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“Oxfam Raus”: un nuovo caso di intolleranza contro chi si occupa di integrazione e richiedenti asilo

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Oxfam Raus

Nella giornata di ieri un nuovo atto di intolleranza si è verificato in Toscana, rivolto ad una realtà che opera in tutta Italia, molto attiva nella nostra regione e a Firenze: OXFAM.

Più volte ci è capitato di citare e parlare delle iniziative organizzate da tale movimento, un’associazione globale di operatori e volontari che si pongono quale obiettivo il supporto a situazioni emergenziali e a paesi che vivono in condizioni di povertà.

Oxfam conta sul lavoro concreto di 50.000 volontari, ha avviato progetti per garantire la presenza di acqua potabile in stati che versano in gravi emergenze umanitarie e, qui in Toscana, si occupa dell’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati, accompagnandoli nelle varie tappe di un percorso finalizzato all’integrazione sociale e all’autonomia finanziaria.

Sostanzialmente aiuta il prossimo, operando per promuovere tolleranza e integrazione.
Aspetti che, sempre più spesso, restano indigesti. 

Come pubblicato dalla pagina Facebook di “Oxfam Italia”, ieri, di fronte alla sede dell’associazione ad Arezzo è apparsa la scritta “Oxfam Raus”: che, tradotto dal tedesco, significa “fuori” e richiama un termine dalle nette sfumature razziste e xenofobe.

L’accaduto è stato commentato da Oxfam con le seguenti parole:
“Dopo l’inaccettabile episodio che alla vigilia di Natale aveva visto la comparsa di volantini xenofobi diretti alla comunità straniera che vive e lavora a Saione, un nuovo atto intimidatorio in via Piave ad Arezzo fuori dalla sede cittadina di Oxfam, dove nella notte è comparsa la scritta “Oxfam raus”.

“Si tratta di un atto che si commenta da solo e non vogliamo enfatizzare, ma che resta grave e denunceremo a breve alla autorità competenti” – ha dichiarato il direttore dei Programmi in Italia di Oxfam, Alessandro Bechini.

L’episodio è grave, non va banalizzato, per questo abbiamo deciso di dedicargli un articolo. L’intolleranza è un seme viscido e marcio che germina nell’ignoranza, alla quale una società cede quando la memoria storica svanisce, lasciando campo aperto a nuovi estremismi e fanatismi ideologici inneggianti false pretese di unicità ed esclusività.

La dialettica elettorale del “prima gli italiani” e del “aiutiamoli a casa loro” altro non fa che alimentare un’ingiustificata paura dell’altro, già fertile in impianti sociali critici (come le periferie), basata sulla diffidenza e necessità di costruirsi una propria identità in contrapposizione all’altro, al diverso. La non conoscenza, in tal maniera, si cementifica fino a costruire muri invalicabili.

Un’immagina di una recente manifestazione di Forza Nuova, movimento che si dichiara apertamente fascista

Come scriveva il filosofo bulgaro Todorov in “Paura dei barbari”: I barbari sono quelli che negano la piena umanità degli altri. Ciò non significa che essi ignorino realmente la loro natura umana, né che la dimentichino, ma che si comportano come se gli altri non fossero umani, o non completamente.”

Tuttavia, progredire dallo stato di barbarie nel quale tali fatti di cronaca ci gettano, non è facile in un paese che dimentica e non impara dal passato, nel quale si chiudono librerie ed edicole e si aprono ristoranti e centri commerciali, nel quale il reato “apologia del fascismo” esiste ma non viene applicato mentre movimenti apertamente fascisti come Forza Nuova e CasaPound organizzano manifestazioni e marce. 

Nel quale una sopravvissuta all’inferno in terra, Auschwitz, come Liliana Segre, è costretta a vivere sotto scorta per minacce (sofferte anche via web). Nel quale tutto – tv, musica, libretti vari, web – si fa soltanto sfondo e mai contenuto, calibrato in un’ottica commerciale che stimola l’acquisto come automatismo necessario ed annacqua le coscienze, diluendo la dimensione critica (la seconda, per Marcuse) sino a renderla un’opportunità sprecata.

Bechini di Oxfam ha concluso: “A questo clima di intolleranza continueremo ogni giorno a contrapporre senza paura l’impegno dei nostri operatori che offrono, attraverso il nostro Community Center, un aiuto concreto a tante famiglie straniere e italiane in difficoltà. Convinti che l’unico modello possibile sia quello di una società aperta e inclusiva, ispirata a valori di convivenza positiva e solidarietà”.

 

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