La storia del mitico Bar “La Posta” di Tavarnuzze e di Antonella...

La storia del mitico Bar “La Posta” di Tavarnuzze e di Antonella Gabbiani

Un sogno chiuso in un caffè, di un Bar che ha visto la Storia di un paese, della sua gente, dei loro desideri ‘espressi’.

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La Rubrica SlidelifeMagazine, oggi ha avuto l’onore di essere stata scelta per raccontare la storia del Bar la Posta, di Tavarnuzze, In Via Montebuoni 234 e della sua intrepida e solare proprietaria, Antonella Gabbiani, nata il 5 Ottobre del 1959, che gestisce la sua attività insieme a suo marito Giuliano Verdi e sua figlia Ilaria Verdi.

Questa non è solo la storia di un’impresa familiare, ma anche di un punto di riferimento per il paese, esistente sul territorio da prima del 1939. Sappiamo per certo che era il mese di agosto del 1939, quando il mitico Ulisse Manetti, personaggio storico del paese di Tavarnuzze, comprò il bar La Posta.

La notte dei tempi e il nostro viaggio dentro la storia di questo antichissimo Bar, avrebbe dovuto incominciare decenni avanti, magari quando ancora esisteva il trenino del Chianti, rimasto in attività per 45 anni e congedatosi dai suoi colli e dal suo servizio, nel 1935. Comunque sia, Ulisse, nonno del ‘Tavarnuzzino’ Marco Consorti, non si lasciò fermare dal terrore grigio della Seconda Guerra Mondiale e in un momento in cui tutti si sarebbero ben guardati dal cominciare una nuova attività, aprì la drogheria Bar La Posta, chiamata così perché si trovava proprio accanto alla Posta del paese.

Del resto il caro Ulisse, portava il nome di un personaggio mitologico, in grado di sfidare mostri, ostacoli e incantesimi, per avventurarsi in un mare nuovo. Così fu, e mentre nelle case di tutti gli italiani incombeva ‘via radio’  il terrore per la Guerra alle porte, Ulisse stipulò il patto con il suo paese: APRO IL MIO NEGOZIO E NON MI LASCIO INTIMORIRE DAGLI EVENTI. Lo comprò nell’Agosto del 1939 e il primo Settembre scoppiò la Seconda Guerra Mondiale. Ovviamente non saranno stati anni semplici, ma momenti in cui la fortuna che aiuta gli audaci, andò lenta. Questo primo Bar restò così stabilmente fermo, nel suo intento di confortar tutti coloro che non volevano sentirsi impauriti o dispersi. Forse nella tabaccheria si compravano francobolli, si spedivano poi alla Posta le lettere piene di timori, paure, mancanze, appelli di aiuto.

Forse c’era chi si gustava il caffè proprio perché temeva di morire o può darsi che l’incoscienza fosse in realtà la vera padrona della piazza, tanto da portare gli animi paesani a riunirsi e a fare del Bar un punto di incontro e certezza. Ulisse Manetti, poi, passò l’attività alla figlia Carla e al genero Alviero Consorti; così l’attività restò in mano alla famiglia, dal 1939 al 1991. Addirittura, dal 1989 al ’91, proprio Marco Consorti, porterà avanti l’antica attività del nonno Ulisse, per poi cederla ai Morandi, fino al 1999. Proprio il 9 gennaio del 1999, con l’anticamera di una grande crisi economica, Antonella Gabbiani e suo marito comprarono il Bar.

Antonella hai sempre avuto il desiderio di aprire un Bar?
No, ma ho sempre lavorato al pubblico e quindi l’idea mi piaceva.

Fu quindi un’occasione che ti si presentò?
Si e lo dissi a mio marito, che all’epoca lavorava felicemente sottoposto e gratificato…

Come reagì?
Mi disse di pensarci bene e poi al momento della mia decisione preferì lasciare il suo lavoro e prendere il Bar con me.

Come ti sentivi?
Felice di fare questa cosa insieme e dare una svolta alla nostra vita.

Ha mai avuto dei rimpianti?
No, ha sempre pensato a lavorare bene insieme a me. Avevamo fatto questa scelta a 40 anni, convinti e audaci.

Quindi non avevi mai gestito un Bar e non sapevi fare questo lavoro?
Non lo sapevo fare e imparai da subito a fare i caffè, i cappuccini, ad occuparmi con lui della gestione delle colazioni, dei clienti.

La cosa più facile per te?
Imparare a conoscere i clienti, a capire le loro esigenze, ad individuare chi entra, chi esce, cosa vuole da noi.

Cosa intendi dire?
Specie al mattino, durante le colazioni, ciascuno ha il suo risveglio, il suo desiderio di iniziare bene la giornata e anche un cappuccino, un sorriso, una parola calda può servire. ( AD ANTONELLA BRILLANO GLI OCCHI)

Antonella sei nata a Tavarnuzze?
Sono nata al Villino, o come lo chiamano oggi, Il Borghetto, poi mi sono spostata in Via 2 Giugno a Tavarnuzze, dove sono rimasta dal 1976 fino al 1986. Quando, dopo 10 anni di fidanzamento, mi sono spostata, sono tornata di casa al Galuzzo e infine a Spedaletto nel 2003.

Tanti spostamenti, ma sempre in zona e quando hai conosciuto tuo marito?
L’ho conosciuto nel 1976 a San Casciano in una sala da ballo, aveva i capelli lunghi e ne rimasi colpita, ma pochi giorni dopo li tagliò tutti e rimasi male, ma ormai ero innamorata e mi sono sposata nel 1986, dopo un lunghissimo fidanzamento.

Avete avuto una splendida figlia, che adesso lavora con te…
Adesso ha 30 anni ed è stata sempre una ragazza seria e determinata. Quando ha smesso di studiare mio marito fece di tutto per spronarla a cercare lavoro subito e a fare anche qualcosa per se stessa. Così ebbe la fortuna di fare la commessa in diversi posti e contemporaneamente, la sera frequentava un corso di Computer avanzato. Insomma, ci ha dato concrete soddisfazioni, poi pian piano ha deciso di entrare a lavorare con noi e ora è…

Il sorriso più bello del Bar…ha una gentilezza unica e tanto entusiasmo.
Presto avrà il secondo figlio e noi siamo davvero felici della famiglia che insieme a mio genero ha costruito. Fieri dei nostri ragazzi.

Antonella come è lavorare ogni giorno in un piccolo spazio come un Bar, fianco a fianco?
Sinceramente cerchiamo di staccarci dai nostri ruoli familiari e il lavoro viene prima, siamo sereni e tre persone unite ma al contempo autonome.

Pensi sia la formula vincente?
Certamente possiamo affidarci e fidarci l’uno dell’altro.

Mi hai parlato anche di un tuo nipote che hai avuto a tuo fianco per alcuni anni…
Sì mio nipote Andrea Ruffoli, che dal 2000 al 2006, ci ha affiancato nella nostra attività ed è stato un pilastro. Con questo sono fiera di lui che ha costruito adesso un cammino tutto suo e che quindi ha fatto bene a lasciarci per realizzare il suo obiettivo.

Antonella mi hai detto una cosa bellissima, mi hai parlato di come la vita offre sempre la possibilità di assecondare il cambiamento e di come tu capisci sempre chi lo asseconda.
Sempre, magari può scioccare chi hai vicino, ma quando non fai del male a nessuno ma costruisci del bene, il cambiamento risulta una possibilità grandissima.

Per questo dopo aver con coraggio iniziato un’attività come questa nel 1999, hai deciso con tuo marito di ristrutturare tutto il negozio nel 2010?

Sì, una scelta quasi folle in piena crisi economica, ma o si restava ancorati ad un arredamento e ad una struttura vecchia, non più rispondente ai canoni della nostra società, con l’amara conclusione di chiudere, o si rinnovava tutto, incentivandoci , ma con il grande peso delle spese…non avevamo scelta e con audacia abbiamo rifatto tutto il Bar.

Ti emozioni a raccontarlo, ti sei mai pentita?
No, assolutamente. Abbiamo passato anni ed anni in cui a mala pena riuscivamo a pareggiare per rimettere il grande investimento, ma avevamo uno spazio bellissimo in cui lavorare insieme, offrendo alla clientela e al paese un luogo nuovo, rinnovato nella veste ma ancora con la vecchia insegna: BAR LA POSTA.

Mentre lo ristrutturavi a cosa pensavi?
Al futuro, bisogna sempre proiettarsi avanti, sognando con audacia.

