Il buio pericoloso e le baby gang

Il buio pericoloso e le baby gang

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Lisa Nabada ha 13 anni e si occuperà di Cronaca. Non racconterà niente di nuovo, tentando di riflettere su ciò che la tv, la stampa, i Social offrano ai ragazzi a livello di informazione. Su di loro ha un effetto di ‘gioco forza’ un’ informazione di tipo visivo-immaginativo. Qui di seguito vi verrà proposto un doppio articolo, il primo riguardante il buio e la paura e il secondo le Baby Gang. 

Il buio fin da quando siamo piccoli, infatti, rappresenta uno spazio misterioso e non conoscibile, pertanto risulta spaventoso. Per esorcizzarlo e farcelo piacere cerchiamo di ricorrere alla nostra parte razionale, logica: ci ripetiamo che è una dimensione naturale, dove ciò che non vediamo, è solo coperto da un manto illusorio e che in verità ogni oggetto, persona, azione, si muove al suo interno come sempre. Oppure, da piccoli, cerchiamo un oggetto transizionale a cui attaccarci per rassicurare le nostre ansie. Ma cosa accade quando diventiamo grandi abbastanza per non attaccarci più al nostro orsacchiotto? Magari, pressatamente bombardati e giustamente informati di ciò che a volte accade, nel buio, in tutto il mondo?  Abbiamo qui tanto bisogno degli adulti…

A questa piccola Giornalista in erba, scrivere le è servito, non solo per esorcizzare le sue sottili e sensate paure, ma anche per rispondere a tanti interrogativi che i ragazzi si pongono. Anche qui sfatiamo il luogo comune che tutti i preadolescenti e gli adolescenti di oggi vivono in un mondo ovattato e disincantato. Qualcuno di loro è talmente proiettato nel fatto di cronaca da soffrirne. Giusto allora staccare la spina ed evitare di esporre il ragazzo ai fatti attuali? No, giusto parlarne e scrivere, in modo da analizzare ogni possibile esasperazione del fatto o al contrario, una eccessiva sottovalutazione. La penna allora diventa magicamente un ago della bilancia, in una dimensione dove la paura si assottiglia sempre di più, coinvolgendo gli animi più sensibili,  preparandoli a gestirla. Perché chi non pensa, non teme e chi teme, trova soluzioni. Purtroppo, non solo al buio avvengono fatti terribili e la cronaca, in questi giorni ci propone purtroppo fatti agghiaccianti. Il clima di paura diventa una macchia invisibile e senza un volto specifico, a volte perfino senza logiche, se non quelle della follia o del potere. Ai giovanissimi non resta che incolpare il buio…ma non quello effettivo, quello dell’anima. Quindi, ben venga questa acuta sensibilità. Una sensibilità che parla anche di Baby Gang, argomento trattato non molto tempo fa e  purtroppo ultimamente, su tutte le testate giornalistiche. Già riuscire ad aprire un Giornale, a leggere, a informarsi e non vivere solo di immagini o notizie veloci, a noi della Geniuspen, sembra tanto.

Sabrina Merenda

 

Perché il buio ci fa paura più del giorno?

Nessun orsacchiotto risponde e forse i genitori ci credono grandi abbastanza da gestirlo tutto da soli. Non è così. Ci hanno insegnato ad analizzare con rigore. Allora la notte fa più paura perché non riusciamo a distinguere le cose che ci circondano. La tv, i Social, i luoghi comuni ci raccontano che ‘gli uomini cattivi’ agiscono di notte al buio, perché hanno la certezza che nessuno li veda. Forse in parte è così, ma nello stesso buio dove vediamo e gioca il male, ci sta anche il bene, magari camuffato quanto l’uomo del crimine. La scena tipica si riferisce a quel passante che mentre porta fuori il cane in una gelida notte d’inverno, assiste a un reato e così l’innocente casuale diventa non solo un testimone del buio, ma anche la vittima di un clima di paura, che nell’immaginario si amplifica sempre di più, tentando ogni via d’uscita.

Maria ha 13 anni e mi racconta che la notte, da quando sente parlare dei fatti di cronaca che hanno coinvolto una ragazzina della sua età, non riesce ad addormentarsi e accende continuamente la luce nella sua stanza. Se poi la sera stessa ha perfino guardato in tv un Giallo o un Film di azione, le entra sulla pelle una strana sensazione, che la induce a brancolare di qua e di là. Il suo cervello, che durante il giorno veniva incolpato di passività, in realtà la sera diventa attivissimo, trasformandosi in un contenitore di immagini bomba, in grado di esplodere in ogni momento, facendole rivivere le stesse scene che ha visto.

