L’insostenibile pesantezza di Renzi

L’insostenibile pesantezza di Renzi

456
0
SHARE

Per ben 28 volte, a partire dal 28 marzo 2014 sino ad arrivare al 30 novembre 2016, Matteo Renzi andò ripetendo in interviste e comizi che se avesse perso il referendum costituzionale avrebbe cessato la propria esperienza politica e sarebbe andato a fare altro. Il 4 dicembre 2016 gli italiani respinsero al mittente con quasi il 60% di no quella rabbrividevole proposta di modifica della Costituzione, obbligando Renzi la sera stessa a dimettersi da Presidente del Consiglio. Trascorsi quasi tre anni dovremmo vedere lo statista di Rignano, stando alle sue parole, impegnato in tutt’altro tipo di attività rispetto alla politica. Invece oggi non si può aprire giornale o guardare trasmissione televisiva senza leggere o sentire il nome di Matteo Renzi. Non siamo certo degli illusi, e quindi sappiamo bene che la parola coerenza è passata di moda da parecchio tempo nel mondo politico, a ogni livello. Ma essere costretti a sopportare ancora un personaggio che dovrebbe essere nelle proprie mura domestiche invece che nei palazzi romani, è difficile da accettare.

Renzi non si è limitato a rimanere in pista, il che sarebbe pur bastato per denotare un’incoerenza di prima scelta: da alcune settimane il suo volto si identifica con quello di un nuovo, incredibile partito politico dal nome burlesco, Italia Viva. Purtroppo non stavamo sognando quando due week end fa abbiamo visto il Bomba con la sua camicia bianca arringare le adoranti folle della Leopolda, organizzare i tavoli di lavoro “per il futuro dell’Italia”, salutare le telecamere in compagnia dei suoi favolosi compagni di viaggio. C’erano proprio tutti, dalla mitica Boschi, che insieme a Renzi giurava di lasciare tutto in caso di sconfitta referendaria, a Rosato, padre della squisita legge elettorale che ci ritroviamo, dal ministro Bellanova, che ha fatto la bracciante ma pensa di poter difendere i diritti dei suoi ex colleghi tagliando le tutele lavorative e ratificando accordi mostruosi come il Ceta, fino a tirapiedi di indefinibile definizione come Anzaldi e Jenny Migliore. Che emozione, che entusiasmo, che stupore! Quando il simbolo del nuovo partitone ha fatto la sua comparsa, calando dall’alto come nei migliori show, il pathos ha raggiunto il suo culmine: quel gabbiano rosa è pronto a spiccare il volo, verso un’Italia più smart e più alla Macron. Beh, per ora se c’è qualcosa che è aumentato di sicuro questo è il numero gli elettori renziani provenienti da Forza Italia, elettorato a cui il guru di Pontassieve ha dichiarato subito di voler guardare.

Delle molte cose che da sempre hanno in comune, Renzi e Berlusconi hanno scelto di sbandierarne in questi giorni una in particolare, ovvero l’opposizione alle pene più severe per gli evasori; d’altronde per Renzi sarebbe dura attrarre italiani che in questi decenni hanno sostenuto gli autori di condoni e scudi fiscali dicendo che in questo Paese chi non paga le tasse deve andare in galera. Ecco dunque Italia Viva, il nuovo meraviglioso polo di centro. Scusate, ma Renzi non era quello che negli ultimi anni aveva sempre accusato chi faceva scissioni per creare partitini, che aveva messo alla gogna i vari fuoriusciti del Pd? Non era Renzi quello che parlava di un grande nemico comune da combattere tutti insieme? Per carità, il fatto che se ne sia andato dal Partito democratico è una manna per quest’ultimo e per tutti quei cittadini che adesso l’idea di votare Pd, anche solo lontanamente, possono tornare ad averla. Renzi doveva uscire molto tempo fa, anzi non doveva nemmeno entrare, invece di utilizzare una forza di sinistra per la propria ascesa politica, la quale è divenuta negli ultimi tre anni una discesa dato che Matteo ha portato il Pd ai minimi storici perdendo ogni tipo di elezione.

Fa però comicamente impressione il vederlo adesso alla guida di un partito insignificante che potrà festeggiare se arriverà al 5%. Quando l’ego smisurato e la voglia di tornare a ritagliarsi uno spazio personale vengono davanti a tutto, siamo di fronte alla morte della politica. Mentre il Cazzaro Rosé (cit. Scanzi) apre la propria campagna elettorale a colpi di slogan da fare invidia a Salvini, diventa interessante vedere cosa faranno i vari amministratori e sindaci di parte renziana eletti col Pd. A cominciare dall’Impruneta, dove abbiamo un Sindaco che si è sempre professato renziano della prima ora e che proprio sulla scia della “nuova politica” portata dal Bomba riuscì nel 2013 a farsi eleggere, promettendo un futuro idilliaco divenuto poi invece tragico.

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY