“Sotto cattiva stella”, un’interpretazione strepitosa del dramma di Shakespeare al Teatro Moderno...

“Sotto cattiva stella”, un’interpretazione strepitosa del dramma di Shakespeare al Teatro Moderno di Tavarnuzze

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L’11 e 12 aprile al Teatro Moderno di Tavarnuzze, si è potuto assistere alla rappresentazione teatrale tratta della tragedia di Shakespeare, il cui titolo originale fu “The tragedy of Otello, the, moor of Venice”, terminata nel 1603 e ambientata a Venezia. In questa versione moderna appare sotto il titolo: “Sotto cattiva stella”. Qui la stella è infatti vista come un astro cupo e inaspettato in grado di coprire di odore di morte il capo di Desdemona, una fanciulla dal cuore puro, capace di distinguere l’amore passionale e eterno che prova per il condottiero Otello, detto il moro dato il colore scuro della sua pelle, da quello affettuoso e amichevole che prova per Cassio, il luogotenente dello stesso. La lattea e raffinata Desdemona sposa in segreto Otello andando contro il volere del padre e dei pregiudizi razziali. Il drammaturgo con questo dramma vuole smuovere ogni fisso pregiudizio che vede ciò che è scuro come male e ciò che è chiaro come bene. Vuole creare un dubbio e far capire che il peccato non ha colore, così come non lo ha l’onestà. Per questo motivo è così semplice per il giovane e talentuoso interprete di Otello al teatro Moderno, avere nel primo tempo la pelle colorata e poi nel secondo tempo averla bianca. Paradiso e Inferno sono messi in discussione ma non per Desdemona, lei sa riconoscere la differenza e sa anche amare in modo puro senza chiedersi quanto le parole possono ferire. Lo spettacolo inizia e viene infatti presentato come il dramma delle parole, capaci di uccidere o salvare.

Il maestro in assoluto di queste parole sarà Iago, alfiere del Moro, unico ad avere capito come le parole possono essere così potenti per ottenere qualsiasi cosa, fino a piantare il germe del male in qualsiasi cuore o intelletto. Astuzia, malizia, finta premura saranno le doti del giovane Iago, interpretato con una maestria unica e una presenza sul palco fisica e psicologia. Lui sa come usare i vocaboli, come utilizzare gli oggetti per iniettare nella testa del giovane sposo Otello il germe della gelosia. Fa in modo che Otello creda che Desdemona lo tradisca con Cassio e lei senza rendersene conto e per colpa di un fazzoletto perso, si trova ad essere uccisa strangolata. Non combatte, non smette di amare neppure mentre muore tradita da suo marito e dalle stelle.

La compagna di viaggio Emilia sarà la parte femminile in grado di denunciare il malinteso, di urlare al mondo l’innocenza di Desdemona, che non ha mai tradito, mai smesso di essere leale. Eppure non è stata creduta ma solo uccisa, sconfitta, derisa. Si è sdraiata su un letto profumato come il sesso fatto per amore e non ha avuto paura del calore di lui…consapevole di non poter fare altro che soccombere alla violenza scaturita dalla gelosia. Ne prende infatti atto come fosse un ultimo dono del matrimonio. La scena si fa trucida e al contempo mista di una santità mai vista, quella di una donna che non vuole morire se non pronunciando le parole “sono innocente”.

Desdemona ragazza fievole preoccupata solo su fare tornare il lume a suo marito e fargli capire che non lo ha mai tradito. Fra le sue mani ella muore, il pubblico prova un dolore terribile in un silenzio agghiacciante, con una morsa simile a quella che sente nei tempi moderni, quando dai fatti si cronaca apprende un femminicidio. Ma cosa scatta dopo tanti secoli nella mente di colui che uccide? Quanto il germe della gelosia può ancora rovinare vite e società? In ultimo una supplica per tutte le Desdemona della storia… muovetevi, scappate dal letto di follia non scegliete mai la fiducia della passione davanti a chi vi mostra ira, scappate lontano. Non scambiate mai il possesso per amore.

