Il Collettivo Giovani Impruneta incontra Debora e Paolo: “Un appello a non...

Il Collettivo Giovani Impruneta incontra Debora e Paolo: “Un appello a non lasciarli soli”

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Il Collettivo Giovani Impruneta ha incontrato Debora e Paolo, madre e padre della famiglia tavarnuzzina la cui storia è salita alla ribalta della cronaca locale per difficoltà economiche e di salute. Un dramma sociale comparso anche sul nostro quotidiano di informazione (LEGGI QUI). Eppure, nonostante proclami e pubblicazioni, la condizione di criticità della famiglia Faviani persiste:

“C’è una situazione di emergenza estrema nel comune di Impruneta, e nessuno ha più la possibilità di voltarsi dall’altra parte. Ieri sera abbiamo incontrato Debora Silvestre e Paolo Faviani, i coniugi tavarnuzzini che insieme ai due figli vivono da oltre un anno una vicenda drammatica, denunciata già più volte sulla stampa. Ci hanno ospitati ieri sera nella loro casa di Montebuoni, dalla quale saranno costretti ad andarsene il 23 maggio vista la disposizione di sfratto esecutivo. Ci hanno raccontato la loro storia, descrivendoci le fasi di uno sfortunato percorso in cui le difficoltà economiche si sono unite a gravi problemi di salute.

Di fronte ad una situazione così grave come quella in cui si trova questa famiglia, le istituzioni avrebbero dovuto trovare una soluzione accettabile, e quantomeno mostrare vicinanza umana. Ciò che hanno ricevuto invece Debora e Paolo è stato il distacco più totale da parte di chi avrebbe il dovere di venir loro incontro: il Sindaco non li ha mai incontrati una volta, l’Assessore Kraft ha affrontato la cosa in maniera a dir poco superficiale, le figure sociali che li hanno seguiti non hanno mostrato né capacità né tatto. Le soluzioni che sono state proposte sono inaccettabili, su tutte quella della casa famiglia, che comporterebbe la separazione del padre dalla madre con i figli e dunque lo smembramento della famiglia. A questa assenza totale delle istituzioni, si aggiunge l’indifferenza e il menefreghismo che sono emersi dalla comunità.

In primis da quella di Tavarnuzze, mobilitata nella vicenda di Rosetta e Lucia e adesso immobile, ma nel complesso si può dire da quella imprunetina in generale. Debora e Paolo denunciano, tranne qualche caso isolato, la completa assenza di aiuto o semplice solidarietà da parte dei cittadini, i quali anzi spesso li hanno attaccati o giudicati sulla base di voci e pregiudizi. Tutti hanno messo la testa sotto la sabbia in questa vicenda, apparsa forse come un evento del quotidiano verso il quale non valeva la pena muoversi. Anche le forze politiche sono state assenti, sempre: le opposizioni non hanno mostrato interesse né hanno portato un aiuto concreto, contribuendo a far cadere nell’oblio il dramma di questa famiglia. Noi, in quanto forza attiva nel paese, che scrive, parla, critica, e che dunque sente anche responsabilità nei confronti dei concittadini, abbiamo sentito il dovere di interessarci e di provare a fare qualcosa.

Vogliamo impegnarci con ogni mezzo per far sì che non ricada il silenzio su Debora e Paolo, e ci rivolgiamo sin da ora a tutta la realtà imprunetina. Non si tratta di politica, ma si tratta di mostrare umanità e dare dignità ad una famiglia che non chiede la Luna, ma soltanto di essere ascoltata e di ricevere aiuto, cercando innanzitutto di evitare di finire per strada quando arriverà lo sfratto. Il nostro appello è all’Amministrazione comunale, al mondo politico, alle associazioni, alla cittadinanza: non lasciamo soli Debora, Paolo e i loro figli, ma attiviamoci affinchè possano vedere una luce in fondo al tunnel nerissimo che stanno attraversando.

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