IL FACEBUS

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Autunno alle porte. Start scuola, start sport, start autobus, start facce. Facce da autobus: Facebus. Siamo un popolo di traghettati su ruote, forse il rimasuglio della generazione che aspetta l’età matura. Sedici anni per il mitico centoventicinque e diciotto anni per la patente d’auto. Il tutto dovrebbe tamponare le paure delle madri o dei padri – ATTENTO CHE CADI!

In effetti, la cronaca è piena di incidenti avvenuti con i motorini, sempre più coinvolti, considerando l’alto livello di traffico, la disattenzione di chi è alla guida e la sfortuna. Fato, destino o errore che si può evitare? Così ascoltiamo, rimandiamo autoproclamandoci i traghettati! Dunque sempre e solo autobus ogni mattina: andata e ritorno, qualcuno quattro autobus e come canta uno stornello di Vasco:

“C’è chi dice no…c’è chi dice no…”

Ma l’articolo è incentrato su chi dice sì. Su chi decide di sacrificarsi per un po’ e prendere l’autobus. Allora, entrata al capolinea per aggiudicarsi il posto, quando il campo è fluido e con poca ressa. Qualcuno, cuffie agli orecchi, non vuole parlare…bene, evitiamo di dargli il buongiorno. Altri, libri aperti per il ripasso mattutino – Oh no, già a quest’ora? – Freddo, ne abbiamo più degli altri, eppure ci vestiamo ancora estivi. Quanto si protrae la nostra vacanza? Cerco per parlare…niente. Facce bianche, inchinate, confuse fra zaini e cappucci. Guardo dal finestrino l’asfalto scivolare e ancora bollire, bollire. Luc ci vede i registri di classe invece dei segnali stradali. E mentre le fermate si avvicinano alla destinazione, si ode un borbottio…parliamo delle New entry… i nuovi prof…meglio abituarsi, certo che sì…ci affezioniamo, in fondo è così ma ogni anno capita di doversi adattare…magari spiega meglio e di sicuro non ci annoiamo. Adattamento…come ora…finestrini chiusi…manca l’ossigeno, non si respira!

“Scusi ho freddo può chiudere il finestrino…” 

Dai mi alzo, dono la poltrona, non è tanto anziano, ma dai…magari si stanca meno.

“Per chi mi ha preso eh! Ancora le gambe mi reggono bene!”

“Va bene mi scusi tanto, pensavo che… “

E intanto mi sono alzato e il posto me lo ha fregato una coppia di innamorati. Loro alle otto del mattino parlano e parlano…

“Vabbè dai, mi appoggerò al palo.”

Intanto Nensy ha paura, teme che qualche strano tipo monti sopra l’autobus e ci traghetti altrove. Riuscirà il traghettatore di oggi a portarci a destinazione?
Ci sono tre tipi di traghettatore: il traghettatore raptus…velocissimo e determinato. Il traghettatore formica…va pianissimo e fa venire la nausea e infine il traghettatore canguro…singhiozza dopo il primo semaforo.
Sul finestrino, intanto, dopo i racconti di cronaca vera di Nency, passano tutte le immagini delle bombe, dei disastri, dei bambini coinvolti…che volto ha questa paura…ha una faccia identificabile?

“Dai Nensy non pensarci, concentrati sul sole che c’è fuori- le gridano le amiche.”

Impossibile, lei vive la terra come una cosa sola, un posto dove tutti siamo in simbiosi. Nensy ha ragione. Vorrei dirglielo ma ha solo voglia di pensare. Intanto si preannuncia un temporale- oh no! La pioggia al rientro non potrei sopportarla, la corsa sotto l’acqua, la tresca per entrare, per scivolare e non rischiare di rimanere schiacciato dalle ante delle porte scorrevoli. Oggi no.

Uno spintone mi fa rimbalzare, mi tasto i jeans…portafoglio ok… zaino ovviamente sul capo.

“Ma chi cavolo sei!!!”

“Ciao!” ( SGUARDO DA CERBIATTA)

E allora penso:

“Gulp…ma questa a che fermata è salita? Una bellezza rara!”

E non faccio in tempo a sognare che già è sparita…scomparsa nel nulla. Salirà domani? Quasi quasi prendo come oggi l’autobus prima. In fondo il Facebus non fa proprio schifo!

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1° Liceo Scientifico, SCIENZE APPLICATE, 14 anni; SEGNI DI RICONOSCIMENTO: occhi mutevoli dal marrone al verde. CARATTERE: sono un ragazzo simpatico a cui piace divertirsi, parlare con gli amici; sono estroverso anche con chi conosco da poco. Mi vesto alla moda e sportivo. Ho la caratteristica di essere gentile e riconoscente verso chi mi è sempre stato vicino. Scrivo sulla rubrica Gli Sprecati da sempre, perché ho sempre avuto la libertà di esprimermi ed esporre le mie opinioni in modo argomentativo, confrontandomi con il pensiero della gente.

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