La Cultura degli Orfani in una società felice

La Cultura degli Orfani in una società felice

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Settembre.
I bambini tornano dalle vacanze e ogni paese si rianima. La scuola si prepara ad accoglierli. Sembra scontato tornare a scuola. Ma come ben sappiamo, nella nostra Italia, ci sono proprio in questi giorni città desolate che hanno perso anche la struttura scolastica. Proprio in questi momenti, l’immagine della morte, contrapposta a quella della vita o del salvataggio, ha riempito il Web in riferimento al terribile terremoto che ha coinvolto zone come Amatrice, dando adito alla nostra massima umanità. Tengo caro un vecchio detto di mia nonna Nina, ‘La disgrazia, la guerra e le calamità ci fanno capire quanto siamo stolti a ritenerci razze invece che uomini’. Eh sì, perché davanti ad un’emergenza drammatica tutti ci diamo una mano e lì ci rendiamo conto che prima di tutto siamo uomini, bisognosi l’uno dell’altro. Rispetto troppo ogni forma di dolore e purtroppo a qualcuno il dolore tocca prima dell’andamento biologico naturale e in modo imprevisto.

Proprio sul dolore, il suo rispetto ma anche l’educazione e la preparazione di una società al dolore altrui, vorrei soffermarmi. Ogni tanto, il Pedagogista che è in me ha bisogno di tracciare pensieri logico-costruttivi. Sono un’idealista…forse…magari mi piacerebbe che concretizzassimo il sogno più grande dell’umanità, quello che parte dalla Cultura del bambino: il segreto di ogni spazio. Per questo parlerò di una Cultura degli orfani. Orfano è colui che ha perso la sua infanzia prematuramente vedendosi sottratte le persone che amava e anche gli spazi, gli oggetti, i punti di riferimento che facevano parte della sua esistenza. Orfano è chi è costretto a lasciare la sua terra a causa di drammi che non aveva programmato, entità grandi come calamità, guerre, sfide create dall’uomo. E da che la Storia del mondo esiste è colui che con tutte le sue forze di superstite chiede amore ancor prima di darlo. Ecco, in questi giorni in cui la terra ha tremato o in cui le guerre hanno strappato i bambini a una vita normale, io non posso fare a meno di riflettere sul destino di questi fanciulli o ragazzi e ancor prima, sulla sofferenza che provano, proiettata con mille sfumature.

Non posso fare a meno di pensare al grande ruolo della scuola e lo faccio proprio davanti alle immagini della scuola crollata ad Amatrice. Quei bambini camminano e l’unico luogo dove avrebbero potuto trovare una seconda cellula familiare, è completamente distrutto. In base a questo intuisco a pieno il grande ruolo di certe strutture, la necessità della loro sicurezza e la priorità di questi spazi nella vita di una Comunità. Una Comunità, come quella di Amatrice e di ogni luogo del mondo, che per ricominciare deve partire dai bambini e dai luoghi a loro accessibili. Ogni micro o macro società deve inoltre saper assicurare una Cultura adatta, in grado di contenere il concetto di dolore e di perdita e sostituirlo con un riempimento graduale. Qui rinnovo tutta la mia stima agli insegnanti che in primis faranno questo lavoro di compattatori affettivi. Eh sì, perché un ruolo fondamentale lo avranno tutti gli adulti e dico tutti. Dobbiamo prima liberarci dall’ideale della fortificazione autonoma forzata, mediante la quale si tende a sopravvalutare questi bambini, facendoli crescere troppo in fretta. Importante far sopravvivere il termine infanzia in questi fanciulli, con tutte le immagini ad essa legate, con il recupero di questi box salvavita, gli unici in grado di creare nel bambino che ha perso gli affetti, zone di sopravvivenza.

