STEFANO LAMBARDI: L’architetto toscano della filosofia del costruire.

STEFANO LAMBARDI: L’architetto toscano della filosofia del costruire.

L’infanzia a Montalcino, gli echi del borgo, la madre e il padre, la discontinuità scolastica, le crisi, gli incontri del destino, la mente come sovrana decisionale e infine lei…l’architettura alimentata dalle muse moderne e dall’amore per i figli e i giovani di oggi. Tutto questo in un inedito racconto di Stefano Lambardi, docente presso l’Università di Architettura di Firenze e apprezzato Libero Professionista.

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Stefano Lambardi è un architetto affermato- e come dice lui – raccontandosi nella mia rubrica SLIDELIFE, è un uomo fortunato, che ha sempre saputo cogliere le opportunità giuste, le riflessioni adeguate e individuare le persone colme di energie positive.

 

“Nella vita bisogna avere gli strumenti culturali e intuitivi per cogliere le opportunità”.

 

Nasce nel comune di Montalcino, nella provincia di Siena, esattamente il 26 giugno del 1962. Vive un’infanzia serena contornato dal paesaggio della Val D’Orcia, ‘gustando’ a pieno il borgo rimasto quasi intatto dal XVI secolo. Qui vive anche Vera, la mamma di Stefano, la quale lavorava in una pasticceria… ”Pasticceria da Mariuccia”, con dolci tipici della zona, poi brevettati ovunque. ‘Il Lambardi’ era conosciuto nel luogo sia per quel suo caratteristico casco di capelli riccioluti bruni, sia perché era il “FIGLIOLO DELLA VERA”.

Chi era esattamente mamma Vera, Stefano?
“Era ed è una gran lavoratrice che a me, figlio unico, ha insegnato il valore del sacrificio. Era una mamma molto severa ma adorava stare con i ragazzi e li conosceva tutti perché ogni mattina facevano colazione alla pasticceria.”

Quindi è lei che ti fa capire cosa sono i veri sacrifici della vita, e il babbo?
“Era segretario della CGL e quindi un attivista di sinistra, sempre immerso nella politica.”

Cosa hai appreso di importante da lui?
“Una grande coscienza sociale. Mi manca molto. Purtroppo è morto qualche anno fa ed è stata una cosa davvero brutta, di quelle che improvvisamente ti spodestano dal ruolo di figlio per trasformarti di colpo in un padre.”

Tornando a te ragazzino, che strada prendi dopo le Scuole Medie e che tipo di studente eri?
“Scelgo di frequentare il Liceo Scientifico a Siena, risultando uno studente pessimo e discontinuo. Vengo sempre rimandato a settembre, causando in mio padre e mia madre tanti, ovvi, dispiaceri.”

 Un aneddoto carino?
“Io che adolescente vado in Inghilterra dopo aver giurato a mio padre di esser stato promosso a scuola. Parto e lui poco dopo scopre che sono stato rimandato a francese e latino…una bufera… mi vivo comunque il mio viaggio, torno e vedendo mio padre così avvilito, inizio a riflettere.”

Quindi, quando subentra il vero Stefano?
“Quando decido comunque di andare all’Università di Architettura.”

“Provare, per conoscere, sempre”.

Cosa ti succede?
“Mi innamoro…dei corsi universitari, dei prof, fatico da autodidatta…”

 

“Autodidatta sempre, in ogni luogo e in ogni dove, scegliere il fare”

 

 

Procede tutto nei giusti tempi?
“No. Ho impiegato dieci anni per laurearmi, perché nel frattempo lavoravo per qualche progetto e ho poi avuto un momento di crisi riguardo la mia scelta e la vita in generale…”

 

“Regole , mere regole matematiche, costruzioni, spazi, davvero solo questo è l’Architettura?”

 

Come esci da questo labirinto machiavellico?
“Conosco quella che diverrà una mia cara amica, Valentina Rossi, questo incontro fortuito mi allarga gli orizzonti, mi cambia la vita. Grazie a lei ho modo di parlare e scoprire dei saggi importanti di Filosofia ma più che altro avere una visione diversa delle cose. La conoscenza di questa sfera del sapere mi pone davanti agli infiniti modi in cui l’uomo ha cercato nel tempo di rispondere ai dubbi relativi al cosmo, alle azioni, allo spazio, al pensiero in generale…per vivere l’Architettura, con la ‘A’ maiuscola e quindi diversamente.”

Potresti quindi darmi una massima di cosa è per te l’incontro?
“Certo…
L’incontro è la base incessante della crescita interiore e delle opportunità.”

Altri personaggi che hanno cambiato la direzione della tua vita o l’hanno consolidata?
“Sicuramente consolidata…Renato Rizzi, docente a Venezia e un grande teorico. Senza dubbio, poi, l’incontro, all’inizio della mia carriera, con Mauro Andreini di cui ho seguito l’attento disegno a mano e ad acquerello, senza dimenticare Fabio Capanni e Anna Franca Brancaglione, con i quali ho aperto il mio primo studio professionale.”

