Massimiliano Ferri si racconta: da atleta a uomo ‘Do’

Massimiliano Ferri si racconta: da atleta a uomo ‘Do’

Dall’infanzia, agli spostamenti, fino al karatè concepito come coordinazione e poi come disciplina del corpo e dell’anima, per vivere l’incontro con il Dalai Lama e lo Zen…

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Oggi, la mia Rubrica Slidelife ricostruirà la biografia di un personaggio molto conosciuto sul territorio imprunetino: Massimiliano Ferri, autorevole maestro di Karatè, artefice della formazione professionale di tante ‘imminenti medaglie d’oro, d’argento e di bronzo’ nel Karatè, oltre che vincitore di importanti medaglie mondiali e insegnante di vita dei suoi ragazzi. I suoi allievi, e di questo ne va fiero, sono tutti orientati, non solo verso una formazione sportiva professionale, ma anche pedagogica e scientifica. Ed ecco che prima di iniziare ad entrare nel fulcro della sua vita, subito gli pongo alcune domande rivolte a questa disciplina sportiva :

Massimiliano, in che modo il Karatè può rappresentare un connubio tra la scienza e la spiritualità interiore di ciascuno?
“Oggi, più che mai, il Karatè, con le sue origini e la sua storia, vuole dimostrare l’esistenza dei legami a noi sconosciuti, tra scienza, e quindi tecnica e spiritualità…anima. Il corpo non è altro che un contenitore da destreggiare, eludere quando c’è bisogno o risaltare, a seconda delle situazioni della vita, dei cambiamenti a cui è sottoposto. Esso trae energia dalla nostra forza spirituale e dalla nostra mente e viceversa, ci serviamo di lui per adempiere alle nostre imprese, che ci siamo prefissati mentalmente.”

Proprio in questi giorni, hai accompagnato come guardia del corpo, con la tua presenza fisica ma anche la tua anima, il Dalai Lama…quale è il concetto più grande che ti ha trasmesso?
“Ha detto una frase molto bella…quando vogliamo ottenere qualcosa non dobbiamo chiederla agli altri o pretendere dagli altri o dagli eventi ma concentrarci sulle nostre azioni che devono liberarsi dai preconcetti o dalla negatività. Ecco che il corpo va guidato usufruendo di una mente libera.”

Da tutto ciò mi viene anche in mente la grande autoconcentrazione che il Karatè forma, tu sei sempre stato fin da ragazzo una persona con un grande autocontrollo?
“Come tanti ragazzini che amano muovere il corpo ovunque e anche sottoporlo a grandi sforzi fisici non ero riuscito a guidarlo totalmente e liberarlo dall’impulsività, infatti, il karatè è stato l’amore della mia vita proprio per questo, perché mi ha reso un uomo migliore, più concentrato e meno ribelle nella sua fisicità.” 

Purtroppo oggi la violenza è un’atroce condanna di interesse comune. Massimiliano, perché ancora tanti giovani pensano di utilizzare la forza fisica per distruggere un avversario o addirittura una persona che non è interessata ad utilizzarla?
“Perché questi giovani non si sono liberati del modello di riferimento dei loro padri, riverbero di società attaccate al possesso e al possedere, dobbiamo lavorare su questo, siamo molto indietro.”

Pensi che l’uomo sia sottoposto solo alle guerre territoriali?
“Il Dalai Lama che ho accompagnato nel suo grande Forum ha ribadito l’importanza di liberarsi da tutte le forme di violenza e quindi dalle grandi guerre ma anche dalle piccole, quotidiane guerre…l’uomo non può vivere solo per sottoporsi alla guerra.”

Massimiliano perché hai scelto di abbracciare per tutta la vita il Karatè?
“Perché fin da ragazzo l’ho percepito come lo spirito cavalleresco che mancava al mondo e che doveva unire la preparazione atletica del corpo ad una gentilezza profonda, tanto attesa nei nostri giorni.”

Quanto è importante preparare i ragazzi tecnicamente ma anche a livello educativo?
“Credo sia fondamentale e questa l’importanza di iniziare da piccoli, anche se la consapevolezza vera del Karatè la si acquista in piena adolescenza. Intanto però si possono preparare i bambini verso lo sviluppo di capacità propedeutiche coordinate…inutile iniziare subito dalle rigide impostazioni.”

Pensi che altrimenti lo indentificherebbero come un’arte innaturale?
“Si, bisogna prima educare e sviluppare il fisico poi orientarlo verso la disciplina.

