Gli aguzzini della sinistra

    Gli aguzzini della sinistra

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    Queste elezioni amministrative rimarranno nella storia politica italiana per il vorticoso tracollo del Partito democratico e la perdita di quelle che erano da sempre le roccaforti rosse. E’ bene cominciare subito da questo termine l’analisi di tale avvenimento. Che fossero roccaforti non si discute, ma sul rosse ci sono dei dubbi da avanzare: ormai erano diventate di un rosso sbiadito, un arancione spento, scegliete pure voi il colore giusto sulla scala. Già, perché il Pd di rosso non ha più niente da molto tempo, essendosi staccato completamente anche dalla più timida definizione di partito di sinistra. Chiariamoci, un capolavoro il Pd non lo è mai stato, essendo nato nel 2007 dalla fusione a freddo tra due partiti con tradizioni e culture ben diverse; c’è stata però una stagione iniziale in cui questo fragile partito riusciva a mantenere un legame con la sua gente, con la sua storia, conservando un ampio consenso e dando una rappresentanza ai tanti italiani che cercavano casa in quella parte politica. Negli ultimi quattro anni però questa flebile seppur presente luce è stata cancellata dal leader politico più perdente che la Repubblica ricordi: Matteo Renzi è riuscito laddove persino Berlusconi aveva fallito, cioè distruggere il mondo della sinistra italiana.

    Questo rampante bulletto cresciuto tra la scuola democristiana e il modello mediatico dell’era berlusconiana è arrivato alla guida del Pd ed è riuscito prima a farlo virare drasticamente al centro, poi a minarlo dalle fondamenta passando dal 40% del 2014 al 18% del 2018, con la ciliegina delle ultime amministrative. In mezzo a questa parabola discendente si collocano sconfitte in ogni campo, dalle elezioni politiche a quelle regionali, passando per la Waterloo del referendum sull’orripilante riforma costituzionale. I mille giorni del governo renziano, e i successivi trecento della comparsa Gentiloni, hanno visto l’attuazione di una politica neo liberista in campo economico, con l’attacco diretto ai diritti dei lavoratori, hanno visto una politica ambientale fatta dal decreto Sblocca Italia e dall’invito a non votare nel referendum sulle trivelle, hanno visto le picconate alla scuola, i favori alle banche, il tentativo di cambiare la Costituzione con una riforma scritta coi piedi e pessima nei contenuti. Oltre a questi capolavori politici, Renzi si è circondato fin da subito di una classe dirigente mediocre e imbarazzante, con macchinette da televisione come i vari Rosato, Romano e Morani e con ministri incappati in pesanti conflitti d’interessi, vedi Boschi e Guidi. Questi personaggi da Leopolda hanno preso il controllo del Pd e l’hanno trasformato in un partito vicino all’establishment, ai poteri forti e sempre più lontano dagli operai, dalla classe media e da tutte le fasce sociali più deboli a cui la sinistra dovrebbe fare riferimento.

    Tra la gente ci sta la Lega, che piaccia o no, non certo il Pd; e la tanto vituperata (a ragione) politica xenofoba di Salvini sui migranti non è certo peggiore dei lager libici in cui sono stati rinchiusi migliaia di disperati dopo il decreto Minniti. Solo che questi non facevano scandalo nell’ipocrita Pd, così come non facevano scandalo tutte quelle leggi in salsa berlusconiana che al tempo del Cavaliere mobilitavano le folle nelle proteste di piazza. Il vero problema è che né Renzi né i suoi corifei sono in grado di rendersi conto del proprio fallimento e di lasciare il campo, ma anzi continuano a presentarsi con boria dando la colpa ai fuoriusciti, alla destra, ai 5stelle e a Belzebù; ugualmente cieca è tutta quella stampa che crede nel Pd come in una religione, con in testa uomini di grande levatura quanto di infinito squallore come Zucconi e Serra, divenuti decadenti tromboni da Basso impero. La sinistra non potrà rinascere finché questo fallimentare e putrefatto gruppo di potere non sarà messo da parte. La soluzione non è certo un ex pupillo di Montezemolo come Calenda e le sue ridicole idee di “fronte repubblicano”( che orrore vedere usato questo termine per simili progetti), e non è neppure ridare il timone a figure come D’Alema. Serve la rinascita di una vera e compatta forza di sinistra, che sappia mettere al centro i valori del diritto al lavoro, della giustizia sociale, dell’uguaglianza, dell’umanità e della difesa dell’ambiente. Altrimenti questa lenta e inesorabile estinzione continuerà, con Renzi musicista su un Pd-Titanic che affonda, a metà tra le stelle di Berlinguer e gli abissi della Leopolda.