infanzia

Mai fargli perdere la memoria legata all’infanzia e ai propri genitori. Ecco il potere intimo del raccontare, del parlare al bambino di ogni aneddoto o ricordo legato alla sua famiglia. Molti operatori stanno lavorando assiduamente per questo e da parte mia, il più sentito ringraziamento. Dunque optare per una politica del contenimento affettivo, alla quale devono dedicarsi anche tutti gli altri bambini non coinvolti nel lutto. L’amicizia dei coetanei è fondamentale perché aiuta questi bambini a sopravvivere al lutto. Chiunque, nel corso della loro vita può donargli un sorriso, una parola e un aiuto morale o concreto, senza chiedersi cosa possa essere per ‘lui’. Non necessariamente la sottile presenza nostra nella vita di un orfano, deve avere un nome. L’importante donare. Una cultura degli orfani fa in modo che sparisca la stessa etichetta orfano, in nome di un coinvolgimento di fratellanza, capace di annientare la solitudine. Emotivamente mi è impossibile non dedicare due righe a questi bambini. Provengo da un percorso universitario che mi ha dato la possibilità di stare fra gli orfani, qualcosa che ha cambiato la mia vita per sempre e che non posso scordare da dietro la scrivania. Qualcosa che non è legato alla pietà o la pena ma all’amore. Li ho visti alzarsi mentre tutto sembrava perduto e sostenersi, a volte arrancare ma comunque recuperare il grande potenziale che avevano. Più tardi, alcuni di loro hanno riscritto la loro storia iniziando da questa frase.

‘Sono nato in un venerdi di Marzo mentre nevicava’.

Certo, riscrivere la propria vita, passo per passo, non solo con la penna o i disegni ma anche con le azioni, il pensiero, li aiuta ad andare avanti e far diventare la nostalgia produttiva. Soprattutto, rammentargli che sono nati per amore dei loro genitori, li aiuta a trasportarsi questo magico evento come una promessa di felicità verso di loro e verso la vita.

So che non li aspetterà nei fatti una vita semplice e so che capiranno cose più grandi di loro ma se tutti iniziamo ad avere dentro il nostro cuore una Cultura dell’orfano possiamo smuovere un clima di amore sostenibile.

14192033_10210724144324987_3589983577211334796_nLa stessa Letteratura aveva e ha provato a farci muovere con ingegno verso questi bambini. Concludo, infatti, citando Romanzi bellissimi che possono essere letti a tutti i bambini. Dal popolare Oliver Twist di Charles Dickens, Le Avventure di Tom Sawyer di Mark Twain fino al Giardino segreto di Frances Hodgson Burnett…
Parole a parte…un abbraccio a tutti i bambini del mondo che per un motivo o un altro si trovano in questo cammino e anche a tutti coloro che lavorano o si prodigano per la loro felicità.

 

 

 

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BREVE CURRICULUM VITAE: “ Mi chiamo Sabrina Merenda e sono una Pedagogista intrepida, specializzata in Psicologia Dell’ Età Evolutiva. Ho varcato da tanto il mondo dell’editoria con la pubblicazione di tanti testi di Antropologia, Storia, Romanzi, Novelle. Premi e riconoscimenti importanti hanno incoraggiato il mio cammino ma tramite il Giornalismo ho realizzato il mio obiettivo di portare la notizia ad essere il trampolino di qualcosa che va oltre l’informazione, per concretizzarsi in una nicchia dedita alla Biografia Umana: singola o di gruppo, territoriale o privata. Mi interessa l’iniziativa dell’uomo in generale. Nella mia Rubrica Slidelife c’è uno spazio speciale dedicato ai bambini e ai giovanissimi, nel tentativo di dargli una visibilità umana rivolta ai loro intenti o alle loro imprese. Sono la creatrice dei Corsi Geniuspen rivolti ad un approccio Giornalistico fra i giovanissimi e gli Over. L’Etica e il rispetto di essa è il mio valore più grande. Non ascolto cosa la gente dice ma quello che la logica spiega. Credo nell’impossibile perché scrivere oggi è difficile ma sono qui e amo il mio lavoro con tutta me stessa. Ogni volta che narro una vita, un’impresa, una sfida, vivo a 360 gradi la vita degli altri e ascolto senza registrare perché dico solo quello che il mio interlocutore vuole ma ascolto la sua vita oltre.”

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