LA STORIA VERA DEL DRAMMA DELLA FAMIGLIA FAVIANI

LA STORIA VERA DEL DRAMMA DELLA FAMIGLIA FAVIANI

Racconto la vera storia, quella che nessuno conosce, quella di una mamma: Debora Faviani, che ha visto trasformare la sua famiglia normale in un caso disperato

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Può una famiglia che un tempo viveva nella normalità, trovarsi improvvisamente nel baratro della disperazione economica? Può essere giudicata inutile la determinazione di una madre nel volere delle risposte chiare, nel supplicare aiuto concreto alle Istituzioni? E ancora, può il mondo dei Social adoperarsi per una causa importante? Il grido di aiuto di Debora e della sua famiglia non cerca uno scoop ma una soluzione. Come nella ricerca di una vera soluzione, bisogna andare per gradi.

Partiamo dal primo presupposto: conoscere il racconto del dramma; ciò che ha causato il dramma e le sue conseguenze inaspettate per quantificare il tempo a disposizione per risolverlo. Debora ha fretta di aiuto e cerca di proposito la mia Rubrica Slidelife, sperando con tale narrazione, di essere ascoltata e aiutata da gruppi, associazioni, persone singole, istituzioni, angeli e chiunque voglia semplicemente darle una mano. Non ha molto tempo. Dunque è una situazione che necessita tempestività.

Il 23 di Maggio del 2017, dopo una sentenza di sfratto esecutivo per morosità, verranno, nel territorio di Tavarnuzze, Comune di Impruneta, le forze dell’ordine e sarà costretta con suo marito, una ragazza adolescente e un bambino in tenera età a lasciare per sempre la casa dove vive. Debora non giudica chi le ha mandato lo sfratto esecutivo. Ci racconta:

“Da quando Paolo ha perso il suo ultimo lavoro, che amava, non sono riuscita più con le mie forze a pagare l’affitto. Ho continuato io a lavorare per una ditta di pulizie, fieramente, dignitosamente, con coraggio ma non bastava per l’affitto, era sufficiente per sfamare i miei figli e mantenerli. Chi mi ha affittato la casa, per non pagare le tasse, che comunque avrebbe dovuto continuare a pagare, ha così deciso per lo sfratto esecutivo. Non posso che dire che mi dispiace ma io non riuscivo più a pagare e speravo che mio marito sarebbe stato richiamato a lavoro; speravo nella fortuna. La fortuna non ha girato, anzi, la disgrazia ci ha ingoiati.”

Speravi che il tempo avrebbe presto risolto il ‘vuoto’ economico?
“Sì ero in buona fede e speravo, pregavo che qualcosa di bello accadesse, poi non è accaduto ed è successo che ci siamo trovati nel baratro della disperazione.”

Prima di raccontarmi l’iter di questo dramma e cosa lo ha provocato, vorrei che raccontassi a tutti le strategie che hai utilizzato per non far mancare ai tuoi figli il sostentamento?
“Innanzi tutto non ho familiari stretti che possono aiutarmi economicamente. Siamo abituati a pensare che quando una famiglia si trova in gravi difficoltà ci sia sempre la famiglia d’origine dietro che cura ogni male. Noi abbiamo genitori in difficoltà e non possiamo assolutamente gravare su di loro. Ci siamo cibati solo di prodotti a base di farina, pasta o fagioli, per risparmiare. Ho fatto la pasta in casa, il pane, la focaccia e con le uova tante cose. Ho eliminato dalla spesa tutto ciò che costava. Niente carne, niente pesce, niente dolci. Ma non mi lamento. Va bene. L’importante era ingegnarmi per dare il sostentamento ai miei figli. Ho accettato i regali di cari amici: chi mi regalava il formaggio per i bambini, chi mi ha passato i vestiti per entrambi…i capelli ad esempio a me e mia figlia, li fa sempre un’amica parrucchiera…già, li taglia e colora gratis…dice che vuole vederci felici…Dice che la femminilità è importante. Poi ho permesso a mia figlia adolescente di andare solo nei posti dove veniva invitata senza bisogno di soldi…a casa di un’amica, o a fare una passeggiata. Niente Cinema, niente divertimenti pagati. Se è successo, sempre invitata o aiutata da delle amiche. Ne approfitto per ringraziare queste persone altamente umane. Esistono.”

