Mattia Paoli e il suo archivio della memoria itinerante

Mattia Paoli e il suo archivio della memoria itinerante

quando la pittura segue le orme della vita quotidiana

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passaggio - © tutti i diritti riservati

Picasso diceva che “l’arte scuote dall’anima la polvere accumulata dalla vita di tutti i giorni” e per fortuna allora c’è chi decide ancora di dedicare all’arte la vita di tutti i giorni. Mattia Paoli, ripolese di nascita, classe 1991, lo fa ormai da qualche tempo. Cresciuto in mezzo a tele e pennelli –la mamma, Carla Fossi, è a sua volta una pittrice- Mattia ha studiato grafica alle scuole superiori per poi laurearsi al Design Campus di Calenzano con una tesi sui tessuti conduttivi per il monitoraggio dei biofeedback (come i braccialetti fitness per capirci). La sua prima passione è stata però la fotografia per la sua capacità “di impressionare un preciso momento, soprattutto se si prova a coglierne il movimento”. Così Mattia ci descrive la fascinazione che lo ha portato a dedicarsi principalmente alla fotografia di reportage sociale in cui lo scatto è volto a cogliere il moto delle persone e delle cose per restituire allo spettatore le impressioni e le sensazioni di quel preciso istante. Le sue fotografie, in bianco e nero, vengono sviluppate nella camera oscura che lui stesso ha creato. È qui che avviene la magia: attraverso le infiltrazioni di luce, le fotografie di oggetti o persone in movimento diventano vere e proprie macchie di colore, lasciando prevalere la parte più estetica dall’immagine.

foto-profilo-mattia-paoliAttraverso la partecipazione ad alcuni concorsi, Mattia ha ottenuto svariati riconoscimenti e premi; ha preso parte a mostre presso locali fiorentini fra cui in particolare alla galleria dell’associazione Amici di Gadarte, di cui fa parte ormai da cinque anni. In questo ambiente, complici le diverse forme d’arte che lo hanno circondato, è cresciuto in Mattia il forte interesse verso la pittura, a stretto legame con quello per la fotografia.

Ma come si passa da fotografia a pittura restando fedeli ai propri ideali estetici? “In questo senso mi hanno stimolato molto i miei studi universitari -ci spiega- esaminando materiali, componenti e reazioni chimiche delle varie sostanze, è nata la voglia di sperimentare”. Ispirandosi alle macchie di colore e ai giochi di luce e ombra della fotografia, Mattia ha quindi iniziato a dipingere con uno stile astratto, minimale e geometrico, usando tele e tavole, vernici sintetiche, smalti e stucco. La strada sembra quella giusta visto che si è già classificato primo come miglior pittore under-25 al Premio Pittura del Comune di Bagno a Ripoli e secondo al Premio Cardo d’Argento 2016.

Di cosa racconta questa pittura? È rimasta forte in lui la volontà di trasmettere l’idea di movimento, desiderio che ci spiega nascere dall’osservazione di ciò che lo circonda. I segni lasciati dagli uomini, dagli animali e dalle cose generano in lui l’esigenza di fermare nel tempo l’impronta del passaggio, come a creare un archivio universale della memoria.

Tra le sue opere più emblematiche in questo senso vi sono le tele dipinte usando il copertone di una ruota, che restituiscono l’idea del passaggio attraverso la scia. Incuriositi dal procedimento pittorico di Mattia gli chiediamo quindi se usi il cavalletto per le sue opere, come noi tutti immaginiamo che un pittore faccia. Ci risponde di no, se non per dei piccoli ritocchi. Ci dice che preferisce posare a terra la tela su cui poi verrà versato il colore, segno del passaggio del pittore. “In questo modo il supporto diventa calpestabile, proprio come se fosse una strada”. Mattia definisce infatti le sue opere come “paesaggi interiori, rappresentazioni grafiche di emozioni e sensazioni generate da quel preciso momento della vita”; in quanto tali dunque sono personali e forse poco comprensibili ad una prima occhiata.

 

Sorge spontaneo domandargli quindi se non abbia paura di non essere compreso: “io voglio condividere la bellezza; non è mio desiderio che l’osservatore si sintonizzi con lo stato d’animo che mi ha portato a dipingere quel quadro. Preferisco piuttosto che l’opera sia percepita da ognuno in maniera personale; spero che provochi un’emozione, la quale ovviamente sarà influenzata dallo stato d’animo di chi la guarda. A ciascuno porterà una sensazione diversa, ma è proprio questo che io voglio”.

A Novembre Mattia parteciperà al Premio Sandro Botticelli per il quale è stato selezionato niente di meno che dal Professor Sgarbi ma per chi volesse vedere qualcuna delle sue opere segnaliamo la mostra che si terrà presso la Galleria Gadarte (12/24 novembre, Galleria Gadarte, via Sant’Egidio 27/R, Firenze). Mattia e Graziella Bindocci espongono opere con caratteristiche e significati differenti, uniti dalla stessa volontà di catturare l’attimo e la realtà.

Durante l’inaugurazione che si terrà sabato 12 novembre alle ore 17.00 Mattia farà una performance di pittura dal vivo che promette di non deludere le aspettative!

 

Per maggiori info:

mattiapaoli.design@gmail.com
http://www.nojculture.com/

http://www.opera74.com/?s=mattia+paolihttps://

https://www.saatchiart.com/nojhttps://www.facebook.com/nojculture/

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(Clicca sulle immagini per vederle nelle dimensioni originali)

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