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A pensare siamo bravi tutti ma a come costruire un pensiero al fine che funzioni… questo no.. Un dono? Un’abilità ? O semplicemente il modo naturale che Jack ha a disposizione. Da quando è nato si accorge di avere un pensiero divergente, di dover bleffare, fingere di essere meno sensibile, meno pronto, meno veloce. Finge? Oppure lui è anche questo ma riesce per una sconosciuta formula propria a superare le difficoltà con un’energia propagante e inattesa? La stessa che lo fa balzare da un ostacolo ad un altro con una tattica tutta sua, creativa, silenziosa, mirata. E in tutto questo, il suo punto di forza è mantenere la sua candida ingenuità, fatta di altruismo, aperture e di quel suo essere amico ‘fresco’ della porta accanto. Ecco che nelle pagine del suo diario ci trasporta nel suo universo, fatto di cose familiari, situazioni consuete, volti affettivi profondi, spazi chiusi, aperti, in cui la sicurezza di come si pensa è tutto, specie per un adolsecente.

Sabrina Merenda

Viandante sul Mare di Nebbia

“”Mi chiamo Jack Dog e ho una vita comune a tanti adolescenti. L’apparire comune è il mio alibi. Mia madre Rosy dice che da quando ho emesso il primo vagito di vita, sono stato un divergente. Avevo una macchia color caffè latte sulla schiena, come lei e mio fratello. Rosy la chiamò il Teorema D.
Un triangolo d’amore solo nostro, con strategie matematiche uniche.

Saltai tutti i processi evolutivi, cognitivi che hanno i lattanti prima di gattonare e camminare. Ho faticato ad attaccarmi al seno, tanto da costringere Rosy ad escogitare un modo alternativo per allattarmi. Non poteva porgermi il classico biberon studiato per neonati, perché aveva un foro troppo piccolo e così fu obbligata ad allargarlo con uno spillo da balia, fino a farmi ingoiare il latte velocemente.
La prima mandata mi arrivava come un siluro e quando la mia ingordigia si placava, lei si tirava via il latte manualmente e me lo porgeva a solo un mese con un cucchiaino. Dormivo a tratti e mai più per dieci minuti. Mio padre Jim pensava fossi un gran problema ma Rosy sosteneva che tutto quello stare sveglio mi avrebbe portato precocemente ad acchiappare stimoli di ogni tipo.

Rosy non aveva aiuti ed era sfinita ma non mollava. Ascoltavo i più famosi compositori a sei mesi, e crollavo sfinito solo quando Rosy dava l’aspirapolvere e mi tentennava involontariamente mentre mi teneva nel marsupio. Lei sosteneva la mia esclusività ma solo con Jim e senza dirlo a nessuno. Le madri come Rosy ti fanno spuntare i denti precocemente. A quattro mesi avevo in bocca tutti gli incisivi e in via del tutto strana i candivergenteini. Stavo seduto. A sette mesi non chiedevo di scavalcare il lettino a sbarre dove lei mi teneva a giocare e mi buttavo direttamente di sotto e quando Rosy accorreva preoccupata, ridevo felice. Non sono stato svezzato con farinate o minestrina ma con ricotta mischiata ad yogurt, questo perché amavo mischiare il dolce con il salato.

Jim mi chiamava lo svedese. Mi annoiavo con le favole e non a sentir leggere l’Iliade.

La prima parola pronunciata è stata Rosy e non mamma perché mi piaceva come Jim la chiamava e Rosy mi teneva stretto nel lettone perché avevo paura del buio. Jim sosteneva che dovevo andarmene e litigava con Rosy perché pensava che stesse viziandomi, in realtà mi stava dando uno scudo per l’eternità. Infatti promisi che il primo giorno di scuola avrei portato il grembiule con dignità, come si fa con una divisa, andando a dormire nel mio lettino, così fu e da allora non ho più messo piede in territorio Jim-Rosy. La mia indipendenza non aveva pari e iniziai a rendermi conto che riuscivo a controllare le situazioni e a risolverle, partendo da posizioni diverse da quelle degli altri bambini.

Compresi solo allora il Teorema D e che i divergenti sono esseri speciali, superiori agli occhi degli altri, fino ad essere ripudiati dagli accaniti gelosi.

Dal nulla riescono a colmare qualsiasi problema e ci arrivano mediante un pensiero intuitivo che scarta le logiche più ovvie per dar vita ad idee originali. Dei super eroi moderni ma più concreti, meno esibizionisti, più banali.

Si nascondono nei cittadini comuni ma hanno abilità cognitive potenziate che dipendono dalla struttura del cervello; se è divergente, è in grado di stimolare nuove prospettive, superando gli schemi di ordinamento ordinari. Annientando le paure e concentrandosi sul possibile e l’impossibile. Così capisci che puoi chiedere di più dal tuo cervello ma prima di capirlo vai lento, così lento che tutti pensano che non arriverai e poi, scarta una priorità e poi un’altra e un’altra ancora, arrivi a fare centro e poi un altro centro e ancora di più.

Non ti gasi mai. Quelli come me sono sensibili e altruisti. Chissà come era il piccolo Newton o Walt Disney o Steve Jobs? Di sicuro invece di ‘rompere’, rompeva gli schemi. Ora vi saluto e nella prossima puntata vi racconto come un divergente si comporta alle Elementari…eh eh !”

 

 

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1° Liceo Scientifico, SCIENZE APPLICATE, 14 anni; SEGNI DI RICONOSCIMENTO: occhi mutevoli dal marrone al verde. CARATTERE: sono un ragazzo simpatico a cui piace divertirsi, parlare con gli amici; sono estroverso anche con chi conosco da poco. Mi vesto alla moda e sportivo. Ho la caratteristica di essere gentile e riconoscente verso chi mi è sempre stato vicino. Scrivo sulla rubrica Gli Sprecati da sempre, perché ho sempre avuto la libertà di esprimermi ed esporre le mie opinioni in modo argomentativo, confrontandomi con il pensiero della gente.

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