L’amicizia vi ha aiutato ad andare avanti e così anche la tua vena creativa. Mentre i compromessi, le rinunce, Debora, non hanno tolto mai la tua dignità?
No, assolutamente, mia figlia sapeva che non era possibile fare diversamente e faceva così e io, certo avrei voluto di più per lei ma quando riuscivo a farmi dare da un’amica il vestito che le piaceva o a comprarle una cosa, già mi sentivo orgogliosa…del minimo nel mio massimo. A me bastava ciò che avevo se portato con rispetto. A mia figlia è bastata la mia presenza, il mio amore continuo, il mio spronarla sempre, le nostre passeggiate ‘salva salute’ all’aria aperta o a fotografare Firenze.”

Non costa niente camminare. Debora, a proposito, per salute hai perso tanti chili ma ancora ti definisci robusta. Sei dovuta andare da un nutrizionista, dovevi seguire una dieta per il problema cardiaco che hai ma poi l’hai dovuta sospendere…
“Sono robusta a causa del mio metabolismo lento e non perché ‘sgrano’, come qualcuno pensa. Ho dovuto abbandonare la dieta perché costosa. Le verdure, la frutta costano, la farina no. Con 1 Kg puoi fare tante cose.”

Sorridi sempre e non vai a giro degradata. Questo inganna e fa pensare che non sei povera?
“Vado vestita dignitosamente grazie agli abiti che mi imprestano, grazie alla mia amica che mi fa i capelli, alla forza di volontà di apparire per bene a lavoro, non degradarmi, dare un esempio di persona pulita e curata ai miei figli. Sono povera ma non senza dignità.”

Infatti stai facendo di tutto per mantenere l’equilibrio psichico dei tuoi figli in un momento delicato, dimostrandogli che ci si può rialzare, dandogli un’immagine solida di sua madre.
Purtroppo la tua volontà non basta e due anni fa arriva appunto la sentenza della malattia, una di quelle vere, che si presentano all’improvviso e ti trasformano in un’invalida vera (ricordiamo che hai il 60 per cento di invalidità). Hai, infatti, una miocardite che ha coinvolto soprattutto il tuo lato sinistro del cuore…

Oggi vivi grazie a una cura che comprende 11 pasticche, legate a farmaci potenti, gli unici che al momento possono scongiurare un trapianto. Questo non ti vieta però di rialzarti e riprendere il lavoro.
Non ho mai pensato alle pasticche o al mio fisico che non funzionava più, pensavo a rialzarmi per andare a lavorare per i miei bambini. Alcune mattine, l’effetto dei medicinali mi porta ancora oggi a non volermi alzare ma la forza di volontà mi tiene attiva.

Ogni mattina mamma Debora si alza. Fa bene il suo lavoro, i colleghi la stimano, il datore di lavoro è contento del suo lavoro e quando Debora torna a casa è molto stanca e a differenza di prima deve riposare, andare adagio ma c’è il piccolo di casa e tutti i pensieri che una madre ha.
“Già..”

E Paolo, tuo marito, che in questa storia sembra solo un’ombra, in realtà soffre, tanto, forse troppo per non poter garantire alla sua famiglia il suo sostegno economico, vuoi raccontarmi adesso Debora come è iniziata la vostra sfortuna?
“Qualche anno fa tutto è iniziato quando Paolo a causa di una caduta ha subito gravi danni alle vertebre, compromettendo il midollo. Si è dovuto curare, stare dei mesi a letto e così non gli hanno rinnovato il contratto nella ditta dove lavorava. Poi la ditta è anche fallita, dunque non c’è stata via di scampo. Paolo è entrato in depressione.”

Non tutti hanno la stessa forza di reagire immediatamente Debora.
“Non ho mai abbandonato Paolo e nemmeno per un attimo l’ho ritenuto un debole ma un uomo umano che aveva perso il lavoro, era stato tanti mesi con un dolore atroce e poi in depressione. C’era da aiutarlo e basta e così ho fatto. Lo amo, sono sua moglie, non lascio mio marito, siamo una famiglia.”

Paolo poi si risolleva e finalmente grazie al tuo gesto di far uscire alcuni articoli su alcuni giornali, lui riesce a trovare un posto di lavoro. Il lavoro dei sogni è davanti a lui. Un lavoro da portiere in una grossa ditta.
“Sì Paolo si rialza in piedi. Inizia a lavorare, si veste bene al mattino ed è orgoglioso di poter fare il padre di famiglia. Ha uno stipendio dignitoso e insieme a me progetta finalmente di risanare il debito dell’affitto e pagare gli arretrati.”