Desdemona resta inerme, quasi incredula di tanta offesa subita nel non essere creduta e nel vedere il volto di chi si fidava colato da odio…
“Guardatevi dalla gelosia mio signore… essa è un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre”.
Non esiste una sorte diversa per chi si lascia attrarre dalla gelosia… per chi la genera o la subisce e l’unico modo resta scappare.
Intenso uno Iago che ci spiega come sia semplice essere dei generatori di peccato “Basta rivolgersi come il migliore dei consiglieri”. Spesso coloro che vogliono farci sbagliare o scoppiare di ira sono coloro che ci stanno vicini e ci sembrano onesti. Una onestà mascherata che si nutre di veicolazione linguistica. Ancora questo genio della penna ci fa capire come le parole possono essere più affilate di una lama.
Iago viene imprigionato e perfino la ribelle Emilia muore sul palco accasciata sul corpo della amica ma almeno lei ha saputo ribellarsi e ha preferito non farsi toccare dalla passione, rifiutando per sempre Iago.

“Ella era innocente credetele”. Così supplica Emilia.

Quanta innocenza femminile dovrà essere gridata ancora perché anche nella nostra società non si incolpi la donna a prescindere, continuando a scusare e subire il germe della gelosia come un qualcosa di normale e da cui scusarsi. Si esce senza aver salvato Desdemona ma con la consapevolezza di Otello che non rinnega il suo errore ma lo ammette e per questo muore.

Shakespeare un maestro della psiche umana. Unico nel suo genere a far intendere il male come la cosa più semplice da subire. A secoli di distanza da noi, unico a gridare per Desdemona e a fare del bianco, bello, intelligente, onesto Iago, il volto della ipocrisia che ci circonda e alla quale vogliamo credere, diventando noi il diavolo. Otello resta colpevole. Iago, satana astuto ancora di più, Emilia che non ha ridato il fazzoletto alla sua amica, lo sarà quel che basta, ma Desdemona per noi sarà la colpevole assoluta perché incapace di ribellarsi a un amore ormai malato.

Ragazze non fatelo mai perché non esiste niente di romantico e resta tutto di tragico.

Interpreti strepitosi. La violenza la senti addosso come la passione padrona degli esseri umani, incapaci di comunicare riflettendo e in fondo nati primitivi e morti primitivi, incapaci di domare gli istinti bestiali. Shakespeare forse voleva dirci di più, voleva porci la possibilità di diventare poeti davanti alla bruttezza umana, sostituendo gli istinti con la parola composta.

Lo spettacolo, di Massimo Mattioli, ha visto la partecipazione di Filippo Signori, Manuel Rossi, Eleonora Poggi, Margherita Carmignani, Neri Landini, Marco Calosi, Anna Maria Dick, Matteo Di Ienno, Alessio Escorri, Roberto Fontanelli, Lorenzo Marziano, Olmo Paoletti, Andrea Stiaccini.

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BREVE CURRICULUM VITAE: “ Mi chiamo Sabrina Merenda e sono una Pedagogista intrepida, specializzata in Psicologia Dell’ Età Evolutiva. Ho varcato da tanto il mondo dell’editoria con la pubblicazione di tanti testi di Antropologia, Storia, Romanzi, Novelle. Premi e riconoscimenti importanti hanno incoraggiato il mio cammino ma tramite il Giornalismo ho realizzato il mio obiettivo di portare la notizia ad essere il trampolino di qualcosa che va oltre l’informazione, per concretizzarsi in una nicchia dedita alla Biografia Umana: singola o di gruppo, territoriale o privata. Mi interessa l’iniziativa dell’uomo in generale. Nella mia Rubrica Slidelife c’è uno spazio speciale dedicato ai bambini e ai giovanissimi, nel tentativo di dargli una visibilità umana rivolta ai loro intenti o alle loro imprese. Sono la creatrice dei Corsi Geniuspen rivolti ad un approccio Giornalistico fra i giovanissimi e gli Over. L’Etica e il rispetto di essa è il mio valore più grande. Non ascolto cosa la gente dice ma quello che la logica spiega. Credo nell’impossibile perché scrivere oggi è difficile ma sono qui e amo il mio lavoro con tutta me stessa. Ogni volta che narro una vita, un’impresa, una sfida, vivo a 360 gradi la vita degli altri e ascolto senza registrare perché dico solo quello che il mio interlocutore vuole ma ascolto la sua vita oltre.”