Tiziana Naldoni: la storia del suo negozio di abbigliamento e della piccola...

Tiziana Naldoni: la storia del suo negozio di abbigliamento e della piccola Parigi di periferia

Dal 1948 al 2018, di madre in figlia, il sogno dell’alta moda a Tavarnuzze. Dopo la nascita della Repubblica, il sogno americano del commercio; la sartoria accurata; dal Cinema alla rivalutazione della donna; la piccola Parigi; le sfilate, i vestiti da sposa; l’uomo felice; la grande crisi, il sapersi accontentare; la storia siamo noi. Donne motivate.

4157
0
SHARE

Cosa sarebbe un luogo, un quartiere senza tutte quelle figure e professioni che ne caratterizzano la sua identità? Quante di quelle professioni e attività che ci sembrano scontate, hanno davvero fatto la Storia, segnando così uno spazio ben preciso, in cui hanno preso forma gli scambi, i rapporti, le voci e il cuore della gente. Ecco che il racconto diventa il collante di ogni epoca, alla ricerca di una continuità o autentica modernità.
E lo ‘spaccato’ di oggi inizia nel lontano 1948, dopo due anni dalla nascita della Repubblica. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia, non avendo un modello economico proprio, scelse di collegarsi al modello americano. Una garanzia di sviluppo, che divenne la fonte di nascita di tante nuove attività commerciali, che videro solidificarsi il ruolo della donna nel lavoro.
La Tavarnuzze del Dopo Guerra era ormai aperta alla città e ad una ripresa economica. ‘L’eco del venditore’, rimbalzava dalle antiche mura fino al Contado. In questo quadro storico, intrecciato all’esigenza di avere a disposizione punti di vendita accessibili sul luogo, la signora Lea Manetti aprì un negozio di biancheria, merceria, tessuti pregiati e confezioni, accanto all’attuale Bar La Posta. Sarà proprio l’avvio di questa originaria attività a riguardare più avanti la vita di un altro importante personaggio del paese: Marisa Righini.
Una donna minuta ma sempre elegante e dolce nei modi, che nel 1967, nell’età all’ora definita matura e quindi ai limiti di ogni idea, decide di prendere l’attività già avviata e di iniziare una nuova vita. Nel negozio, poi spostatosi dove ora c’è l’attuale farmacia di Piazza Della Repubblica, cresce, orgogliosa di sua madre, la gioiosa e bella Tiziana Naldoni.

 

“A 14 anni sognavo solo di essere una commerciante e non mi importava di nessuna altra strada…”.

 

Marisa inizialmente vorrebbe che la figlia seguitasse gli studi e rivolgesse lo sguardo alla bella Firenze in crescita. Tiziana sceglie invece il suo paese, quello che ancora possedeva la riservatezza della campagna. Tiziana sa bene che il mondo si sta evolvendo; non disdegna una passeggiata fra le più belle vetrine della ‘su città’, ma sogna di trasformare il negozio di periferia in un’oasi cittadina e di classe.
Marisa accetta la sua decisione, insegnandole ogni trucco della grande sartoria e ben presto la ventenne Tiziana decide di non occuparsi più di merceria, ma di confezioni da uomo, donna e bambino.

“Un periodo fiorente, intenso in cui mi sentivo soddisfatta di vestire anche l’uomo con capi di eccellenza, tessuti di alta qualità. Nel 1992, vestivo ‘uomo e donna’.”

foto di Paolo Lo Debole

Tiziana lavora tantissimo, orgogliosa della sua professione. La madre ormai le ha ceduto ‘il trono’ di quella naturale eleganza, che le donne della sua famiglia possiedono. Tiziana lavora giorno e notte.
“Guarda mamma come mi diverto..”
Poi diventa faticosissimo dirigersi verso tre settori così vasti e decide di indietreggiare, occupandosi solo di abbigliamento da donna. Quando fa questa scelta, siamo già nel 2000.
“A VOLTE BISOGNA TORNARE INDIETRO. NON OSTINARSI.”

Le idee si susseguono veloci in lei, sfoglia riviste, si aggiorna, segue ogni stagione e tendenza. Un flash dopo l’altro, con una velocità gioiosa, costruisce l’oasi della donna moderna.
“Moderna perché convinta finalmente di vestire i tagli più nobili del mercato stilistico.”

 

  • CIAK 1– TRASFORMARE UN NEGOZIO IN UNA DIMENSIONE ACCOGLIENTE.

Il negozio si spostò nel punto attuale, da Via Della Repubblica a Via Montebuoni, esattamente nel 1968. Nel 1992 il negozio venne rinnovato totalmente, tutto in legno. Nel 2010, invece, fu interamente dipinto di bianco , per dar vita al fondo spazioso, luminoso, così come si propone oggi. Non proponeva le alte firme ma modelli importanti della moda.