Mi descrivi quel momento, che risale a qualche mese fa, come uno dei più belli della vostra vita. Uno di quei momenti in cui ciascuno di voi esplodeva di gioia. Mi racconti che Paolo sembrava un altro uomo, sicuro, brillante e che i tuoi figli gioivano nel vederlo felice. Lo avete festeggiato a casa, aspettato la sera e abbracciato lungamente. Mi hai detto che ti ha donato delle rose…sembrava una favola a lieto fine.
“Esatto, era un uomo contento, motivato e finalmente con una sua dignità cucita addosso.

Cosa succede poi?
“Succede che dopo soli tre mesi, rientra a lavorare la persona per cui era in sostituzione. Rientra il personale e lui è costretto a lasciare il lavoro. Tutti gli vogliono bene, gli promettono che aprirà una nuova sede a Sesto Fiorentino e che è solo questione di momenti e verrà assunto ancora.”

Eccoci proprio al punto che ci interessava, lui aspetta convinto di rientrare e pensa così di poter pagare l’affitto…e invece ancora ad oggi la nuova sede non c’è e l’affitto non è mai stato pagato. Nessuno può aiutarvi economicamente.
Esatto. E così è accaduto che è subentrato lo sfratto esecutivo per morosità e la legge lo permette anche in presenza di due minori. Il 23 Maggio del 2017 se nessuno ci avrà aiutato, dormiremo in una macchina, l’unica cosa che possediamo.”

Il Comune, le Istituzioni, possono far qualcosa?
“Potrebbero aiutarci con un piccolo contributo o trovandoci una sistemazione temporanea. Ma ad oggi tutti dicono che non ci sono i fondi e ci prospettano la via della Casa Famiglia, solo per me e i bambini, per Paolo no, per lui non è previsto.”

Chiariamo a tutti di cosa hai paura. Chiariamo che niente può vietare alle forze dell’ordine di agire nemmeno davanti a due minori, perché la legge lo consente. Detto questo sfatiamo il dolce finale e viviamo di realtà, urliamo aiuto a chi può aiutarti.
“Vi chiedo disperatamente aiuto. Aiutatemi come potete, non mi offendo, sono una madre e mi va bene tutto, basta mi parliate, sostenetemi vi prego!”

Supponiamo che costretta dalla disperazione e per vietare ai tuoi figli di dormire in macchina, accetti la sistemazione in una Casa Famiglia…fatto tutto ciò cosa non ti è chiaro, cosa temi Debora?
“Temo che la mia famiglia si sgretoli. Ne ho il terrore. Ho gli incubi. Piango tutta la notte. Non voglio andare in una casa Famiglia con il rischio di sgretolare la famiglia che amo.

Aspetta Debora, chiariamo a tutti in modo razionale cosa temi. Ti è stato detto, in caso estremo accettassi, in che Casa Famiglia andresti con i tuoi figli?
“No, ad oggi non c’è nemmeno la sicurezza riguardo la disponibilità delle strutture di accoglienza. Sono piene. Non mi hanno saputo dire niente.”

Puoi spiegare qualora ci fosse una risposta chiara, perché sei così angosciata?
“Perché non c’è chiarezza in quello che dovrò affrontare dopo. Ho sempre pensato che…”

Parlo io per te…Hai pensato che nonostante foste poveri e con problemi di salute se c’era una cosa bella era la vostra unione?
“Sì, siamo una famiglia vera. Nel bene e nel male ci siamo sostenuti sempre tutti e quattro. Nella nostra tavola, ci sarà poco ma c’è tanto amore, calore. Ho messo al mondo mia figlia quando non avevo questa situazione e il piccolo è nato che avevamo le difficoltà saltuarie di tutti ma eravamo sereni. Non pensavamo che ci sarebbe successo tutto questo. Non volevamo perdere la dignità non pagando l’affitto o approfittandoci. Siamo caduti in disgrazia e ci siamo ‘arrampicati sui vetri’.”

Hai anche adottato qualche tempo fa un cane molto anziano. Lo hai preso in un canile. Perché lo hai fatto e perché è importante spiegarlo?
“Sapevo la sua triste storia e sapevo, che siccome era anziano, nessuno lo voleva, ho così pensato che potevamo tenerlo con noi e cercare di condividere del riso con lui. Ho visto i suoi occhi e irrazionalmente me ne sono innamorata. Ho pensato che il buon Dio ci avrebbe dato una mano e che poteva risollevarci tutti dal pessimismo. Così è stato. Non ha avuto bisogno di un veterinario e almeno in questo siamo stati contenti. Mi ha reso più calma e i miei figli si sono accontentati di avere un animale da accudire. Tanti dei loro ‘nuvoloni’ o altro venivano colmati da questo nuovo straordinario amico. Vi sembrerà assurdo ma pensare di dividermi anche da lui mi provoca dolore.”

