Parco di Sant’Antonio, condannato il Comune di Impruneta. Il consigliere Franchi: “Oscurata...

Parco di Sant’Antonio, condannato il Comune di Impruneta. Il consigliere Franchi: “Oscurata la vicenda, nessun imprunetino è stato informato”

la sentenza del tar ha confermato la condanna al Comune di Impruneta, come spiega il consigliere di Cittadini Per

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Di seguito il comunicato stampa del consigliere comunale di Cittadini Per Impruneta Gabriele Franchi, ben informato riguardo una vicenda annosa e spinosa che vede coinvolto il Comune di Impruneta, ora dalla parte del colpevole: il parco del Sant’Antonio, al centro di un contenzioso tra pubblica amministrazione e l’erede della marchesa Anna Carrega che, alla sua morte, lasciò alla comunità parte dell’area verde – ricco di tesori botanici, monumentali e artistici – con l’unica richiesta di farne un bene per l’intera collettività. Da allora, era il 1981, la parte di parco propria del Comune di Impruneta è lasciata all’incuria ed il degrado imperante ha comportato uno stato di pericolosità per cose e persone con il rischio di caduta di alberi ad alto fusto ed aree recintate poiché instabili. Scarampi, dopo aver provato le vie ordinarie e quelle giornalistiche, ha optato per le vie legali, citando in giudizio il comune di Impruneta, ora condannato per la mancata manutenzione del parco di Sant’Antonio:

“Il primo dovere di una pubblica Amministrazione – le parole di Franchi – dovrebbe essere quello di garantire sempre trasparenza e informazione su ogni tipo di vicenda, anche quelle meno edificanti. Ad Impruneta invece non è purtroppo così, e sebbene in questione ci sia il più importante parco pubblico del Comune, il parco di Sant’Antonio, si prova a oscurare tutto e a gettare la polvere sotto il tappeto.

Nessun imprunetino è infatti al corrente che lo scorso 14 marzo la Corte d’Appello di Firenze ha confermato la condanna del Comune di Impruneta per la mancata manutenzione del parco di Sant’Antonio. Dico confermato perché una prima sentenza del Tar, anche questa passata sotto silenzio, ci aveva già condannati il 14 Novembre 2017. Tale sentenza aveva condannato il Comune ad eliminare tutte le situazioni di pericolo sul terreno donato dalla marchesa Anna Carrega nel 1981, a procedere con la manutenzione sia ordinaria che straordinaria del parco e pagare le spese processuali. L’Amministrazione aveva fatto ricorso in Appello, ma la nuova sentenza ha ribadito in toto i punti di condanna espressi dal Tar.

In particolare, la Corte ha rigettato la richiesta del Comune sul difetto di legittimazione dell’intentante la causa, Lodovico Scarampi, erede della marchesa Carrega: nella sentenza si legge infatti che Scarampi è interessato alla pronuncia non solo quale proprietario confinante (alcuni alberi pericolanti rischiavano di cadere sulla proprietà di Scarampi) ma anche e soprattutto “nella qualità di erede di colei che ebbe a suo tempo a donare al Comune detto parco, essendo la donazione gravata da specifici oneri.”
La marchesa Carrega effettuò la donazione affinché il terreno fosse destinato a verde pubblico, ma di fatto il Comune non ha mai provveduto a renderlo di pubblica fruibilità né a mantenerlo, e anzi ha omesso di curare la manutenzione degli alberi ad alto fusto, degradati e pericolosi, posti lungo il confine tra le due proprietà: così Scarampi, dopo anni e anni di segnalazioni, ha scelto di fare legittimamente causa, e come ampiamente prevedibile ha vinto.

Nel 2014 il Comune rifiutò addirittura una proposta di transazione mossa da Scarampi proprio al fine di evitare una sentenza sfavorevole all’ente. La Corte d’Appello ha scritto anche che dalla documentazione prodotta dal Comune risulta insufficiente il “Programma di intervento 2018-2020”, cioè che in seguito alla prima sentenza del 2017 non si è agito nella maniera opportuna nel parco. Il risultato di queste folli scelte politiche e del non aver mai adempiuto ai doveri amministrativi è l’essere costretti a pagare migliaia di euro di spese processuali e inoltre 100 euro giornalieri per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione della sentenza, da maggio divenuta esecutiva. Nell’ultimo consiglio comunale ho provato ad esporre queste vicende, sottolineando come sia allucinante un simile sperpero gratuito di denaro pubblico: oltre ai continui tentativi di censura, l’Assessore Binazzi, il quale aveva poco prima definito simili sentenze perse “come intoppi di percorso normali per un’Amministrazione”, si è permesso di dirmi che io ero intenzionato a parlare del parco di Sant’Antonio perché avrei “interessi personali” nella vicenda.

Probabilmente l’Assessore non ha mai neppure messo piede nel parco, non ne conosce minimamente i tesori né la secolare storia di parco botanico. Chi invece ci ha messo piede e ben lo conosce sono quei consiglieri del Coraggio di Cambiare che qualche anno fa organizzavano con me passeggiate nel parco, difendevano le posizioni di Scarampi e criticavano con forza lo stato di abbandono e degrado dell’area. Adesso da parte loro tutto tace, evidentemente hanno cambiato idea sulla questione. Ciò che invece non è cambiato è lo stato del parco di Sant’Antonio, per il quale siamo arrivati ad essere condannati da un tribunale per non averlo mai tenuto come di dovere.”

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Nato nel 1990, mi sono appassionato alle vicende locali per necessità di lavoro, scoprendo che basta guardarsi intorno per raccogliere spunti di riflessioni e motivi di scrittura. Scrivere, è la mia esigenza. Conoscere la Storia, la mia passione. Vivo ad Antella, "campanilista" quanto basta, vago per il territorio alla ricerca di aneddoti da raccontare. Collaboro con TuscnayPeople e Tele Iride.

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