Gli spostamenti Tiziana aiutano?
Non facilitano le cose ma possono dare nuovi input…

Tiziana che tipo di donna vestivi o vesti?
Non una donna precisa o con necessità precise, ma desiderosa di uscire di casa e indossare un abito confezionato bene, cucito bene, fatto di stoffe pregiate e attinente alla Moda del momento.

Si trattava di donne solo del tuo paese?
Nel giro di pochi anni avvenne qualcosa che non avrei mai sperato.

foto di Paolo Lo Debole
  • CIAK 2– LA NICCHIA CHE SCENDEVA NELLA PICCOLA PARIGI.

Mi hai infatti raccontato che da tutti i paesi limitrofi del Chianti, scendevano verso la periferia di Tavarnuzze per vestirsi nel tuo negozio.
Esatto. Le donne avevano battezzato il nostro paese, la Piccola Parigi. Scendevano dalle loro case di campagna o dalle loro coloniche e venivano a Tavarnuzze per prendere un caffè e passeggiare. Trovavano cose, oggetti, luoghi e negozi, che non possedevano nelle campagne e senza bisogno di andare in città. Qui si identificavano. Entravano nel mio negozio, desiderose di vestirsi e di provare capi nuovi. Magari immaginandosi di essere le protagoniste di un’epoca.

Donne che leggevano, non volevano restare indietro con i tempi, affascinate anche dai modelli femminili che ormai il grande schermo proponeva? Che ruolo aveva il Cinema?
Esatto. Il Cinema in quegli anni contribuì a rendere la donna più consapevole della propria femminilità e più desiderosa di esprimersi. Qui si entra anche adesso, semplicemente per esprimersi, guardare , scambiarci opinioni, leggere (mostra un angolo grazioso allestito con alcuni libri e riviste). Poi volendo offro un caffè…

Come le accontenti?
Cerco di accontentarle in base alla circostanza per cui richiedono un abito o un capo di maglieria. Ho i segreti di mamma Marisa e ormai, questi, sono come delle bacchette magiche. Ogni donna, di ogni corporatura, può permettersi di essere bella anche solo per un giorno.

 

  • CIAK 3 SFILARE E MOSTRARE

Hai venduto anche vestiti da sposa… dedicandoti anche alla creazione di sfilate. Anni magici in cui si poteva respirare la moda anche a Tavarnuzze. Davvero una Piccola Parigi!
Sì magici. Possono tornare, con pazienza.

Come ti sentivi nel vestire le spose?
Emozionata. Entravo nella loro vita e gioivo quando consegnavo il pacco con il vestito pronto per essere indossato. C’era ogni volta un’energia diversa, legata al nuovo evento.

Intanto Tiziana ti eri anche costruita una famiglia?
La prima volta che incontrai Paolo, fu nel 1975, poi nel 1985 ci fidanzammo. Lui era un rappresentante e capiva e tuttora capisce a pieno la mia professione.

Un uomo di altri tempi, eppur così moderno da appoggiarti anche quando eri e sei tanto assorta dal lavoro?
Un uomo intelligente, che capiva l’importanza di avere una moglie felice. Gli interessi in comune ci hanno fatto rafforzare e siamo andati ovunque insieme, Fiere comprese.

Tiziana possiamo dire che il vostro amore ha seguito sempre solo il cuore e mai le regole?
Certo. Nel 1989 abbiamo messo al mondo una bambina bellissima di nome Virginia e ci siamo sposati dopo, nel 1991.

Questione di campionari e vestiti? ( LE STRIZZO UN OCCHIO E LE SORRIDO).
Anche, ma soprattutto abbiamo prima pensato alla bambina e poi a tutto il resto.

Come conciliavi la nascita di tua figlia con l’attività?
Mia mamma Marisa mi aiutava nella sua crescita e poi giorno per giorno, ero felice sempre di alzarmi, di venire a lavorare. Avevo un’aiutante meravigliosa di nome Claudia Rubini, e poi avere Virginia nella mia vita mi riempiva di coraggio, amore per la femminilità, riconoscenza per la vita.

Che tipo di coppia siete tu e tuo marito?
Ci piace ancora star soli a guardarci un film o a scherzare. Siamo fortunati. Ringrazio però anche i momenti con gli amici.

Un aneddoto legato al tuo negozio?
I mazzi di rose ricevute da tutto il paese per la nascita della mia bambina…rose, fiori ovunque. Il negozio esplodeva.

Il paese ti ha sempre voluto bene?
Ho sempre avuto grandi dimostrazioni di affetto e vestito persone che non avrei mai pensato di poter vestire. Ho sempre avuto il sorriso per 365 giorni l’anno.