Spiegaci meglio… oggi, l’architetto moderno utilizza efficacemente gli strumenti tecnologici che ha a disposizione, forse sacrificando il disegno a mano…cosa ne pensi?
“Penso che appunto, il disegno a mano, sia fondamentale, non solo per ciò che concerne il disegno puramente geometrico ma proprio per lo schizzo, il bozzetto, il germe dell’idea.”

Quindi sintetizzando, ogni progetto risiede nel primo schizzo?
“Esatto.”

Parlami di Renato Rizzi…
“Mi ha permesso di ‘viaggiare’ nei saggi di Filosofia.”

In cosa oggi un architetto come Stefano Lombardi si sente vincolato?
“Sicuramente dal consenso altrui, che poi si rispecchia nell’immagine del bello o perfetto della massa. In parole semplici, inutile avere un’idea geniale che poi non è condivisa dalla maggioranza. Questo è il grande limite del nostro tempo.”

Praticamente il progettista -artista deve adeguarsi?
“Nei limiti della sua personale visione delle cose- idea, deve farlo sempre, in modo di realizzare l’opera, senza opporsi alla richiesta generale. Ma più che “artisti”, io credo che siamo degli “artefici”, sottoposti a quella “meraviglia” che è l’idea, che noi contribuiamo a far venir alla luce con il nostro “fare”.”

L’uomo è preparato all’arte contemporanea?
“No è impreparato e chiamato a dare un’interpretazione propria, cogliendo il significato che vede…in poche parole l’artista resta un mediatore e l’arte assume il valore soggettivo di chi la interpreta.”

Questa che io chiamo per comodità ‘rottura di senso’, è avvenuta ad un tratto o è frutto di un lungo processo?
“Tutto ha a che fare con la distanza fra colui che guarda e ‘l’oggetto’ dell’arte. Nel mondo classico, ad esempio, vi era una contemplazione ontologica metafisica, dove ci si mimetizzava con l’artista e la sua opera. Dopo il Cristianesimo c’è stata un’inversione di questa distanza, perché l’uomo si è posizionato al centro dell’universo per divenire pian piano l’interprete dell’arte stessa”.

 Fino a servirsene come rappresentazione dei suoi tormenti interiori e delle sue ribellioni?
Anche…

Un gigante della Letteratura che ha contribuito a ciò?
“Nel 1800, grazie a Giacomo Leopardi si rompe definitivamente la distanza e l’artista diventa un promotore della rilettura dell’immagine artistica.”

I nuovi lettori non dovrebbero anche essere più istruiti?

“Istruirsi per saper leggere e promuovere”

Il bello è davvero soggettivo o è oggettivo?
“Oggettivo sempre, prendi un dipinto di Rosso Fiorentino, di cui c’è una bellissima mostra a Palazzo Strozzi a Firenze in questi giorni…ecco, i colori, le linee, i volti con la loro evidente espressività…come fai a non essere oggettivo e a non trovarlo bello comunque?”

E le persone Stefano, sono belle anch’esse oggettivamente?
“Sempre, una persona bella esteriormente può suscitare paura o perplessità ma alla fine chiunque resta ammaliato dal fascino della sua luce.”

 

 

“Il bello è bello.”

 

A proposito di bello oggettivo…i tuoi figli, quanto hanno riempito la tua vita con la loro nascita?
“L’hanno totalmente stravolta in meglio. Li ho voluti ardentemente e ho scelto la donna giusta con cui farli. Curzio ha il nome di mio nonno, anche se ha scelto mia moglie di darglielo, Gregorio nasce 4 anni dopo. Li ho avuti a quasi 40 anni e come uomo maturo ero pienamente pronto a donarmi totalmente.”

 

“Sono un uomo molto fortunato”.

  

Come conosci tua moglie Letizia?
“La conosco nel 1996 ma ci fidanziamo solo nel 1998…in principio non ci stavamo simpatici, lei era molto timida ma era ed è di una bellezza e raffinatezza unica, oltre che molto intelligente.”

Siete entrambi architetti, siete mai rivali?
“No. Il lavoro resta quasi sempre fuori dalla porta di casa. A volte lei mi racconta semplicemente la sua quotidianità non per avere un confronto ma per avere un sostegno emotivo.”

Oggi, Stefano Lambardi è sia un docente universitario che un Libero Professionista, quale dei due profili lo senti più tuo?
Forse quello dell’insegnante, perché stare in mezzo ai giovani mi dona una continuità futuristica, dà un senso profondo alla mia esistenza… costruisco per loro…al contempo per parlargli di spazio, arte, progetti, devo progettare e far vedere loro di cosa si tratta…ecco lo Stefano Libero Professionista…”

 

II fare va di pari passo con il donare”.

  

Che tipo di studenti hai?
“I miei studenti sono tutti volenterosi perché esigo sacrificio e umiltà. Scelgono i miei corsi perché gli mostro uno scenario aperto fra storia e futuro.”

