Nulla cosmico

Nulla cosmico

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La recente coda dell’estate è stata resa abbastanza nauseante dalle vicende politiche nostrane, un circo quotidiano dove tra saltimbanchi, approfittatori e mediocri poltronari si è sventolato il pendolino del bene comune di fronte a milioni di italiani per poi cercare di curare solo il proprio tornaconto elettorale. Evidentemente però stando a sondaggi e opinioni diffuse il pendolino funziona eccome. Forse non potrebbe essere altrimenti, visto quello che siamo diventati. In questa seconda metà di settembre c’è stato qualcosa di ancora più vomitevole del teatrino politico: come molti giornali hanno riportato, il libro “Le corna stanno bene su tutto. Ma io stavo meglio senza!” di Giulia De Lellis e il film-documentario autobiografico “Unposted” di Chiara Ferragni hanno battuto ogni record.

Per dare dei numeri, il pamphlet della ventitreenne ex- concorrente del Grande Fratello in sole due settimane dal 10 settembre si è posizionato tra i primi in pre-order e ha poi raggiunto la vetta in tutte le classifiche dei più venduti, al primo posto in quella della Feltrinelli e al terzo in quella IBS; la pellicola della regina delle influencer ha letteralmente sbancato il botteghino, aggiudicandosi il record del primo film italiano per incassi e guadagnando per soli tre giorni dal 17 al 19 settembre 1.582.872 euro secondo i dati Cinetel, in un giro d’affari, contando anche il potenziale economico del prodotto, superiore ai 10 milioni. Giulia De Lellis e Chiara Ferragni sono due ragazze giovani e di bella presenza che condividono soprattutto la peculiarità di non avere alcun tipo di talento. La prima è un prodotto (della peggior specie) dei reality Mediaset, la quale ha scritto un libro dopo essersi vantata di non averne mai letto uno in vita sua e aver sfoggiato più volte la propria clamorosa ignoranza di fronte al pubblico. La seconda è una affabile e intuitiva cremasca che senza aver mai lavorato un solo giorno ha trovato la via di continuare su questa strada facendo soldi grazie ai like ricevuti alle foto di Instagram, dove quotidianamente bombarda i milioni di asserviti e imbambolati seguaci (followers no, vi preghiamo) con scatti del proprio mondo dorato e dei prodotti che pubblicizza.

Le va riconosciuto senz’altro il merito di aver fiutato in anticipo la possibilità di trarre successo dalla dimensione social, e di aver creato un impero dal nulla. Un tempo però erano i cani da tartufo ad avere successo, e non quelli da sterco. In termini filosofici il nulla è considerato come un’assenza di essere, una non esistenza; 2500 anni fa Parmenide per primo si rese conto della differenza tra l’essere e il nulla, il quale è un’astrazione, un concetto immaginario. Ecco, Giulia De Lellis e Chiara Ferragni sono il nulla cosmico. Dietro a questa affermazione, così come dietro a questo articolo, non c’è nessun livore figlio di frustrazione o invidia sociale: chi riesce a fare soldi in maniera legale fa bene a spenderseli e a goderseli, perché tanto di là non ci porteremo nulla. A muoverci verso una critica feroce di questi modelli vuoti e desolanti vi è semplicemente lo stupore attonito che ci assale nel renderci conto che milioni di italiani tentano di seguire esempi di vita fasulli e inconsistenti, perché l’ambizione è quella di diventare come la Ferragni e simili.

Le nuove generazioni non hanno mai aperto un giornale, non hanno idea di come si eserciti il proprio diritto-dovere di elettori, non si curano minimamente del mondo in cui vivono, ma tempestano di like sui social quei miti scintillanti che propongono una vita facile dove non servono minimamente cultura, spirito critico, sacrificio e dedizione. Prive di ogni interesse e chiuse nel proprio triste mondo digitale, orde di persone, o meglio di nuovi barbari, fanno la coda per acquistare libri spazzatura o per vedere film autocelebrativi (finanziati per altro nel caso della Ferragni anche con soldi pubblici) in cui l’apparenza è l’unica ragione di vita, l’unica chiave per il successo. Non si ferma il vento con le mani, e quindi questa tendenza non potrà essere arginata da semplici articoli o grida di disgusto. Menomale però che ogni tanto ci sono, menomale che qualcuno preferisce inseguire altri valori, altri sogni e altre prospettive rispetto a quelli di patinate influencer ed ex concorrenti del Gf. Una mano che si alza e un urlo di disapprovazione si noteranno sempre anche nella più sconfinata massa di tramortite e belanti pecore.

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