“Pista nera” di Antonio Manzini

    “Pista nera” di Antonio Manzini

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    “Si chiamava Leone Miccichè. L’hanno ammazzato. Per ora non ho niente in mano. Solo che era siciliano e che aveva un fazzoletto in bocca.
    Un fazzoletto in bocca?
    Lo so a cosa pensi. Ma non c’entra niente mafia e faide del cazzo.
    Perchè? Per due motivi: primo, se la mafia ti uccide o il cadavere non lo trovi più oppure, se è dimostrativo, un messaggio insomma, il morto capace che lo trovi in mezzo alla strada o sotto un cavalcavia. Mica lo lasci in mezzo ad un bosco.
    Secondo motivo? In bocca non si lasciano fazzoletti da collo. Ci mettono pietre. No. Chi l’ha ammazzato è di qui.”

     

    Rocco Schiavone, personaggio nato dalla penna di Manzini, non è assolutamente corrispondente all’immagine che il lettore ha del commissario tradizionale. Il protagonista è un vicequestore irriverente, brutale, cinico, trasferito d’ufficio ad Aosta da Roma per motivi disciplinari.

    A sorpresa, ma in fondo nemmeno troppo, il lettore scopre, nel dipanarsi della trama, che Schiavone è anche corrotto, pur mantenendo una sua personale integrità, che gli consente di trovare una giustificazione alle azioni illegali che mette in atto. Ciò che sorprende è che proprio in questo modo l’autore riesce a renderlo umano, reale, simpatico e interessante, e di conseguenza a farlo giustificare e persino apprezzare.

    Perchè Schiavone ha talento, intuito, la sua è un’analisi concisa e chiara del caso e dei personaggi che gli ruotano intorno, e le sue indagini ricompongono il puzzle pezzo per pezzo, rendendo la trama ben architettata, avvincente e credibile. Il linguaggio è diretto, scorrevole e pagina dopo pagina emerge l’acume del personaggio nel risolvere il caso, senza renderlo un supereroe.

     

     

    l’autore

    Antonio Manzini, classe 1964, è uno fra gli scrittori di gialli attualmente sempre in cima alle classifiche. Lavora anche come sceneggiatore e regista per cinema e televisione. Il successo del commissario Schiavone è tale che la RAI ha realizzato una serie dedicata al personaggio interpretato da Marco Giallini, giunta oggi alla seconda stagione.

    Il mio consiglio: Non solo per chi ama il genere noir. Il personaggio creato da Manzini va oltre la semplice perizia nel risolvere il caso. Riesce a coinvolgere il lettore in un percorso personale, in una complessa vicenda esistenziale, malinconica e sentimentale. Ben costruito, accattivante, con una progressione della suspense che non può che tenere incollati fino all’ultima pagina.

    Per molti sarà un sollievo sapere che esiste il seguito.

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    Laureata per sbaglio in giurisprudenza, iscritta per passione alla facoltà di Scienze e Tecniche Psicologiche di Firenze. Amo girare il mondo e vederlo attraverso l'obiettivo della mia macchina fotografica. La passione per la lettura mi è stata trasmessa da mio padre, quella per la scrittura è innata. Nel 2013 ricevo dalle mani di Dacia Maraini un riconoscimento per la sezione "racconto segnalato", Premio letterario nazionale Mara Cassigoli.