Ed eccoci alla creazione di Tetractis Progetti, dove in qualità di architetto e progettista lavori a capo di una squadra molto giovane creata da te…
“Sì si tratta di un team dove ho inserito giovani che ho visto crescere e di cui conosco competenze e forza di volontà. Una soddisfazione immensa. Stiamo benissimo insieme e collaboriamo felici.”

Quali sono le peculiarità della Tetractis?
“Ricerca della quiete e misura nella geometria, essenzialità di forma e riflessione nel rispondere a nuove esigenze urbane e sociali.”

Hai anche viaggiato molto per lavoro, infatti, seguendo il tuo bellissimo sito sulla Tetractis, si possono vedere le tue ‘opere’ collegate a realtà e terre lontane, oltre che alle radici della terra senese
“Da Montalcino alla Macedonia con la realizzazione del centro sportivo Goran Pandev, fino a riapprodare in Italia con splendidi progetti…insomma, un panorama vasto. Anche tante difficoltà. Progetti realizzati, altri, come a volte accade, rimasti sulla carta…”

 

Proviamo a ripercorrerne qualcuno…Bologna Shoa Memorial,,,

“Un progetto appunto legato alla memoria di uno dei più grandi e atroci stermini senza senso della nostra storia…Con questo progetto siamo arrivati purtroppo secondi ma merita di essere citato per dimostrare come l’arte e l’architettura possono legarsi in un connubio atto a sigillare certi avvenimenti e a rievocarli per creare una coscienza pubblica. Interamente progettato in cemento nero, costeggiando la Stazione di Bologna, contiene nella sua forma lineare, sia il concetto di ortogonalità, legato al mondo occidentale, che quello di diagonalità, legato al mondo orientale. Le evidenti diagonali utilizzate vogliono essere un’infrazione alla regola occidentale per ricollegarsi alla diaspora che ha colpito il popolo ebreo.”

Mi parlavi anche di alcuni graffi sui muri, che avrebbero dovuto rappresentare gli anni della sofferenza, legata a questo popolo a partire dal 70 d.C.
“Si…il graffio in segno di solco, sofferenza ma anche ribellione e traccia…”

Andiamo invece sulla realizzazione di un’opera più concreta, come Canalicchio di Sotto…Montalcino.
“Un ‘esperienza ipogea, questa volta realizzata per un privato, che aveva l’esigenza di costruire una rimessa per gli arnesi e la strumentazione adibita alla lavorazione della terra. Tutto è iniziato dall’incisione in terra di un lungo solco, lontano dall’abitazione principale, che poi ha dato vita a una lunghissima rimessa, invisibile dalla casa madre e perfettamente mimetizzata con la terra e il panorama circostante, una misura di paesaggio.”

Di questo, diciamolo, esiste un bellissimo video che ricostruisce minuto per minuto tutta la sua creazione…merita di essere citato anche il bellissimo complesso, legato al centro di accoglienza pellegrini…Ovviamente solo un assaggio di tutti i tuoi progetti che invitiamo ad andare a vedere sul sito stesso.

A questo punto vorrei concludere con una domanda…quanto, oltre alle competenze, conta il carattere di una persona, per realizzarsi nel lavoro?
“Penso sia fondamentale, sicuramente una persona più aperta a cogliere gli input esterni, ad ascoltare, approfondire, sarà sempre più avvantaggiata, oltre a questo ogni oggetto o persona, può rappresentare il concetto di ‘musa ispiratrice’…”

Chi sono le muse dei nostri tempi?
“Tutti coloro, uomini o donne che senza saperlo rischiarano la nostra giornata e illuminano il nostro cammino, dandoci energie fantastiche, senza un fine reciproco e senza saperlo.”

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BREVE CURRICULUM VITAE: “ Mi chiamo Sabrina Merenda e sono una Pedagogista intrepida, specializzata in Psicologia Dell’ Età Evolutiva. Ho varcato da tanto il mondo dell’editoria con la pubblicazione di tanti testi di Antropologia, Storia, Romanzi, Novelle. Premi e riconoscimenti importanti hanno incoraggiato il mio cammino ma tramite il Giornalismo ho realizzato il mio obiettivo di portare la notizia ad essere il trampolino di qualcosa che va oltre l’informazione, per concretizzarsi in una nicchia dedita alla Biografia Umana: singola o di gruppo, territoriale o privata. Mi interessa l’iniziativa dell’uomo in generale. Nella mia Rubrica Slidelife c’è uno spazio speciale dedicato ai bambini e ai giovanissimi, nel tentativo di dargli una visibilità umana rivolta ai loro intenti o alle loro imprese. Sono la creatrice dei Corsi Geniuspen rivolti ad un approccio Giornalistico fra i giovanissimi e gli Over. L’Etica e il rispetto di essa è il mio valore più grande. Non ascolto cosa la gente dice ma quello che la logica spiega. Credo nell’impossibile perché scrivere oggi è difficile ma sono qui e amo il mio lavoro con tutta me stessa. Ogni volta che narro una vita, un’impresa, una sfida, vivo a 360 gradi la vita degli altri e ascolto senza registrare perché dico solo quello che il mio interlocutore vuole ma ascolto la sua vita oltre.”

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