Se tu potessi descrivere Tavarnuzze con un nome solo, che termine utilizzeresti e perché?
Scambio. Abbiamo tutto se vogliamo. Possediamo un territorio che fa da tramite con Firenze e non siamo nemmeno sperduti in collina. Credo ancora nella riservatezza della campagna, che qui in qualche modo esiste, e quindi penso che potremo avere tutto. Avere uno scambio continuo fra città e campagna.

Credi nell’attività commerciale?
Altrimenti non sarei ancora qui. Abbiamo passato giorni durissimi con un calo delle vendite, con l’indifferenza di chi era assorbito da altre problematiche ovvie.

Cosa hai fatto?
Mi sono rimessa ancora in discussione…è necessario, ho avuto cali di umore, ovvio…avevo i ricordi vividi di un periodo splendente e mi sono detta che dovevo adeguarmi ai tempi e reagire. Ho diminuito il mio campionario ma non la qualità, ho puntato sulla vetrina. Cambiamo le vetrine ogni 15 giorni, cercando di proporre scenari diversi a seconda della stagione e del campionario. Mi aiuta una carissima amica…Giovanna, lei è geniale .

  • CIAK 4 – MADE IN ITALY

Vieni dal boom del commercio americano, hai seguito gli slanci della moda francese, poi la crisi economica, cosa ti rende tenace e cosa ti spaventa?
Mi rende tenacie la storia del mio negozio. La storia siamo noi, cantava De Gregori. Vero. Mi piace vendere prodotti MADE IN ITALY, credere nei nostri prodotti. Mi fa paura il disinteresse per l’arte o le cose belle. Spero persista l’amore per le cose belle.

Se qualcuno ti dice…sei Vintage, come reagisci?
Gli oggetti definiti tali, hanno qualità superiori con cui sono stati realizzati e mantengono un legame con la cultura e il costume…quindi reagisco bene.

Entrando oggi qui, possiamo trovare anche cose molto semplici per tutti i giorni; credi che qualcuno pensi che hai solo capi di eccellenza?
La donna ha bisogno di essere bella anche nel quotidiano e non solo nelle evenienze o cerimonie, quindi ho capi di eccellenza e più semplici.

Parigi…il sogno di un paese di scambio e gente che viene da ovunque…
Sembra un sogno distante, ma è ancora qui, in questo punto di periferia, dobbiamo solo saperlo ricostruire, desiderare che avvenga ancora, viverci. Ci credo ancora. Sarebbe un guaio non crederci.

Rifaresti la commerciante?
Credo sia uno dei lavori più belli e difficili del mondo, quindi sì.

A chi dedichi questa intervista?
A mia madre Marisa e a mia figlia Virginia e alle donne che siamo, piene di entusiasmo per la vita e il lavoro.

GRAZIE DI AVER SCELTO LA RUBRICA SLIDELIFE: LA VITA CORRE; LE IMMAGINI SI SUSSEGUONO MA GLI INTENTI DEGLI UOMINI RESTANO.

 

 

SHARE
Previous articleFollia Barazzina
Next articleBagno a Ripoli: dal governo 700mila euro per l’Antico Spedale del Bigallo
BREVE CURRICULUM VITAE: “ Mi chiamo Sabrina Merenda e sono una Pedagogista intrepida, specializzata in Psicologia Dell’ Età Evolutiva. Ho varcato da tanto il mondo dell’editoria con la pubblicazione di tanti testi di Antropologia, Storia, Romanzi, Novelle. Premi e riconoscimenti importanti hanno incoraggiato il mio cammino ma tramite il Giornalismo ho realizzato il mio obiettivo di portare la notizia ad essere il trampolino di qualcosa che va oltre l’informazione, per concretizzarsi in una nicchia dedita alla Biografia Umana: singola o di gruppo, territoriale o privata. Mi interessa l’iniziativa dell’uomo in generale. Nella mia Rubrica Slidelife c’è uno spazio speciale dedicato ai bambini e ai giovanissimi, nel tentativo di dargli una visibilità umana rivolta ai loro intenti o alle loro imprese. Sono la creatrice dei Corsi Geniuspen rivolti ad un approccio Giornalistico fra i giovanissimi e gli Over. L’Etica e il rispetto di essa è il mio valore più grande. Non ascolto cosa la gente dice ma quello che la logica spiega. Credo nell’impossibile perché scrivere oggi è difficile ma sono qui e amo il mio lavoro con tutta me stessa. Ogni volta che narro una vita, un’impresa, una sfida, vivo a 360 gradi la vita degli altri e ascolto senza registrare perché dico solo quello che il mio interlocutore vuole ma ascolto la sua vita oltre.”

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY