Ho sbagliato epoca?

    Ho sbagliato epoca?

    160
    CONDIVIDI

    “Ridere, ridere, ridere ancora…” canta Vecchioni ma dopo queste elezioni non so bene se “prenderla sul ridere” o piangere. Di certo non parleremo di politica perché da sempre è un argomento che non mi piace e ad oggi mi schifa su ogni fronte possibile. Ho letto tanti commenti arrabbiati e delusi e poi mi è capitato, PURTROPPO, di leggere parole scritte a vanvera (a mio parere), di gente che scrive senza attaccare la spina cerebrale, dando fiato alla bocca che è felice ed esulta di tutto questo portando avanti pensieri che mi fanno venire i brividi perché trascinano con loro un eco di periodi bui, orribili e malsani. Ognuno ha il suo pensiero, ci mancherebbe, le proprie idee, i propri ideali e tutto quello che volete ma penso che estremizzare sia un errore madornale in qualsiasi cosa, in politica ancora di più. Certe volte, quando leggo determinate cose (e anche di persone che conosco), mi chiedo dove sia andata a finire l’umanità. Perché alla base di tutto dev’esserci sempre quella.
    La storia si studia a scuola, si guarda attraverso i film, si legge dai vecchi libri, si ascolta da chi ne sa di più ma poi non va dimenticata, non va messa in un angolino a prender polvere. Tanti lo fanno, tanti si scordano dei momenti che ha passato il nostro mondo, la nostra cara Italia, la Toscana e noi, i nostri antenati. Dimenticare è sbagliatissimo.

    Certe volte penso che io sarei dovuta nascere in un’altra epoca, quando le “etichette” o gli “stereotipi” non esistevano, quando la donna formosa non era considerata una balenottera spiaggiata, quando una cena in un’aia a frescheggiare era il massimo del godimento, quando si mettevano le tovaglie a quadri, quando le vie erano piene di botteghe di artigiani, falegnami, calzolai e sarte, quando il piccolo gesto contava più del grande, quando la sensibilità veniva premiata e non accusata, quando c’era l’aria che sapeva di tranquillità e pace, quando i ragazzini crescevano nella semplicità dei loro anni giocando a campana, con l’aquilone o con dei legnetti, non con un tablet tra le mani.

    Mi sono tornati in mente gli scritti del mio nonno, quando raccontava dei suoi anni giovani, spensierati e belli. Per un attimo ho provato tristezza per i ragazzini di oggi e di domani perché penso vivamente che quella spensieratezza di cui parla lui, loro non riusciranno mai a viverla a pieno.

    CONDIVIDI
    Nata nel 1990, sono un'imprunetina doc e guardo il mio "paesello" con occhi innamorati ed al contempo critici. Per me scrivere è un bisogno, è una passione che mi scorre nelle vene mescolandosi ai globuli rossi perché c'è sempre qualcosa da dire o qualche storia da raccontare e... Quando la penna mi chiama, io rispondo.