LA VALIGIA VUOTA: La sindrome della dispersione scolastica

LA VALIGIA VUOTA: La sindrome della dispersione scolastica

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Tempo di ‘campanelle fine scuola che suonano’. Tempo di mare, di libertà, divertimento, amore. Tempo di valigie, canotti su cui salire e navigare.

Ed eccoci su un altro scorcio…lui, seduto al buio mentre fuori c’è il sole. Non sente l’urlo di fine scuola e nemmeno il delirio dei gavettoni. Non ha neppure il brivido o l’horror degli esami. Non ha saputo contenere la paura, l’ansia, l’attesa ma in un giorno qualunque di stress o di incapacità ha deciso di lasciare. Era troppo triste deludere ogni giorno le attese dei genitori. Era troppo dura gestire i rimproveri o l’incapacità di seguire le regole dei professori. Ha pensato solo di non farcela e di fallire. Si è visto diverso da tutti, tanto da mollare l’iter scolastico.

Non idoneo”.

Così è arrivato a lanciare un grido di aiuto. Qualcuno lo ha necessariamente portato e umanamente salvato, facendolo seguire da uno psicologo o esperto del pensiero. Nessun pensiero lo ha però sottratto dal vello nero della sua indolenza.

Una generazione fragile, ecco di cosa si tratta”.

Nessuno come lui si è sentito più fragile anche se agli occhi di tutti è apparso pure come un insolente calcolatore. E quando gli hanno detto:
Va bene smetti di studiare. Ti ritiri..”, ha pensato che era finito un incubo ma non ha pensato al domani, solo all’oggi.

Così è successo ad X. Voltato di spalle fuma meccanicamente una sigaretta, profuma ed è ben vestito, ha ancora le mani di un bambino. La maschera quella di un uomo. Fa il duro ma ha paura. Ripete di continuo:

In fondo meglio vivere alla giornata perché lo dicono anche i grandi che è inutile darsi da fare.“

No non è il personaggio di un romanzo ma l’esempio pratico di uno dei tanti ragazzi di oggi che si ritira da scuola non proseguendo gli studi. Il fenomeno si sta ampliando in tutta Italia, anche oltre le zone così dette a rischio di acculturazione. Il fenomeno della Dispersione scolastica sta assumendo le sembianze di un campanello di allarme tangibile, dimostrato dai dati Istat che parlano chiaro: L’Italia, anche quella che si lusinga di essere dannatamente acculturata ne è coinvolta. Ecco che l’inflazione della motivazione arriva in una fascia di età compresa tra i 14 e i 16 anni: un target di massima vulnerabilità. Secondo le linee guida del Mur i maschi sono più a rischio delle femmine e gli istituti più coinvolti in tale fenomeno sono quelli professionali, dove già tendenzialmente il ragazzo parte con un’aspettativa più bassa nei confronti dell’offerta formativa.

In realtà, visualizzando il problema in un’ottica più approfondita, si scopre che anche i Licei sono coinvolti in tale dispersione o almeno in un cambiamento repentino dell’indirizzo scolastico, prima avvisaglia di un disagio o di un sistema debole. Il soggetto coinvolto si distacca gradualmente dalle regole scolastiche e da tutto ciò che riguarda le responsabilità, fino ad isolarsi o non presentarsi più a scuola. Un comportamento preceduto da assenze repentine, blocchi psicologici, rifiuti emotivi e nei casi estremi distorsioni della realtà fino ad arrivare ad escludersi da una cellula troppo complicata come la scuola. Il genitore percepisce un disagio nel figlio, fino a cedere davanti a una sfida emotiva più grande di lui. Spesso tenta l’aiuto di professionisti del settore ma senza in effetti trovare altra soluzione se non la sospensione momentanea da un percorso scolastico e nel caso in cui il ragazzo abbia già raggiunto i 16 anni, l’abbandono definitivo della scuola.

“Non idoneo”.

Chi? Cosa? Cosa in effetti non risulta idoneo?
Ecco che senza interrogarsi su cosa o chi in effetti non sia idoneo, per invece preoccuparsi di non far ricadere la responsabilità su un solo soggetto o cellula sociale, bisogna necessariamente individuare i punti per essere tutti quanti idonei alla formazione degli adolescenti. In primis i genitori. In secondo luogo tutti coloro che operano a stretto contatto con i ragazzi e infine la responsabilità di creare linee guida progettuali per tamponare il fenomeno. Una società cooperante e metacognitiva può sicuramente essere in difesa di questo antagonista, che viene affrontato troppo semplicisticamente. E mentre gli anziani di oggi tentano un recupero del loro percorso scolastico e della loro dignità, dicendo bonariamente:

Ho solo la quinta Elementare, voglio imparare”.

