Mondeggi Bene Comune: i dettagli sociali, culturali, politici, economici di un progetto...

Mondeggi Bene Comune: i dettagli sociali, culturali, politici, economici di un progetto nato dal basso, minacciato dalla vendita!

domenica scorsa al Circolo di Balatro un primo incontro per informare sulla realtà mondeggina

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Dell’area di Mondeggi e del presidio contadino costituito dal Comitato Mondeggi Bene Comune ne avrete certamente sentito parlare. In questo articolo, conseguente ad un’assemblea indetta proprio dal Comitato Mondeggi Bene Comune domenica scorsa al Circolo di Balatro, vogliamo ripercorrere la storia del podere e rispondere a lecite curiosità che la cittadinanza ha negli anni avanzato: cosa si fa a Mondeggi? Chi sono i mondeggini? Quanta parte dell’intera area lavorano? Dove finiscono i proventi? 

Al fine di riassumere l’esperienza di gestione civica di Mondeggi Bene Comune ed il rapporto con le Amministrazioni prendiamo a prestito alcune righe di un nostro precedente articolo:

“Nel territorio di Bagno a Ripoli, vive, da tre anni a questa parte, un progetto di gestione civica riguardante l’estesa area di Mondeggi, podere di circa 200 ettari, il cui abbandono da parte della proprietà provinciale (ora metropolitana), ha favorito la gestazione di un movimento di recupero chiamato “Mondeggi Bene Comune”. Dal suo avvento sulla scena sociale ripolese, il rapporto tra Mondeggi Bene Comune e le Istituzioni comunali è stato scandito, ad ogni domanda, da tal risposta amministrativa: “finché il soggetto in causa non è riconoscibile giuridicamente, quella è definibile un’illegalità compiuta sul territorio di Bagno a Ripoli”.

Illegalità che, tuttavia, ha custodito il bene, favorendo grazie al coinvolgimento di oltre 300 persone il recupero e la rivitalizzazione di circa 80 ettari dei 180 totali dell’azienda […]. Tutto ciò mentre l’incuria dei beni naturalistici dilagava e Provincia prima, Città Metropolitana poi decidevano di non interfacciarsi con la realtà Mondeggi Bene Comune, preferendo la strada dell’alienazione.”

L’esperienza “Mondeggi Bene Comune” impone una riflessione che tocca ambiti diversi della nostra quotidianità, sfociando nei campi del sociale, del culturale, della politica, dell’economia. Ridisegnando gli schemi precostituiti ai quali la nostra società ci ha ormai educato, con l’obiettivo dichiarato di creare comunità partendo dalla lavorazione e passione per la terra. Schematizzando:

 

  • Ambito Culturale

Ogni due anni a Mondeggi si organizza la “Scuola Contadina“, dove agronomi, contadini, professori universitari raggiungono il presidio per diffondere la loro conoscenza; negli anni sono stati organizzati corsi di viticoltura, orticoltura, olivicoltura ecc,, da 3-4 lezioni singole a 8-10 lezioni. Ciò per dare possibilità di un aggiornamento a studenti, ex studenti, contadini, appassionati e curiosi, in una maniera che sia anche pratica, partecipativa, condivisa ed alternativa alle aule universitarie. La scuola contadina si terrà anche nel 2018 e tra pochi giorni uscirà il nuovo volantino, in collaborazione con alcuni docenti della Facoltà di Agraria (alcune lezioni saranno tenute proprio all’Università).

 

  • Ambito Politico

Qui sta il nodo cruciale della questione, l’unico motivo per il quale un possibile cerchio, chiuso e completo, è adesso una “linea aperta”. Politicamente, nonostante la formazione in Comitato di Mondeggi Bene Comune, il presidio non è riconosciuto dalle amministrazioni, il Comune di Bagno a Ripoli fa muro e la Città Metropolitana cavalca i binari paralleli della vendita (per far cassa). Mondeggi cita esperienze sociali già esistenti e riconosciute dalle Istituzioni per convincere la Città Metropolitana a cessare il processo di alienazione: infatti, Mondeggi Bene Comune, in data 9 Maggio 2017, ha protocollato il documento di costituzione del suo Comitato con redazione di una “Dichiarazione di Gestione Civica di un bene comune”. Sul modello di altre realtà quali l’ex Asilo di Filangeri di Napoli ed il Complesso di Montevergini a Palermo, riconosciute dall’Ente Pubblico, anche Mondeggi chiede che si affidi alla comunità la gestione civica di un bene abbandonato (e non da ieri). Da Maggio ad oggi, nessuna risposta amministrativa è arrivata a tal documento, per giunta sostenuto da 241 accademici.

 

  • Ambito sociale e produttivo-economico

Il Comitato Mondeggi Bene Comune lavora soltanto una parte marginale del podere Mondeggino?

Con l’aiuto della grafico è ben comprensibile l’assunto: le parti in rosso sono gli ettari di terreno non curati dal Comitato, poiché ormai bosco o, come nel caso dell’area di vigneti G e F (8 ettari circa), perchè gestite da esterni (nello specifico la ditta Pratelli). In verde le aree non utilizzabili: sono, nel dettaglio, il lembo di terra nel quale si organizza l’ex Festa dell’Unità (oggi Festa del Partito Democratico di Bagno a Ripoli) e un altro terreno sulla carta coltivabile ma, poiché abbandonato da oltre 15 anni, divenuto completamente bosco.
In giallo, infine, le aree che il Comitato in questi tre anni ha lavorato, curato, riqualificato, seminato; in questo 2018 ci sarà un nuovo “acquisto” corrispondente a due ettari di vigneto che andranno ad aggiungersi ai 10 già in fase di lavorazione. Dunque, traducendo i colori in numeri si ha: il 44,4% è area non lavorata, il 16% è area non lavorabile, il 62,5% corrispondente a 74 ettari circa è area lavorata dal Comitato. Che, con le “new entry” del 2018 incrementerà sino ad un 80% di campi gestiti dal presidio contadino. Considerando i noti 200 ettari coi quali si misura Mondeggi, da regredire a 130-140 circostanziandone i coltivabili, Mondeggi Bene Comune ne lavora attualmente 70-80 riflettendo dunque un’esperienza non marginale.

Cosa si fa a Mondeggi?
Col sostegno del progetto Mo.T.A. Mondeggi, sin dalla nascita, ha deciso di creare “gruppi d’azione”, suddividendo per compiti la produzione: il primo a formarsi è stato il “gruppo erboristeria”, al quale hanno fatto seguito il gruppo pane, birra, vigneti, oliveti, api ed altri. Inoltre una vasta oliveta è, dal 2015, suddivisa in particelle ognuna autogestita da persone che si sono offerte e rese disponibili per curarle e coglierne i frutti: ci sono adesso oltre 100 particelle e la prima domenica di Marzo ne saranno assegnate altre, per chi fosse interessato. Va sottolineato che Mondeggi Bene Comune collabora con alcuni professori dell’Università di Agraria di Firenze, fondamentale connessione ai fini dell’insegnamento pratico e teorico.

Infine, dove vanno a finire i proventi di Mondeggi?
A Mondeggi c’è una quotidiana attività produttiva e ci sono entrate dalla vendita dei “frutti” raccolti e da momenti partecipativi e di festa organizzati nell’arco dell’anno. Ci si arricchisce, dunque, a Mondeggi?
No. I proventi vengono reinvestiti direttamente sul podere, al fine di riqualificarlo, di mettere in sicurezza le varie strutture, di acquistare strumenti atti al mestiere contadino. Ad esempio: si è intervenuti per sistemare con guaine e protezioni i tetti delle case, non al fine di abitarci ma per evitare il cedimento del solaio; si è intervenuti perfezionando strade dissestate di campagna, rattoppando i punti più delicati tramite mezzi presi a noleggio, acquisto di sassi ed altro materiale dispendioso. Sono stati acquistatati un trattore ed altri macchinari per lavorare la terra ed è stato realizzato un sistema di recupero delle acque piovane, indirizzate in due cisterne da 300 e 500 metri cubi.

Questo un quadro di quello che si trova a Mondeggi.
Ma, nonostante ciò che in questi anni è nato ed è stato portato avanti, su Mondeggi Bene Comune grava un fardello che potrebbe essere decisivo: la vendita. Il bando potrebbe essere imminente, si parla di fine Febbraio, e le manifestazioni di interesse presentate sono un pericolo reale. Oltre infatti al progetto Mondeggi Bene Comune sono giunte altre tre manifestazioni d’interesse, di stampo imprenditoriale, che imporrebbero all’area di Mondeggi un carattere non più comunitario, non più partecipativo, chiaramente privato: le tre proposte giungono da due realtà immobiliari, My Group e BL Consulting e dalla Constellation Brands, multinazionale che racchiude aziende impegnate nella produzione di alcolici, tra cui vi è l’azienda vitivinicola Chianti Ruffino.

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Pertanto, Mondeggi Bene Comune sta trovando una via legale per evitare che si arrivi al bando: per il momento, la strada battuta dai mondeggini è quella di parlarne, comunicare, diffondere i dettagli di un’esperienza nata dal basso dunque, politicamente e coscientemente, scomoda. Quella di Balatro è stata la prima assemblea, ne seguiranno altre nei circoli di zona, ricordandovi che è possibile partecipare liberamente agli incontri che ogni mercoledì la comunità di Mondeggi svolge per informarsi e saperne di più.

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