Credi nel concetto precoce del gareggiare?
No, non ci credo. Credo nella preparazione lenta che poi pian piano dà dei risultati e non voglio illudere i ragazzi che devono divertirsi sempre ma consapevoli che il Karatè senza sacrificio e preparazione tecnica non ha una durata qualitativa nel loro tempo.

Nasci cittadino o campagnolo? ( sorride)
“Nasco a Firenze in piena città in una fredda sera di Dicembre, nel 1967 e a 6 anni vado in Via delle Porte Nuove, per trasferirmi nel 1972 , con mia madre, mio padre e mia sorella a Bagnolo dove inizio la mia infanzia campagnola.”

Quando si trasferirà la tua famiglia a Genova?
“Si trasferirà nel 1995 a seguito di alcuni problemi di salute di mia sorella. Ormai grande decido di non seguirli, diventando un pendolare a vita ma per amore.”

Amore della famiglia e del mare, giusto?
Sorride…

 Vai fiero di questa vita che parte dalla città, poi va in campagna e infine al mare?
“Molto. Da una parte il babbo ci teneva molto alla mia istruzione in città, dall’altra ho potuto davvero sbizzarrirmi in splendide avventure campagnole a giro per Bagnolo con il mio cane e la mia combriccola di amichetti. Infine la bellezza totale e disarmante del mare ancora oggi è il mio rifugio.”

Dove hai studiato?
“Ho studiato alla scuola Pestalozzi in S. Croce a Firenze, poi ai famosi Scolopi dove sono stato volentieri e infine ho frequentato il collegio di Agraria, dove ho dovuto imparare a distaccarmi dal mio mondo di libertà.”

Quanto tenevano i tuoi genitori alla tua istruzione e che sistema educativo adottavano con te?
“Erano molto attenti ad ogni scelta riguardante la mia istruzione e autorevoli nel modo di educare…un no era un no e lo si spiegava con convinzione. I miei genitori erano le mie colonne ma non i miei migliori amici perché dovevano educarmi. Mio padre era un uomo che teneva tanto al prestigio e ai valori culturali, pensa che era il presidente di un’associazione che riguardava tutti coloro che si erano laureati alla Cesare Alfieri. Qui vi erano grandi personaggi come Spadolini…” 

I tuoi nonni?
“Mio nonno era un maresciallo dei carabinieri e ci teneva moltissimo che io lo seguissi nel suo amore per la divisa e i valori ad essa legati…la nonna era una che rischiava tutto per proteggere gli altri…”

Un adulto, per te importante ed estraneo alla famiglia?
“Il mio carissimo prete di Bagnolo…Don Bellacci. Io ero il suo allievo cattolico ribelle ma con lui potevo davvero parlare di tutto e sentirmi sempre protetto da un affetto paterno, però senza pretese.”

I tuoi genitori che tipo di linguaggio utilizzavano?
“Sono stati una coppia salda e sempre sancita dalla gentilezza, non li ho mai sentiti pronunciare una parolaccia o lamentarsi.”

In che momento della tua vita li hai spiazzati con una tua scelta?
“Quando ho superato il concorso per entrare nella Guardia di Finanza a Bergamo e ho deciso di rinunciare per occuparmi del karatè. Mio padre era il Preside della Facoltà di Scienze Politiche, la mamma farmacista e ci tenevano davvero tanto…ma io ho solo fatto ciò che mi hanno insegnato…ho seguito le mie passioni.”

Un detto della tua famiglia?
“La cultura dalla culla alla tomba”.

Così?
“Mi sono laureato all’Isef e sono diventato un tecnico di massima formazione.”

Una parola che ti descrive?
“Dedizione.”

Quante ore ti alleni da sempre?
“6 ore al giorno e in più l’insegnamento.”

Come definiresti il tuo lavoro?
“Un lavoro antico di trasformazione psicologica.”

Come sei diventato un accompagnatore fedele del Dalai Lama?
“Grazie alla filosofia indiana in generale e all’amore per tutto ciò che riguarda la Scienza della Mente. Non amo ancorarmi a campi precostituiti del sapere, definiti da nozioni o da etichette, preferisco allargare i miei orizzonti ponendomi dubbi emblematici da risolvere ispirandomi al bello e buono che ci circonda. Per questo mi sono avvicinato ad ogni persona che riuscisse a concepire il mio senso di libertà e rispetto interiore. Il Dalai Lama ne è uno dei massimi esempi.”

