In un tripudio di bandiere

In un tripudio di bandiere

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In un tripudio di bandiere e colori Siena trionfa immortale”. Il grande giornalista senese Silvio Gigli era solito concludere in questo modo le sue radiocronache del Palio, una frase che gli attuali telecronisti della Rai utilizzano ogni volta al termine della diretta. Non è difficile capirne il significato, se si è vista la carriera almeno una volta: alla fine del Palio, intorno al popolo della Contrada vincitrice che va a prendersi il Drappellone si radunano gli alfieri di tutte le altre Contrade, con l’eccezione di quelle rivali. Si distende così un lungo corteo in cui sventolano bandiere di tanti colori, uno slancio verso quel cielo ormai al crepuscolo che copre la magica città di Siena. Tra pochi giorni, il 2 luglio, in piazza del Campo tornerà l’appuntamento per il quale i senesi vivono e trepidano tutto l’anno. Dedicato alla Madonna di Provenzano, il Palio di luglio anticipa quello di agosto, in programma il 16, dedicato invece alla Madonna dell’Assunta. Descrivere cosa è il Palio è compito difficile. Affidarsi alle prime righe del sito ufficiale è la scelta più saggia: “Il Palio non è una manifestazione riesumata ed organizzata a scopo turistico: è la vita del popolo senese nel tempo e nei diversi suoi aspetti e sentimenti”. Proprio così, non si può parlare del Palio come di una tradizione folkloristica, né come una sagra di vecchia data, e nemmeno come una semplice competizione. Siena si trova divisa in 17 Contrade, rappresentazione ognuna di un popolo, di una storia, di un’anima. L’attuale divisione risale al Bando di Violante di Baviera del 1729, con il quale alcuni rioni vennero soppressi e si delineò la divisione che dura fino ad oggi. Come corsa di cavalli il Palio è documentato sin dal 1633, ma la sfida tra le Contrade avveniva sotto altre forme da molto più tempo; le stesse Contrade hanno origini antichissime, che risalgono all’XI secolo e all’abitudine che la popolazione aveva di adunarsi presso le chiese e le cappelle cittadine per trattare gli argomenti di interesse comune. Avvicinarsi al mondo del Palio comporta un atteggiamento scettico e quasi riottoso, finché non se ne entra dentro i meccanismi. Agli occhi esterni i contradaioli possono sembrare una manica di invasati fuori dal tempo, ma questo velo di pregiudizio viene scostato subito, se si impara dal vivo cosa rappresenta il Palio. Bisogna trovarsi in piazza il giorno della corsa, girare tra le Contrade, andare ad una delle cene che precedono il gran giorno. Bisogna parlare con la gente di Siena, afferrando nel profondo quale valore abbia la famiglia della Contrada; in essa si nasce e si muore, si viene battezzati e si fanno amicizie, ci si stringe nel momento del bisogno, si gioisce nella vittoria e ci si purga, come si usa dire nel linguaggio paliesco, quando la rivale arriva per prima alla bandierina. Nel Palio si fondono il sacro e il profano, con la benedizione del cavallo che precede la corsa e le lacrime dei contradaioli vincitori che si accalcano nel Duomo o nella chiesa di Provenzano per intonare il Te Deum di ringraziamento. In questo evento unico al mondo, emozionante per chi lo vive da sempre come per chi lo vede per la prima volta, non c’è spazio per crudeltà e maltrattamenti. Le litanie animaliste che ogni anno accompagnano il Palio sono tanto insostenibili quanto infondate, perché a Siena il cavallo è venerato più dell’essere umano; basta vedere le stalle dove vengono ospitati i destrieri per capire cosa significhino questi animali per i senesi, pronti a menarsi tra di sé ma mai disposti a torcere un pelo ad un cavallo. Il Palio è vita, il Palio è passione, il Palio è da vedere, almeno una volta. Nel corteo storico che precede la corsa, Siena riallaccia il suo legame mai spezzato con la propria antica storia. Nelle Contrade che si danno battaglia sul tufo emerge l’anima di una città fiera e medievale, divisa ma allo stesso tempo unita, gelosa custode di una tradizione che non ha paragoni e che la porta a trionfare, immortale, in quel tripudio di bandiere e colori.

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