Dalle Vigne al treno, la storia del quartiere di Santa Maria Novella

Dalle Vigne al treno, la storia del quartiere di Santa Maria Novella

‘A te viaggiator voluto o casuale della bella Florentia’

1554
1
SHARE

 

Giorni caldi, giorni di ferie per alcuni. Tempo di vacanze, spostamenti, pendolari che tornano a casa e lascian Firenze per un po’. Turisti che approdano nel tempio dell’arte e del gusto.

“Da dove parti?”

“Dove arrivi?”

“Dal e nel quartiere di Santa Maria Novella!”:

Cos’è la città? Cos’è il quartiere? La risposta è nella storia e in un pensiero di Pausania:

Il nome di città, si può dare ad un raggruppamento di costruzioni che non possiede né piazze pubbliche né edifici, quindi un qualcosa, come più tardi specificherà Michelucci, anteriore all’urbanizzazione:

“Qualcosa che risiede nel rapporto sociale, che persone e gruppi riescono a determinare fra loro, costituendo la comunicazione da cui si accumulerà un bagaglio di valori e tradizioni che determineranno quella città.”

Parlando del quartiere di Santa Maria Novella a Firenze, sappiamo che l’insediamento domenicano, da cui ha origini il quartiere, si formò fuori dalle mura urbane, includendo tutti i borghi sorti intorno alle vecchie mura. Non fu tutto così semplice come appare sui testi da cui sono tratte le informazioni. Infatti, se in Santa Croce i francescani erano stati accolti con grande affetto dal popolo artigiano delle tintorie, i domenicani insediatisi nella parte opposta, appunto Santa Maria Novella, non furono accolti benevolmente, né dal popolo, né dal clero fiorentino. A cosa fu dovuto questo rifiuto? Al loro modo dotto e cattedratico di presentarsi. Ma San Domenico riuscì con i suoi discepoli a fondare un ordine tutto suo e una chiesa dove anche le donne furono coinvolte in opere religiose, conquistando a loro volta la fiducia del popolo. Tutto questo avvenne intorno al Duecento. Ma dovete sapere che la storia della chiesa di Santa Maria Novella e del quartiere omonimo, ha origini ben più lontane…

A parlarcene un documento del 983, dove la piccola chiesa è citata come cappella che sorgeva sull’area dove sorse il convento dei domenicani. Citata con il nome di Santa Maria fra le Vigne, proprio per la sua posizione in aperta campagna, fra le vigne, delle quali si intensificò la coltivazione proprio in questo periodo. Immaginatevi una piccola e solitaria chiesetta fra le vigne, perla rara fuori dalle antiche mura di Firenze. Venne ingrandita nel 1094 e consacrata solennemente dal Vescovo Ranieri. In seguito a questo evento, assunse il nome di Santa Maria Novella: novella come le nuove vigne, Maria perché dedicata alla Madonna.

Nel 1221 venne ceduta ai domenicani che da due anni si trovavano a Firenze. Nel 1224 si resero conto che la chiesa offriva poco spazio per accogliere i fedeli e iniziarono la costruzione di un tempio vasto e funzionale. Il 18 Ottobre del 1279 venne posta la prima pietra, su richiesta del priore, zio del famoso poeta Cavalcanti. La prima cappella edificata venne dedicata a San Luca, perché in quel giorno si festeggiava questo santo. La sua costruzione non durò certo pochi mesi ma ben 70 anni e completata per opera di Leon Battista Alberti, in purissimo stile rinascimentale. Si ottenne una lunghissima chiesa di cento metri, che i domenicani trasformarono in un centro della vita del quartiere. La piazza divenne lo scenario del palio dei cocchi. Ci sono voluti altri ingegni per trasformare questo quartiere nel fulcro dell’epopea moderna, legata alla ferrovia e ai viaggi. La prima stazione, infatti, fu la Lepolda, chiamata così in onore del Granduca Leopoldo II di Lorena, inaugurata il 15 febbraio del 1848, fuori Porta a Prato. La seconda stazione, appunto “Maria Antonia”, fu costruita in Santa Maria Novella. Un evento urbano sigillato per sempre nella data del 1800 fiorentino.

Questa stazione restò in funzione fino al 1931. Nel 1933 fu scelto il progetto per la nuova stazione del gruppo di Giovanni Michelucci, in onore dell’epoca moderna sancita nel suo stile. Ancora oggi questo quartiere rappresenta il massimo espediente mimetico, di un assemblaggio nuovo, incastonato con la parte vecchia della città. Delle origini del nome, legato alle vigne, resta Via Della Vigna Nuova, allor del convento di San Pancrazio, situato nei secoli X e XI fuori dalle mura che seguivano Via Tornabuoni. Le vigne, floride e profumate scomparvero nel 1200 quando il traffico mercantile aumentò notevolmente e i fiorentini furono costretti ad abbattere le vigne. Le fu data l’attributo nuova per distinguerla da quella esistente dalla parte opposta della prima cerchia…Santa Croce..Via Della Vigna Vecchia.

SHARE
Previous articleIl trionfo di Lavinia Mannucci, la giovane mamma fiorentina è Miss Toscana
Next articleBagno a Ripoli, quasi un milione di euro per tubature nuove e moderne
BREVE CURRICULUM VITAE: “ Mi chiamo Sabrina Merenda e sono una Pedagogista intrepida, specializzata in Psicologia Dell’ Età Evolutiva. Ho varcato da tanto il mondo dell’editoria con la pubblicazione di tanti testi di Antropologia, Storia, Romanzi, Novelle. Premi e riconoscimenti importanti hanno incoraggiato il mio cammino ma tramite il Giornalismo ho realizzato il mio obiettivo di portare la notizia ad essere il trampolino di qualcosa che va oltre l’informazione, per concretizzarsi in una nicchia dedita alla Biografia Umana: singola o di gruppo, territoriale o privata. Mi interessa l’iniziativa dell’uomo in generale. Nella mia Rubrica Slidelife c’è uno spazio speciale dedicato ai bambini e ai giovanissimi, nel tentativo di dargli una visibilità umana rivolta ai loro intenti o alle loro imprese. Sono la creatrice dei Corsi Geniuspen rivolti ad un approccio Giornalistico fra i giovanissimi e gli Over. L’Etica e il rispetto di essa è il mio valore più grande. Non ascolto cosa la gente dice ma quello che la logica spiega. Credo nell’impossibile perché scrivere oggi è difficile ma sono qui e amo il mio lavoro con tutta me stessa. Ogni volta che narro una vita, un’impresa, una sfida, vivo a 360 gradi la vita degli altri e ascolto senza registrare perché dico solo quello che il mio interlocutore vuole ma ascolto la sua vita oltre.”

1 COMMENT

LEAVE A REPLY