Quante volte con la tua anima e il tuo corpo preparato sei stato agli Italiani?
“Li ho vinti a squadra 5 volte gli Italiani. Poi la partecipazione…molte volte…non le ho contate in effetti perché quando hai una passione così…non quantifichi…la vivi e basta.

E i mondiali?
“Sono arrivato terzo ai mondiali.”

Finisci questa frase; da uomo di …
“Guerra…a uomo di pace.”

Quanti allievi hai?
“Allievi ovunque, a Tavarnuzze e Impruneta; a Campi Bisenzio, a San Donnino, a Firenze e perfino in Germania.”

Sei stato via in Germania proprio da poco con i tuoi allievi…ormai anche loro maestri..
“Sì, un viaggio bellissimo ogni volta in nome di una fedeltà autentica per un’arte e un’amicizia che ci lega a questa arte.”

La cosa più bella e vera che Massimiliano ha fatto?
“Occuparmi dei miei genitori anziani, prima mio padre e ora la mia anzianissima e splendida mamma. Credo che un uomo non possa abbandonare mai i suoi genitori perché se lo facesse si annienterebbe tutto il bene e l’amore che ha dato e niente avrebbe validità nella sua persona. Il mio compito è pertanto occuparmi amorevolmente di chi si è occupato di me.”

Lei ti riconosce ancora?
“Ogni volta sono per lei un uomo diverso, una volta suo padre, un’altra volta suo fratello e qualche volta suo figlio, poi suo marito. Sono per amore tutto quello che ogni volta preferisce amare…”

Direi che sei semplicemente figlio…che ama.
E altre donne importanti…amori?
“Mi definiscono un seduttore ma non lo sono per niente, diciamo che preferisco viaggiare e forse trovare un domani qualcuno che…non ama stare in pigiama ma mettere le ali con me. Non penso al domani vivo giorno per giorno.”

Da donna di pace, lieta di aver intervistato un uomo che ancora oggi preferisce l’anima ‘Do’. Credi nel Karma?
“Credo in un destino guidato dalla volontà.”

 

Arriviamo ad un’ultima domanda, in che modo non lasciarsi convincere dal Doping, che come sai rappresenta la pseudo vittoria dello sport?
“Non ho mai utilizzato nessuna sostanza chimica perchè molti dei miei parenti stretti erano medici, i quali hanno sempre cercato di indurmi a scegliere una vita sana senza trasgressioni alimentari, alcol, fumo e ovviamente il doping, come dici tu un modo veloce ma errato e addirittura distruttivo di arrivare ad una pseudo vittoria.

Concludendo…gareggiare cosa realmente significa? Misurarsi, resistere, confrontarsi?
“Tutte e tre le cose e nessuna, perché significa anche sentire i propri limiti e ogni volta con la tecnica e l’ascolto interiore, migliorarli. Quindi gareggiamo ogni giorno ma con sincerità e rispetto per il nostro contenitore e la nostra psiche…”

 

(Clicca sulle immagini per vederle nelle dimensioni originali)

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BREVE CURRICULUM VITAE: “ Mi chiamo Sabrina Merenda e sono una Pedagogista intrepida, specializzata in Psicologia Dell’ Età Evolutiva. Ho varcato da tanto il mondo dell’editoria con la pubblicazione di tanti testi di Antropologia, Storia, Romanzi, Novelle. Premi e riconoscimenti importanti hanno incoraggiato il mio cammino ma tramite il Giornalismo ho realizzato il mio obiettivo di portare la notizia ad essere il trampolino di qualcosa che va oltre l’informazione, per concretizzarsi in una nicchia dedita alla Biografia Umana: singola o di gruppo, territoriale o privata. Mi interessa l’iniziativa dell’uomo in generale. Nella mia Rubrica Slidelife c’è uno spazio speciale dedicato ai bambini e ai giovanissimi, nel tentativo di dargli una visibilità umana rivolta ai loro intenti o alle loro imprese. Sono la creatrice dei Corsi Geniuspen rivolti ad un approccio Giornalistico fra i giovanissimi e gli Over. L’Etica e il rispetto di essa è il mio valore più grande. Non ascolto cosa la gente dice ma quello che la logica spiega. Credo nell’impossibile perché scrivere oggi è difficile ma sono qui e amo il mio lavoro con tutta me stessa. Ogni volta che narro una vita, un’impresa, una sfida, vivo a 360 gradi la vita degli altri e ascolto senza registrare perché dico solo quello che il mio interlocutore vuole ma ascolto la sua vita oltre.”

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