Questi acerbi fiori sradicano completamente da se stessi il concetto di dignità. Proprio per questo, un ragazzo che abbandona il percorso scolastico per non raggiungere una felicità interiore adatta alla sua formazione, non è solo responsabilità della sua famiglia o dei professori che se lo vedono ‘fuggire’ ma di tutti. Per questi motivi la commissione europea ha optato verso una strategia attua a diminuire e contrastare il fenomeno.

Ma quali possono essere le conseguenze di questo fenomeno?
Oltre ad essere un ostacolo alla crescita individuale ha effetti negativi anche sulle opportunità occupazionali future, con una mancata competenza in ciò che si farà.
Ed ecco una domanda che sorge spontanea:

Possibile che tutti i ragazzi che smettono di studiare abbiano un futuro segnato?
Non è in effetti per tutti così se si seguono strategie mirate ad una continuità basilare didattica o formativa, tipo iscrivere il ragazzo ad un corso professionale per raggiungere una qualifica o seguendo la legge numero 167 del 14 settembre- 2011, cercare di inserirlo in un lavoro che gli offre un contratto di apprendistato.

Una via semplice?
No, una via comunque difficile in un luogo ancora non preparato a tale eventualità di massa. Ed ecco che l’istruzione deve adeguarsi anche alla possibilità di trovare spazi e inclusioni mirate anche per questi giovani.

Di semplice non esiste niente?
No, non esiste niente e forse in primis si dovrebbe raccontare ai giovanissimi questa verità e porli davanti al concetto di impegno e responsabilità. Purtroppo ciò a volte non è possibile a causa di una mancata formazione caratteriale in grado di contenere gli strumenti della resilienza e motivazione personale.

Quanto è giusto pretendere che tutti siano motivati a studiare?
Ciascun ragazzo non somiglia a nessuno solo a se stesso ma deve comunque essere sufficientemente pronto caratterialmente e didatticamente per far fronte ad una società sempre più esigente e complessa. Per possedere questi strumenti che lo aiuteranno a essere deduttivo e induttivo al contempo, deve assimilare un’esperienza educante. Questa esperienza educante ha la responsabilità di aggiornare sempre il suo sapere, i suoi strumenti, le sue strategie nei confronti dei minori.

I minori sono il futuro della nostra società. Quando incontriamo un ragazzo con la valigia vuota, tentiamo sempre e comunque di riempirla, non con un giudizio ma con una sensata e logica forma d’amore. Si può cambiare nella vita, passare da un’idea ad un’altra, rivoluzionare un mondo o un pensiero perché siamo esseri attivi ma insegniamogli ad avere un margine di punto focale, stabile, perenne e a optare sempre per un progetto. Sediamoci a costruirlo con lui. Consapevoli di non essere mai abbastanza idonei ma presenti. E a quel ragazzo con la valigia vuota auguro di riempirla di sogni e progetti.

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BREVE CURRICULUM VITAE: “ Mi chiamo Sabrina Merenda e sono una Pedagogista intrepida, specializzata in Psicologia Dell’ Età Evolutiva. Ho varcato da tanto il mondo dell’editoria con la pubblicazione di tanti testi di Antropologia, Storia, Romanzi, Novelle. Premi e riconoscimenti importanti hanno incoraggiato il mio cammino ma tramite il Giornalismo ho realizzato il mio obiettivo di portare la notizia ad essere il trampolino di qualcosa che va oltre l’informazione, per concretizzarsi in una nicchia dedita alla Biografia Umana: singola o di gruppo, territoriale o privata. Mi interessa l’iniziativa dell’uomo in generale. Nella mia Rubrica Slidelife c’è uno spazio speciale dedicato ai bambini e ai giovanissimi, nel tentativo di dargli una visibilità umana rivolta ai loro intenti o alle loro imprese. Sono la creatrice dei Corsi Geniuspen rivolti ad un approccio Giornalistico fra i giovanissimi e gli Over. L’Etica e il rispetto di essa è il mio valore più grande. Non ascolto cosa la gente dice ma quello che la logica spiega. Credo nell’impossibile perché scrivere oggi è difficile ma sono qui e amo il mio lavoro con tutta me stessa. Ogni volta che narro una vita, un’impresa, una sfida, vivo a 360 gradi la vita degli altri e ascolto senza registrare perché dico solo quello che il mio interlocutore vuole ma ascolto la sua vita oltre.”

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