25 APRILE, LA FESTA DI TUTTI

25 APRILE, LA FESTA DI TUTTI

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Di momenti brutti il nostro 25 aprile ne ha passati tanti. La Festa della Liberazione si è trovata più volte a subire da più fronti ripetuti attacchi, i quali l’hanno costretta ad arroccarsi in trincea e difendersi da un fuoco spietato e fazioso. Il clima di diffidenza e revisionismo intorno a questa data non è storia del 2019, ma ha vissuto una lunga evoluzione e anni di vero e proprio trionfo durante i governi Berlusconi. E’ in dubbio che la violenza verbale con cui si cerca di denigrare il 25 aprile di questi tempi è davvero altissima. Le modalità sono sempre le stesse: si getta discredito su questa ricorrenza dicendo che oramai è strumentalizzata da una parte politica, affermando che comunismo e fascismo sono drammi che stanno sullo stesso piano a che appartengono ad un’epoca, il Novecento, che va riposta definitivamente nella soffitta della Storia.

Soliti discorsi, ci siamo abituati. La cosa grave è che quest’anno posizioni di questo tipo hanno l’avallo delle istituzioni. Il Ministro dell’Interno Salvini ha annunciato da parecchio tempo che non festeggerà il 25 aprile; coprendosi dietro alla solita retorica sopra citata, l’influencer con la felpa ha detto che sarà in Sicilia ad inaugurare una stazione di Polizia a Corleone. Per lui “la lotta alla mafia è più importante della Festa della Liberazione”. Al di là del riprovevole e vergognoso utilizzo strumentale del contrasto a Cosa Nostra, nell’atteggiamento del Ministro c’è tutto il disprezzo di chi vuole cancellare il significato di una giornata che ricorda l’atto morale più importante della Storia italiana, la Resistenza, dal cui sacrificio è nata quella Costituzione su cui Salvini ha giurato.

L’esempio del vicepremier è stato seguito da molti ministri e amministratori locali, i quali hanno proibito all’Anpi di fare cortei o hanno drasticamente cancellato ogni celebrazione in programma per giovedì 25. Miserabili tentativi di raccattare i voti dell’ala più nera di questo Paese, piccola ma in crescita. Il pericolo che torni il fascismo non c’è, hanno ragione storici come Gentile. C’è però un forte rischio di cancellazione della memoria, di svuotamento delle coscienze, sulla strada di un taglio netto con quei valori su cui si fonda la nostra Repubblica.

Il 25 aprile è la Festa di tutti, è il giorno in cui si ricorda la liberazione dal Nazifascismo, la fine di un Ventennio buio di soprusi, violenza e sospensione di ogni diritto, la fine di una occupazione militare all’interno di una guerra sanguinosa e bestiale. A tradire la patria, dopo l’8 settembre 1943, non furono i partigiani, ma coloro che rimasero fedeli ad un ideale liberticida e che aveva condotto l’Italia nel baratro. Andare sulle montagne, rischiare la vita per salvare la propria dignità e sperare in un futuro di libertà, significò invece rimanere uomini e gettare le basi per un Paese di democrazia e uguaglianza. La Resistenza vera, quella mirabilmente descritta senza alcuna traccia di retorica da Beppe Fenoglio ne “Il partigiano Jonnhy”, è stata sacrificio e fiducia, coraggio e solidarietà, in un atto che ebbe il pregio di saper unire uomini di idee e cultura diverse, dai comunisti ai cattolici, dagli azionisti ai monarchici, dai socialisti ai liberali. Non c’è nessuna divisione nel 25 aprile, a meno che ovviamente non si stia dall’altra parte, laddove si ripudiano i valori della Repubblica e della Costituzione. Noi saremo in piazza giovedì, come ogni anno. Ad Impruneta il corteo animato dalla musica della banda sarà la miglior risposta a chi vuole gettare fango sulla Liberazione, la nostra Liberazione. Per conoscere la Resistenza imprunetina, quest’anno abbiamo uno strumento in più, ovvero il bel libro di Renzo Forni e Francesca Giovannini “Antifascisti e partigiani di Impruneta”, presentato poche settimane fa alla Casa del Popolo. Se non lo avete ancora acquistato fatelo, e soprattutto leggetelo. Scoprire i nomi dei partigiani e patrioti imprunetini, conoscere le loro storie, crea come un legame con ognuno di loro, sebbene essi siano per la gran parte nomi sconosciuti o al massimo appresi dai racconti dei nostri nonni.

Cresce un fremito nel leggere documenti e fonti che attestano l’esperienza nella Resistenza di così tante persone nei luoghi in cui siamo cresciuti; pare quasi a volte di immedesimarsi nelle loro vicende, fatte di momenti drammatici ma anche di un ideale puro e meraviglioso, il cui ricordo ci sentiamo in dovere di tramandare non solo ogni 25 aprile ma ogni giorno della nostra vita.

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