Erbacce ed erbette varie del paesello…

Erbacce ed erbette varie del paesello…

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Visto che nel nostro “paesello-social” ultimamente si parla molto di “erbacce” io, da brava, mi sono documentata.

Dunque, cercando il significato esatto di “pianta infestante” o “malerba” oppure più popolarmente conosciuta come “erbaccia”, s’intende una pianta che, non rivestendo alcuna funzione utile per la produzione agricola, va a danneggiare le piante esistenti entrando in competizione con esse oppure addirittura parassitizzandole (sentite che vocabolario forbito uso oggi!).

E, camminando per le vie principali del paesello, ho notato che ci sono veramente tante “erbacce” in circolazione, le vedo spuntare tra i marciapiedi, tra i sampietrini, nei vasi e nientedimeno che negli edifici… Anche in quelli importanti, pensate un po’!
Queste “erbacce” non sono belle né da vedere né da sentire perché al paesello hanno anche il dono della parola, quindi sarebbe il caso di eliminarle con l’estirpatore, con una bella zappa, manualmente, oppure, per andare sul sicuro, usando la tecnica del bruciatore.

Però, perché c’è sempre un però, ci sono determinate “erbacce” che sono “toste” e/o “stupefacenti” (ops!), difficili da rimuovere in quanto si propagano sottoterra con le radici, si sviluppano zitte zitte senza dare nell’occhio per poi uscire allo scoperto rivelandosi per quello che sono: delle “erbacce” piuttosto squallide.
Una di queste è la Gramigna che dipinge perfettamente il mio soggetto in questione e, se vi documentate, scoprirete che è una pianta perenne, quindi non ci se ne sbarazza facilmente perché è considerata mooolto competitiva, non molla l’osso ed ha un’elevata resistenza al calpestamento.
La Gramigna la potete trovare facilmente, va di moda al paesello-social ed è anche conosciuta volgarmente come “erba canina”, ve lo dico perché la tendenza del momento è essere un po’ volgari ed è considerata una pianta altamente infestante sia nei campi che nei prati e, nel nostro caso, addirittura nei social.

Come andrebbe estirpata la nostra Gramigna? Con una sacrosanta dose di educazionebuon sensorispetto ed umiltà, caratteristiche che purtroppo mancano.

“A buon intenditor poche parole”, vi lascio con un aforisma che casca proprio a pennello: “Se si vuole un buon raccolto, bisogna fare attenzione alla qualità della semina: non potremo aver pane, seminando zizzania”. (Giuseppe D’Oria)

 

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