Jonny, 15 anni, pensa che il buio sia il niente per vari motivi: in primis perché nasconde solo ciò che la luce del sole porta ad osservare meno, dando per scontato tutto, compreso il male e quindi  temendolo meno, mentre la notte trasforma in esseri pignoli, che controllano tutto e dunque capaci di vedere realmente ciò che accade. Quindi, il fatto di credere nella notte come a un qualcosa di diabolico è solo una convinzione.

Alice, 14 anni, ammette che la notte offre al crimine e alla cattiveria una maschera in cui nascondersi e che il modo migliore sia prevenirla diffidando del buio.

Purtroppo ultimamente atroci attentati o risse, sono avvenuti in piena luce e non esistono logiche, convinzioni o altro che ci rassicurino e non ci resta che cercare di distrarci dal timore. Questa paura non deve comunque schiacciarci o renderci vulnerabili a tal punto da non vivere bene la vita. Il difficile avviene quando a tradirci non sono gli adulti ma i ragazzi come noi. Non adulti del crimine ma bande di ragazzini del crimine.  Ragazzi dai 10 ai 16 anni, secondo la cronaca degli ultimi tempi, armati di mazze, coltelli e altro con i quali perseguitare e intimorire altri adolescenti. Si citano luoghi esatti in cui si muovono in Italia, ma se andiamo a leggere gli ultimi fatti di cronaca, scopriamo che esiste una vasta mappatura e che il triste fenomeno riguarda ogni città. Quindi, il primo punto che bisogna porci, è non crearsi uno stereotipo negativo solo di una determinata Regione, ma iniziare a vedere il fenomeno come qualcosa che può riguardare chiunque. In tutti i casi, incombe un interrogativo:

Cosa è che induce questi adolescenti a comportarsi così?

Innanzi tutto l’assenza di una famiglia alle spalle e il crescente senso di solitudine in casa. Prima i ragazzi crescevano in grandi famiglie, dove comunque c’era sempre qualcuno che gli teneva compagnia, oggi il nucleo familiare si è ridotto ed è costretto a molte ore di lavoro, così diminuisce il supporto in un’età delicata. La “ Gang” diventa  una famiglia sostitutiva, senza regole da seguire, se non quelle della libertà e della ribellione, un’arma a doppio taglio, perché mentre rende autonomi, costringe il ragazzo a rispondere ai comandi del gruppo, dal quale difficilmente riesce a svincolarsi.

Ho immaginato questi ragazzi come volti sconosciuti che ad un certo punto ottengono una carta d’identità. In realtà necessitano di una guida, di un controllo, anche di essere sgridati, perché l’educazione stessa crea sicurezza. In secondo luogo, questi ragazzi non hanno sviluppato le ‘risorse dello studio’ e lo vedono solo come un ‘bagaglio’ inerente l’imparare alcune nozioni e non in grado di innescare la gestione della propria emotività o intelligenza. A rappresentare un pericolo è anche il troppo tempo libero che hanno, perché alla fine stanno troppo tempo nella strada e senza volere incontrano cattivi consiglieri e spesso seguono ad occhi chiusi un amico che si è messo in qualche guaio. Questi ‘amici guaio’ diventano la loro sorgente di affetto, quello che non hanno o non hanno capito. Sono vulnerabili, apatici e commettono atti insensati. Poi ci sono le vittime di tutto ciò, che piangiamo ogni giorno e di cui dobbiamo parlare per forza, perché questo non accada più.

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BREVE CURRICULUM VITAE: “ Mi chiamo Sabrina Merenda e sono una Pedagogista intrepida, specializzata in Psicologia Dell’ Età Evolutiva. Ho varcato da tanto il mondo dell’editoria con la pubblicazione di tanti testi di Antropologia, Storia, Romanzi, Novelle. Premi e riconoscimenti importanti hanno incoraggiato il mio cammino ma tramite il Giornalismo ho realizzato il mio obiettivo di portare la notizia ad essere il trampolino di qualcosa che va oltre l’informazione, per concretizzarsi in una nicchia dedita alla Biografia Umana: singola o di gruppo, territoriale o privata. Mi interessa l’iniziativa dell’uomo in generale. Nella mia Rubrica Slidelife c’è uno spazio speciale dedicato ai bambini e ai giovanissimi, nel tentativo di dargli una visibilità umana rivolta ai loro intenti o alle loro imprese. Sono la creatrice dei Corsi Geniuspen rivolti ad un approccio Giornalistico fra i giovanissimi e gli Over. L’Etica e il rispetto di essa è il mio valore più grande. Non ascolto cosa la gente dice ma quello che la logica spiega. Credo nell’impossibile perché scrivere oggi è difficile ma sono qui e amo il mio lavoro con tutta me stessa. Ogni volta che narro una vita, un’impresa, una sfida, vivo a 360 gradi la vita degli altri e ascolto senza registrare perché dico solo quello che il mio interlocutore vuole ma ascolto la sua vita oltre.”

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