La notte della Sinistra

    La notte della Sinistra

    132
    CONDIVIDI

    Le ultime elezioni europee hanno emesso verdetti chiari e non sindacabili. Ha vinto la Lega, primo partito dall’alto del suo stupefacente ma comunque prevedibile 34%, ha perso il Movimento 5 Stelle, che rispetto alle politiche di un anno fa ha quasi dimezzato i consensi pagando un atteggiamento ambiguo e troppo spesso servile nei confronti dell’alleato di governo. Tra questi due punti estremi si collocano tutti gli altri: c’è chi sorride come Fratelli d’Italia, chi nonostante tutto è ancora in piedi come Forza Italia e chi piange per gli abissi in cui è sprofondato, ovvero la sinistra.

    Quella che si può definire una sinistra pura e ancora tinta di rosso di fatto non c’è più, giustiziata da percentuali minime frutto di errori su errori nella campagna elettorale e nella comunicazione. Il progetto de La Sinistra rappresentava l’ennesima ricostruzione di un partito in vista di una elezione; l’obiettivo era quello di bissare il buon risultato della lista Tsipras del 2014, quando sull’onda del nome del leader greco il gruppo riuscì a superare di poco il 4% e ad eleggere due eurodeputati. L’attuale 1,7% di Fratoianni e co. rappresenta un tracollo storico, inevitabile conseguenza di un atteggiamento autoreferenziale, sbagliato sin dal principio, incapace di far arrivare il messaggio della lista oltre il ristretto numero di aficionados che conoscono quel mondo e quei personaggi. Meglio è andata alla lista dei Verdi, tornati dopo anni a crescere sebbene non a sufficienza da raggiungere il quorum: il grande impatto del dibattito sul clima ha avuto un ruolo primario in questo risultato, ma rispetto alle percentuali che i Verdi hanno in altri Paesi questo tipo di cultura appare ancora largamente minoritaria in Italia.

    E’ evidente che alla luce di risultati simili, questo mondo rosso-verde dovrebbe guardare ad una forza magari maggioritaria che incarni i principi e i valori della sinistra. Già, ma chi, il Pd? Ed eccoci all’altro protagonista delle ultime elezioni. Il grande carro trainato da Zingaretti ha migliorato le percentuali del 2018 salendo al 22%, un dato che però nasconde il fatto che in termini di voti assoluti lo scarto con le politiche non sia così ampio, anzi. Zingaretti è come un buon brodino da prendere quando si è ammalati: ti fa stare meglio sul momento, ti dà vigore, ma di certo non ti guarisce. Era più che probabile che il Pd zingarettiano rialzasse la testa e facesse meglio di quello di un anno fa, dato che l’insostenibile faccia di Matteo Renzi si è eclissata e che comunque Zingaretti almeno più simpatico lo è.

    La metastasi renziana continua però a infestare il Partito democratico, rappresentato in tv e sui giornali sempre dalle stesse boriose facce. Ai soliti noti, nel meraviglioso spettacolo del Nazareno si è aggiunto l’uomo della Provvidenza, il Messia della politica italiana: Fabio Calenda. Con il suo Siamo Europei si è aggiunto al Pd senza entrare a farne parte davvero, come quelli che vengono alle assemblee ma stanno in piedi in fondo, pronti ad andarsene e tornare quando vogliono, convinti ma non troppo di restare. Ecco, parlare della rinascita della sinistra con Calenda è come voler fare un revival di Frank Sinatra con Pupo. Per carità, ognuno ha le sue preferenze e magari anche insospettabili, però è evidente che siano due cose incompatibili; battute a parte, è Calenda stesso, sulla linea per altro di Renzi, ad affermare (ieri su Repubblica) che la sua intenzione è quella di costruire un partito di centro alleato del Pd: “una coalizione che abbia una parte liberaldemocratica, con il Pd e Siamo Europei. No ai Verdi, che dicono no a tutto.” Dunque la linea è quella del liberismo economico e di un ambientalismo à la carte, sì ma non troppo, visto che un po’ ci vuole perché comunque fa tendenza, ma quei brutti e cattivi dei Verdi non li vogliamo, decidiamo noi cosa danneggia l’ambiente e cosa no.

    Queste sono posizioni rispettabilissime, ma di certo non hanno nulla a che fare con la sinistra. E’ un centro moderato, con figure anche di intelligenza, ma lì si ferma. Ed è una bestemmia anche il dire che con queste europee sia tornato il bipolarismo, perché tra la Lega e il Pd ci sono 12 punti e il secondo attualmente non ha alcun peso politico rispetto al primo. Operai, classe media, abitanti delle periferie di certo non torneranno o cominceranno a votare questo Pd, né purtroppo guarderanno ancora più a sinistra, se lì non nasce qualcosa di concreto e convincente. Il fronte degli astenuti non si assottiglierà. Sarà ancora lunga la notte della sinistra italiana, incapace di parlare alla gente e soprattutto di difendere valori e idee di cui in questo Paese ci sarebbe tanto bisogno.

    CONDIVIDI