Destinati a scomparire

Destinati a scomparire

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Se ancora vi state chiedendo come mai il Partito Democratico abbia dimezzato i consensi, finendo in un paio d’anni al 18% e diventando una forza sempre meno rilevante nella politica italiana, guardate le notizie delle ultime settimane. Basta ascoltare le dichiarazioni dei suoi esponenti, e vedere le facce di gran parte di essi, per essere certi non solo del motivo per cui il Pd si è ridotto così, ma anche del fatto che di questo passo la meta finale sarà una completa estinzione. Il Pd sta tentando di rilanciarsi attraverso lo strumento delle primarie, dove i nomi dei candidati non entusiasmano né convincono; il meno peggio tra questi, Nicola Zingaretti, non sembra in grado di sganciarsi definitivamente da quella malattia che sta divorando il Pd dall’interno da quasi sette anni: il renzismo.

Di fronte alla domanda di Andrea Scanzi sull’argomento, l’altra sera su La7, il governatore della Regione Lazio è apparso titubante, evasivo, incapace di dire con forza che il Pd deve tagliare i ponti con il suo passato recente. Di conseguenza, anche buone seppur timide idee come quelle di Zingaretti paiono destinate a subire, se egli vincesse le primarie, l’asfissiante preponderanza del gruppo renziano. Paradossalmente infatti il Partito Democratico è ancora schiavo di quei personaggi che hanno calpestato la storia della sinistra italiana e ridotto il partito ad un vuoto contenitore che perde ogni elezione a cui si presenta. Quando nel 2016 lanciarono l’infausto referendum costituzionale, Matteo Renzi e Maria Elena Boschi promisero che in caso di sconfitta avrebbero lasciato la politica; nonostante quel 4 dicembre il 60% degli italiani abbia rispedito al mittente il maldestro tentativo di sfigurare la Costituzione, la premiata ditta fiorentina è ancora in attività, e anzi monopolizza la propaganda pd su giornali e tv.

Di per sé già poco simpatici nell’immagine, quando parlano riescono a rimanere ancora più sul gozzo. Hanno dettato la linea di opposizione del Pd sul tema “fate schifo come noi!”, gridato dopo il decreto salva Carige, identico sì al decreto salva Mps (entrambi giusti e necessari) ma non certo a quello che salvò le quattro banche popolari, il quale azzerò le obbligazioni e permise una via di fuga al parentado della Boschi in Banca Etruria. Nella geniale strategia politica del Pd di questi tempi, una luce brilla però su tutte: la proposta di indire una raccolta firme per un referendum abrogativo del reddito di cittadinanza, annunciata dall’ex sottosegretario Sandro Gozi, renziano di ferro che rivendica di essere vicino a Emmanuel Macron. Subito sono arrivate adesioni alla sontuosa idea di Gozi, in una guerra santa contro i poveri che ha trovato d’accordo Feltri e Rosato, la Carfagna e la Boschi, che è riuscita con un penoso tweet a riabilitare persino Alessandro Di Battista, rientrato in Italia dopo otto mesi di vacanza nei quali ci diceva dalle Americhe come dovevamo vivere, il quale ha saputo risponderle per le rime.

Il reddito di cittadinanza è, nel suo tentativo di combattere la povertà, e pur con i suoi tanti difetti, una delle poche cose buone della manovra; dire di volerlo abolire è agli antipodi di quello che dovrebbe fare un partito di sinistra, vicino agli ultimi, intenzionato a ripartire da una base e non avente come guida in politica economica gli insegnamenti di Marchionne. Il Pd però è ormai tutt’altro rispetto a questo, e probabilmente non sarà mai in grado di liberarsi da coloro che lo hanno distrutto. Di certo, la soluzione non sarà Carlo Calenda, che ogni tanto compare nelle cronache politiche come un vate illuminato che indica la strada da seguire: l’ultima volta pochi giorni fa, quando ha lanciato il suo progettone di una lista di moderati che strizza l’occhio a Forza Italia ma vuole tenersi il bacino elettorale del centrosinistra. Meraviglioso. La sinistra italiana dovrebbe ripartire da un figlio dei Parioli, uscito da Confindustria e entrato in politica con Monti. Il Pd con ogni cosa che gli gravita intorno è davvero destinato all’estinzione. Considerando tutto, forse però un male non è.

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