Natalia Goncharova a Palazzo Strozzi: 5 buoni motivi per non lasciarsela scappare

Natalia Goncharova a Palazzo Strozzi: 5 buoni motivi per non lasciarsela scappare

C’è ancora tempo fino al 12 gennaio!

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Palazzo Strozzi
sala sull'arte russa

C’è ancora tempo fino al 12 gennaio per visitare la nuova mostra a Palazzo Strozzi “Natalia Goncharova. Una donna e le avanguardie tra Gauguin, Matisse e Picasso”; ecco cinque buoni motivi per non lasciarsi scappare l’opportunità di visitarla.


1. Conoscere l’artista del “tuttismo”

Per descrivere la poliedrica personalità di Natalia Goncharova (Tula 1881 – Parigi 1962), suo marito, il pittore Mikhail Larionov, coniò il termine “tuttismo”; non possiamo che dargli ragione se si pensa che quest’artista realizzò dipinti, acquerelli, litografie, carte da parati (a cui si ispirano anche quelle presenti in tutte le sale con opere dell’artista russa in esposizione), figurini di moda, costumi teatrali e addirittura scenografie.

Allo stesso modo Natalia aderì a tutti gli stili della modernità, partendo dalle origini della tradizione popolare russa, fino all’incontro con il mondo occidentale che la portò ad approdare al cubismo, all’astrattismo al futurismo e anche a creare, con il compagno Larionov, un nuovo manifesto artistico, quello del “raggismo”.

Questa mostra è la seconda che Palazzo Strozzi dedica interamente ad una donna della modernità dopo quella su Marina Abramović, è un progetto maturato dalla curatrice Ludovica Sebregondi già a partire dalla mostra “L’avanguardia russa, la Siberia e l’Oriente” tenutasi nel 2013, sviluppatasi poi in collaborazione con la Tate Modern di Londra. È anche la prima grande retrospettiva dedicata all’artista russa in Italia ed offre la possibilità dunque di avere una panoramica completa sulla sconfinata attività artistica di questa donna poco conosciuta ma in realtà caposcuola dell’avanguardia artistica russa.

Palazzo Strozzi
ritratti di Natalia e Mikhail

2. Scoprire il coraggio di un’artista DONNA

Natalia era certamente una donna moderna, all’avanguardia per giocare con le parole: visse una relazione aperta con il compagno e pittore Mikhail Larionov per oltre 50 anni, si sposarono solo a pochi anni dalla sua morte per garantire che il loro patrimonio artistico sopravvivesse unitariamente, ma intanto entrambi portarono avanti relazioni amorose esterne alla coppia. Addirittura Mikhail aveva una compagna che per lui cucinava e stirava, dato che Natalia non amava farlo; fu proprio questa donna (amante anticonvenzionale), Alexandra Tomilina che, alla morte di Larionov, riportò le sue opere e quelle di Natalia in Russia, così come i due avevano sempre desiderato; il loro rapporto fu così sereno da essere sepolti tutti e tre insieme in un unico feretro nel cimitero di Ivry-sur-Seine.

Ma Natalia fu anche un’artista controcorrente; fu la prima donna in Russia ad esporre nudi, cosa che portò al sequestro di alcune sue opere e ad affrontare un processo per offesa alla morale, durante il quale fu però assolta. Ironico notare come, a distanza di cento anni, la censura continui: nel video promozionale realizzato da Palazzo Strozzi per Instagram, l’opera “Modella su sfondo blu” è stata inizialmente censurata perché mostrava una “porzione eccessiva di pelle nuda”!

Non andò meglio nemmeno con le rappresentazioni sacre: Natalia infatti realizzò opere come “Gli Evangelisti”, esposti a San Pietroburgo, che furono sequestrate dalla Chiesa Russa Ortodossa e ciò le valse di nuovo una denuncia perché non era possibile che una donna rappresentasse delle icone sacre.

sala del Teatro


3. Conoscere la prima performance ante litteram della storia dell’arte

Ebbene sì, è a Natalia Goncharova che si deve la prima performance (seppure ante litteram) della storia dell’arte, di quelle che oggi vanno per la maggiore sulla scena artistica contemporanea. Era il 1913 quando decise di dipingersi la faccia con pennellate blu e rosse assieme al compagno e di aggirarsi per le strade più borghesi di Mosca.

Obiettivo: colpire nello sdegno i benpensanti, fare scalpore e farsi pubblicità per la mostra che di lì a poco avrebbe inaugurato con oltre ottocento lavori tra disegni, dipinti, carte da parati, incisioni, ricami e tessuti.

L’obiettivo fu raggiunto visto che quella mostra consacrò effettivamente Natalia come artista ufficialmente rappresentativa della nazione russa. Per celebrare questa iniziativa riportandola ai tempi nostri, Palazzo Strozzi ha anche creato un filtro Instagram (#Imnatalia) che permette di scattarsi selfie con gli stessi segni grafici di Natalia sulla faccia!

Palazzo Strozzi
Picasso

4. A Picasso non si dice mai di no

Vi sono poi due sezioni della mostra le cui pareti sono state lasciate volontariamente di un tono neutro, grigie; sono le sale dei confronti. La prima presenta alcuni capolavori dei maestri occidentali francesi, quelli che Natalia vide ancor prima di trasferirsi a Parigi, presso le raccolte di due facoltosi collezionisti russi, Sergei Shchukin e Ivan Morozov. Si trovano qua opere di Picasso, Derain, Gauguin, Cézanne, sempre un piacere per gli occhi!

Nella penultima sala invece, ugualmente dai toni neutri si trovano altrettanti capolavori, stavolta di maestri italiani, quelli futuristi: presenti in mostra gli studi sul movimento di Balla, Boccioni (avete presente l’immagine sui 20 centesimi? Beh quella per intenderci!) e Depero (di cui è presente anche un bellissimo esemplare di libro rilegato a bulloni, solitamente conservato alla Biblioteca Nazionale Centrale, che non capita spesso di poter vedere).

5. Immergersi nell’atmosfera dei Balletti Russi

Una larga parte dell’attività artistica di Natalia fu consacrata al teatro: quando il famoso impresario e direttore artistico Sergei Diaghilev la conobbe, volle immediatamente che prendesse parte ai suoi spettacoli come costumista, scenografa e addirittura coreografa accanto ad altri grandi artisti, quali lo stesso Picasso.

La compagnia dei Balletti Russi comprendeva i migliori giovani ballerini russi (tra cui anche Anna Pavlova da cui prese nome il famoso dolce a lei dedicato) e le musiche erano affidate ai migliori compositori dell’epoca come Debussy, Strauss e Stravinskij. Nell’esposizione è stata dunque giustamente dedicata una sala interamente a questa tematica, in cui si trovano oltre ai bozzetti più fantasiosi (alcuni realizzati anche con carte di cioccolatini), pezzi di filmati originali dei balletti e due splendidi costumi di scena perfettamente conservati; il tutto per un effetto spettacolare!

 

Palazzo Strozzi
Lun. – Dom. dalle 10 alle 20 (ultimo ingresso ore 19);
Giov. dalle 10 alle 22 (ultimo ingresso ore 22);

Con l’iniziativa “pausa d’arte” per i soci Coop il mercoledì alle 14.00 si entra in due al prezzo di uno e si può usufruire di una breve visita guidata a cura dei ragazzi dell’Accademia di Belle Arti (i biglietti sono acquistabili in loco a partire dalle ore 13.00

“Modella su sfondo blu” censurata

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