Debora non devi chiedere scusa a nessuno per come ti senti e tantomeno perché hai ‘salvato’ anche per pochi mesi l’anzianità di un cane. Uno straordinario amico a quattro zampe.
Debora, vedi, siamo in un’epoca dove tutti fanno dei Social o delle loro bacheche, lo scrigno di ogni azione, sentimento, talvolta purtroppo valvola di aggressività, ribellioni, critiche feroci. Le vite di tutti sono in bacheca e a volte ci piace ma altre no. Allora perché , secondo te un appello come il tuo è stato definito strano o secondo te non è stato capito? Voglio dire, si tollerano catene tremende, immagini crude devastanti e frasi offensive… Allora perchè il volto di una donna disperata che chiede aiuto sui Social, secondo te non è stato compreso da tutti?
“Forse perché i drammi propri devono restare propri ma io ho solo questa strada per trovare aiuti. Io posso solo sperare che la notizia passando di bacheca in bacheca, arrivi a qualcuno che può aiutarmi. Ho solo questa speranza. Sono solo una mamma disperata.”

DEBORA CHIEDE:

1-Qualcuno che può aiutare Paolo a trovare un lavoro che gli permetta di sostenere la sua famiglia. Qualcuno che può dare dei consigli a Paolo.

2- Risposte chiare e veloci dalle Istituzioni per ciò che riguarda aiuti economici, soluzioni di alloggio anche temporaneo.

3- Qualsiasi aiuto piccolo consistente in cibo o altro per i suoi bambini. Basta che la contattiate su Facebook.

Ultima domanda Debora, saresti disponibile a cambiare Comune, qualora nascesse un’opportunità di vita nuova in un altro Comune?
“In casi estremi me ne andrei, basta che sia a Firenze, dove ho almeno il mio lavoro. Se si tratta di tenere unita la mia famiglia…”

In ultimo Debora, ringrazia chiunque possa starle vicino anche senza donarle tempo, soluzioni o cose materiali. Grazie anche da parte mia. Io sono solo una narratrice ma spero in qualche risposta per lei. Lo Slidelife nasce con l’intento di narrare le storie umane, servendosi del Giornalismo come di un’opportunità di approfondimento e in questo caso di azione concreta. La notizia in questo modo non aggredisce e neppure scivola ma si ferma. E io spero si fermi sul cuore della gente, sulla mente di chi può dare strategie a Debora e alla sua famiglia ma soprattutto su chi può fare qualcosa e sul potere del passaparola. Voglio credere ancora in una scia di stelle per questa famiglia. Voglio credere in nuovi Slidelife per Debora.

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BREVE CURRICULUM VITAE: “ Mi chiamo Sabrina Merenda e sono una Pedagogista intrepida, specializzata in Psicologia Dell’ Età Evolutiva. Ho varcato da tanto il mondo dell’editoria con la pubblicazione di tanti testi di Antropologia, Storia, Romanzi, Novelle. Premi e riconoscimenti importanti hanno incoraggiato il mio cammino ma tramite il Giornalismo ho realizzato il mio obiettivo di portare la notizia ad essere il trampolino di qualcosa che va oltre l’informazione, per concretizzarsi in una nicchia dedita alla Biografia Umana: singola o di gruppo, territoriale o privata. Mi interessa l’iniziativa dell’uomo in generale. Nella mia Rubrica Slidelife c’è uno spazio speciale dedicato ai bambini e ai giovanissimi, nel tentativo di dargli una visibilità umana rivolta ai loro intenti o alle loro imprese. Sono la creatrice dei Corsi Geniuspen rivolti ad un approccio Giornalistico fra i giovanissimi e gli Over. L’Etica e il rispetto di essa è il mio valore più grande. Non ascolto cosa la gente dice ma quello che la logica spiega. Credo nell’impossibile perché scrivere oggi è difficile ma sono qui e amo il mio lavoro con tutta me stessa. Ogni volta che narro una vita, un’impresa, una sfida, vivo a 360 gradi la vita degli altri e ascolto senza registrare perché dico solo quello che il mio interlocutore vuole ma ascolto la sua vita oltre.”

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