ad avere un punto fisso, immobile dentro di me. Non ci crederete ma il mio essere divergente già pensava al futuro, con lo spirito del guerriero. Un guerriero che doveva proiettarsi nel suo futuro scolastico. Rosy non aveva voluto insegnarmi a leggere prima, perché pensava che dovessi apprendere a scuola tutto, senza il rischio di annoiarmi. Leggere e scrivere non è un affare da poco ma a me risultò semplice perché mi innamorai delle immagini dello ‘gli,gne, ce, chi,gno’. Non mi apparivano lettere ma personaggi. E siccome per apprenderle occorreva imparare prima le vocali e i suoni, mi diedi da fare subito, diventando un piccolo e veloce lettore.

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Soffrivo per i bambini che a stento riuscivano a leggere. Il problema fu la calligrafia, l’avevo pessima ma i miei risultati erano talmente sorprendenti che connotarmi disortografico era una bestemmia. Morale: ci sono bambini con una calligrafia orribile che si devono sforzare di farla essere leggibile e che non sempre sono brutti come lei. Rosy diceva che avevo la calligrafia di un dottore ma che dovevo sforzarmi di renderla comprensibile per evitare di non esser capito e per rispetto di chi leggeva. Nei dettati ero fortissimo, il suono mi arrivava immediatamente e quando trascrivevo le lettere mi immaginavo di costruire delle barricate in un villaggio. Nessuno lo sapeva, tranne me.

Ogni bambino ha i suoi segreti e le sue risorse per arrivare a essere svelto. Intanto avevo messo gli occhiali. Io li amavo perché finalmente potevo vedere di ogni cosa anche i minimi particolari. Quello che ancora non capisco è perché appena ti metti gli occhiali, tutti pensano che sei triste. Gli occhiali erano altre due finestre sul mondo. A volte mi incantavo e parevo lento, in realtà restavo ipnotizzato dalla vita che scorreva sui vetri della finestra della mia aula. Pensavo che i miei compagni non sarebbero mai cambiati e che saremmo rimasti insieme per sempre. Ma questa è un’altra storia che vi racconterò il prossimo venerdì.

Ah dimenticavo, intanto era nato anche mio fratello Timoty ma anche qui la regola della gelosia io non la conobbi mai e vi racconterò perché…

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1° Liceo Scientifico, SCIENZE APPLICATE, 14 anni; SEGNI DI RICONOSCIMENTO: occhi mutevoli dal marrone al verde. CARATTERE: sono un ragazzo simpatico a cui piace divertirsi, parlare con gli amici; sono estroverso anche con chi conosco da poco. Mi vesto alla moda e sportivo. Ho la caratteristica di essere gentile e riconoscente verso chi mi è sempre stato vicino. Scrivo sulla rubrica Gli Sprecati da sempre, perché ho sempre avuto la libertà di esprimermi ed esporre le mie opinioni in modo argomentativo, confrontandomi con il pensiero della gente.

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