Come nacque il Quartiere di San Giovanni a Firenze?

Come nacque il Quartiere di San Giovanni a Firenze?

Da Marte a San Giovanni, alla ricerca di un’identità dopo i meravigliosi fuochi di San Giovanni.

1330
7
SHARE
foto di 10cose.it

Dopo i meravigliosi fuochi di San Giovanni a Firenze e il tradizionale Calcio in Costume, è come se i riflettori sulla bellissima Firenze si spegnessero: due lampi del passato che le donano eternità per tornare in una luce soffusa nei giorni a seguire. Ma come nacque questo bellissimo quartiere e fu sempre un quartiere dedito a San Giovanni?

Bargellini ci racconta: “Florentia, colonia romana, venne sacrata a Marte, dio della guerra”.

Furono, infatti, proprio i Romani, popolo di pastori, a scegliere Marte come il protettore dei prati e dei pascoli. I pastori dell’epoca romana e altomedievale si insediarono lungo l’Arno e vi prosperarono ma in concomitanza dei primi spazi abitati, iniziarono a imporsi delle regole da rispettare e a generare le prime controversie. Proprio alcuni cronisti del tempo ci narrano la realizzazione di una statua dedicata a Marte situata dove poi sorse il Battistero di Firenze. La leggenda narra che la statua fu spostata più volte fino ad essere condotta fuori dalle mura della città ed essere posta presso le rive dell’Arno. Accadde dopo l’anno Mille, quando Florentia si convertì al Cristianesimo. I fiorentini accantonarono l’ideale di Marte ma non lo dimenticarono, poiché temevano di venir maledetti dal terribile dio e la fede non riuscì a sorpassare la paura di venir puniti dallo stesso Marte. Il collocamento fuori dalle mura fu dunque un giusto compromesso. Sarà proprio Dante Alighieri a menzionare la trasformazione del popolo fiorentino, legato a questo fatto:

“ I’ fu della città, che nel Battista, cangiò il primo padrone…”.

Infatti, il popolo fiorentino trasformò per fede, San Giovanni nel suo patrono al posto di Marte. Un altro detto tramandato oralmente ci dice molto su questa scelta:

“ San Giovanni non vuole inganni…”

Fu scelto questo santo proprio perché il simbolo della rettitudine morale e della integrità, simbolo pertanto ideale della giustizia politica, morale, civile di una città come Firenze. Senza dubbio, San Giovanni era un patrono spirituale ben più adatto del bellicoso Marte. Ma a distruggere la statua del dio della Guerra ci pensò un evento naturale: nel 1333 a causa di una piena d’Arno, la statua fu inghiottita dalle acque e scomparve nel nulla. Il fatto coincise con le trasformazioni che Firenze vide.

Per capire il tutto, immaginiamo di partire a piedi da Porta Romana e Porta San Gallo, poi dirigersi verso Porta a Prato e Porta alla Croce…ecco, ora prendiamo atto di come a partire dal 1284,queste due direttrici, fossero i due assi principali della sesta mura della città. Avevano la stessa lunghezza e si intersecavano nel Mercato Vecchio. Le fonti ci dicono con esattezza che la cinta era lunga più di 8 chilometri, alta 11 metri e 60 con al suo interno esattamente 73 torri, 15 porte, estesa per 630 ettari di terreno. Una cartina del tempo dimostra la sua splendida visione unitaria: alla fine del 1300, l’impianto del quartiere di San Giovanni si era stabilizzato. Durante tutto questo secolo furono create nuove piazze, come quella immensa e prestigiosa a cui i fiorentini e i suoi turisti, sono legatissimi: Piazza Della Signoria. Questa piazza si formò gradualmente, a partire dal 1316, con la costruzione della Loggia Della Signoria. Ad affiancarla i suoi splendidi leoni, simbolo della città. A Firenze la tipologia della loggia resterà legata solo ai palazzi privati. Ma questo quartiere non vanterà solo di monumenti e opere architettoniche stupefacenti ma anche di giardini e di orti( V. Via degli Ortoni), per non parlare delle numerose arie verdi annesse ai conventi.

La vera anima di questo quartiere sarà il Mercato Vecchio, il Mercato Nuovo e il Mercato del Grano. Qui si ebbe la massima concentrazione delle attività commerciali. Proprio intorno a questa zona abitavano le più rinomate famiglie di commercianti fiorentini, come i Medici, I Lamberti. Sotto le case torri, possedevano delle bottegucce e andavano a pettegolare presso la zona del Mercato Nuovo, popolata da gente di ogni estrazione sociale. Qui si trovavano le sedi delle corporazioni delle Arti e Mestieri. Allegramente e assiduamente, esercitavano le loro professioni, i brigliai, i bastai, i corazzai, i sarti, i calzolai, i farsetti, i succhiellai. Alla fine del Trecento, Firenze raggiunse il tetto massimo della popolazione, tanto è vero che secondo i censimenti, solo a partire dal 1800 ci fu un altro incremento di popolazione simile. Qui si parla, infatti, dei tempi in cui ci fu un rinnovo urbanistico, politico e sociale, come cornice di Firenze capitale. Le strade vennero costruite e lastricate. Pensiamo che il quartiere di San Giovanni a Firenze divenne una delle zone urbane meglio tenute d’Europa. Ed ecco che in questo scorcio tra leggenda e storia che ho ricostruito nella mia Rubrica, vi lascio all’ombra di un rinnovato campanilismo per questa nostra bellissima città.

SHARE
Previous articleParcheggio dell’Oratorio di Santa Caterina: il Comune stanzia 65.000 euro
Next articleIl Consigliere Socialista Bartoli si distacca dal PD e costituisce il Gruppo Misto
BREVE CURRICULUM VITAE: “ Mi chiamo Sabrina Merenda e sono una Pedagogista intrepida, specializzata in Psicologia Dell’ Età Evolutiva. Ho varcato da tanto il mondo dell’editoria con la pubblicazione di tanti testi di Antropologia, Storia, Romanzi, Novelle. Premi e riconoscimenti importanti hanno incoraggiato il mio cammino ma tramite il Giornalismo ho realizzato il mio obiettivo di portare la notizia ad essere il trampolino di qualcosa che va oltre l’informazione, per concretizzarsi in una nicchia dedita alla Biografia Umana: singola o di gruppo, territoriale o privata. Mi interessa l’iniziativa dell’uomo in generale. Nella mia Rubrica Slidelife c’è uno spazio speciale dedicato ai bambini e ai giovanissimi, nel tentativo di dargli una visibilità umana rivolta ai loro intenti o alle loro imprese. Sono la creatrice dei Corsi Geniuspen rivolti ad un approccio Giornalistico fra i giovanissimi e gli Over. L’Etica e il rispetto di essa è il mio valore più grande. Non ascolto cosa la gente dice ma quello che la logica spiega. Credo nell’impossibile perché scrivere oggi è difficile ma sono qui e amo il mio lavoro con tutta me stessa. Ogni volta che narro una vita, un’impresa, una sfida, vivo a 360 gradi la vita degli altri e ascolto senza registrare perché dico solo quello che il mio interlocutore vuole ma ascolto la sua vita oltre.”

7 COMMENTS

LEAVE A REPLY