I giovani sanno sognare?
Meno di noi. La colpa è nostra che a volte li abbiamo disillusi, sazi dei nostri sacrifici.

Adesso sei stata ripagata di tanto sacrificio?
Molto. Non vedo più i sacrifici, solo la resistenza come un qualcosa che può portare ad avere della grandi soddisfazioni.

Siamo arrivati alla agognata Primavera e di nuovo venderai dell’ottimo gelato artigianale. Quanto il gelato unisce un paese?
Tanto. Il gelato unisce tutti. Dona allegria, si gusta da soli, in compagnia, lo si porta agli amici e rende un paese adatto a passeggiare. Un richiamo anche per la gente che viene da fuori.

Mi hai raccontato che fra voi del mestiere esiste una ottima collaborazione, che in fondo non vi è competizione, perché hai la fortuna di avere vicini commercianti intelligenti…
Molta fortuna. Collaboriamo e ci consigliamo, consapevoli che ciascuno di noi è un’entità produttiva in territorio.

Quanto un paese come il nostro ha bisogno di farsi conoscere tramite i suoi punti di riferimento? E come il lavoro onesto e creativo può creare un’immagine positiva ovunque?
Ti rispondi da sola, il tutto è indispensabile perché i piccoli paesi vivono di questa identità senza la quale si annullerebbero.

Ricordiamo infatti che l’Italia è formata da tanti piccoli paesi univoci, con una storia bellissima, tradizioni, forze lavoro, artigianato e far arrivare questo patrimonio ovunque è indispensabile.
Pensi, che sempre meno giovani si metteranno in gioco per aprire delle attività?
Penso che ci sono tanti sacrifici da fare, motivazioni forti da portare avanti. Bisogna crederci ed essere portati a stare al pubblico. Credo che forse, dopo un periodo di vuoto e crisi si ritornerà a investire anche in queste attività.

Cosa ne pensi della mia Rubrica?
Penso che creare biografie di tutti noi che lavoriamo, sia molto bello, perché automaticamente si crea una fetta di onore per il nostro paese.

Antonella qual è la tua soddisfazione più bella?
Quando il cliente entra, ci guardiamo negli occhi e io so già come vuole il caffè o cosa vuol mangiare, perché lo conosco, ci fidiamo.

Il paese quindi è anche bello per questo?
Sì.

Come vivi la responsabilità di avere un bar così antico e storico?
Eh..( sospira) la vivo a pieno, a volte pesa, altre è una leva alla motivazione.

Vorrei un cappuccino Antonella ‘perfavore’…
Allora alto, caldissimo e con un cuore di cioccolata.

Grazie di aver scelto la Rubrica Slidelife: LA VITA CORRE, LE IMMAGINI SI SUSSEGUONO; MA GLI INTENTI DEGLI UOMINI RESTANO.

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BREVE CURRICULUM VITAE: “ Mi chiamo Sabrina Merenda e sono una Pedagogista intrepida, specializzata in Psicologia Dell’ Età Evolutiva. Ho varcato da tanto il mondo dell’editoria con la pubblicazione di tanti testi di Antropologia, Storia, Romanzi, Novelle. Premi e riconoscimenti importanti hanno incoraggiato il mio cammino ma tramite il Giornalismo ho realizzato il mio obiettivo di portare la notizia ad essere il trampolino di qualcosa che va oltre l’informazione, per concretizzarsi in una nicchia dedita alla Biografia Umana: singola o di gruppo, territoriale o privata. Mi interessa l’iniziativa dell’uomo in generale. Nella mia Rubrica Slidelife c’è uno spazio speciale dedicato ai bambini e ai giovanissimi, nel tentativo di dargli una visibilità umana rivolta ai loro intenti o alle loro imprese. Sono la creatrice dei Corsi Geniuspen rivolti ad un approccio Giornalistico fra i giovanissimi e gli Over. L’Etica e il rispetto di essa è il mio valore più grande. Non ascolto cosa la gente dice ma quello che la logica spiega. Credo nell’impossibile perché scrivere oggi è difficile ma sono qui e amo il mio lavoro con tutta me stessa. Ogni volta che narro una vita, un’impresa, una sfida, vivo a 360 gradi la vita degli altri e ascolto senza registrare perché dico solo quello che il mio interlocutore vuole ma ascolto la sua vita oltre.”

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