L’ANTICO FASCINO DELLA FIERA

L’ANTICO FASCINO DELLA FIERA

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Baciata da un sole mai visto negli ultimi anni, la Fiera di San Luca è tornata ad animare l’Impruneta, con il suo bagaglio di suoni, profumi e sensazioni. Il calendario imprunetino, si sa, ha un corso tutto suo e non segue il corso comune in tutti gli altri luoghi: sul Colle il tempo inizia a scorrere quando entrano nel vivo i rioni, a fine agosto, e si interrompe l’ultima domenica della Fiera, quando una stranissima malinconia accompagna la partenza di giostre e bancarelle il giorno successivo. Nel mezzo a questo breve periodo, nulla a Impruneta succede, salvo qualche vicenda politica qua e là. Per questo la parola Fiera non può che portare allegria negli imprunetini, abituati da generazioni a ritrovarsi per una settimana a metà ottobre tra le vie del borgo.<

Generazioni che si perdono nel tempo, perché la nostra Fiera è millenaria, come ricordano i tanti manifesti presenti ovunque; queste sue radici antiche, che affondano in un mondo lontano che vedeva la rinascita degli scambi e dei commerci dopo l’anno Mille, rendono la nostra Fiera un qualcosa di diverso da tutti gli altri eventi simili sparsi per l’Italia. Dedicata al patrono San Luca, la Fiera si lega a doppio filo alla storia e all’identità di Impruneta, riuscendo ad avere, oggi come un tempo, la capacità di far incontrare tante persone e di cementificare i rapporti umani e le tradizioni comuni su cui si regge questa comunità. Molto si è discusso e di discute su cosa possa offrire la Fiera attuale in termini di qualità delle merci e di intrattenimenti, e sono numerose le voci di coloro che vedono da questo punto di vista un decadimento progressivo; inoltre, la Fiera ha senz’altro perso di recente alcuni dei suoi appuntamenti più tipici e amati dagli imprunetini, come la corsa dei cavalli, soppressa a causa delle opprimenti norme burocratiche.

 

Anche altri momenti meno tipici ma ugualmente coinvolgenti, come la staffetta tra i rioni, si sono infranti contro il muro del non si può fare, impoverendo senz’altro l’offerta della Fiera. Ma essa non esaurisce, nonostante tutto, il suo fascino e la sua tipicità. La Fiera di San Luca è prima di tutto la fiera degli imprunetini, i quali la conoscono e la amano per quelle piccole cose che la caratterizzano: gli animali del martedì mattina, il pollo della Casa del Popolo che si fa pregustare mandando il suo profumo oltre il muraglione di Fabbiolle, le soste per salutare tutti nel breve tratto tra le due piazze, dove aleggia l’odore dei brigidini. A ancora le giostre, dove tutti rimaniamo per sempre ragazzi, il soffio del tramontano quando si fa sera, e i fochi, belli come non mai se visti alle spalle della Basilica.

In fondo, un po’ tutti la critichiamo, ma un po’ tutti l’aspettiamo con ansia ogni anno. La Fiera sa riunire un paese e sa immergerlo in una settimana di spensieratezza e divertimento, in barba a chi se ne lamenta di continuo perché la musica è troppo alta, le giostre fanno troppe luci e la macchina non si sa dove metterla. Coi suoi riti, la nostra Fiera saprà rimanere immortale, come nell’incisione del Callot, continuando a rendere l’Impruneta, per una settimana di ottobre, il centro del mondo.

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