Bacioni Capitone

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La riconferma di Stefano Bonaccini a Presidente dell’Emilia Romagna è stata una bella sberla a cinque dita per Matteo Salvini.

Per quanto l’Emilia fosse un fortino rosso ancora inespugnato, la crescita della Lega a livello nazionale e i sondaggi delle ultime settimana non facevano ben sperare per questa tornata elettorale; la forza del governatore uscente, sostenuto da un fronte di centrosinistra irrobustito dallo straordinario lavoro delle sardine, ha però avuto la meglio sull’improbabile candidata leghista Lucia Borgonzoni, una che si vanta di non leggere un libro da cinque anni e che non ha nel curriculum alcuna esperienza amministrativa.

L’Emilia Romagna è una delle regioni più virtuose di Europa, con tassi positivi di crescita e servizi efficienti. La novella di Salvini, che cercava di “liberarla” da questo modello per imporre la propria becera cialtroneria, non ha sfondato, e la gente ha riempito le urne sfruttando anche il voto disgiunto per fermare l’avanzata leghista e premiare il buongoverno di Bonaccini.

Più che la Borgonzoni, continuamente oscurata e ridotta a comprimaria da nascondere il più possibile, è chiaro che ad aver perso queste elezioni in Emilia sia stato proprio il garrulo Capitone, onnipresente e ossessivo più che mai: la sua campagna elettorale, fatta di continui momenti gastronomici e gesti vergognosi come la citofonata del Pilastro, ha tentato come sempre di far leva sui problemi guardandosi però bene dal proporre soluzioni.

Solo che in Emilia di problemi ce ne sono pochi, e quindi la sua retorica demagogica, xenofoba e arrogante è stata rispedita al mittente. Sull’altro versante, il centrosinistra ha vinto con un risultato confortante, ma da qui al far festa ce ne corre.

La mobilitazione della sardine ha avuto un ruolo determinante nel tirare la volata a Bonaccini, riuscendo a riportare la gente nelle piazze e riscoprendo un sentimento di identità che a sinistra si era perso; il Pd, chiuso nei suoi circoli e incapace di comunicare efficacemente, ha ancora molta strada da fare e problemi da risolvere, a cominciare dal rapporto con Italia Viva, che pur essendo un ectoplasma reclama incredibilmente poltrone e potere.

C’è da tener conto del risultato in Calabria, dove Jole Santelli ha dato 20 punti percentuali allo sfidante e ha rimesso la regione nelle mani della destra: le dinamiche di quelle terre sono però molto particolari, e purtroppo un radicato sistema clientelare e influenze mafiose giocano un ruolo primario, a vantaggio del cavallo di turno.

In ogni caso, la marcia della Lega salviniana si è arrestata in Emilia Romagna, segnando un risultato dal grande significato anche a livello nazionale. Il Carroccio è ancora forte, e probabilmente vincerebbe eventuali elezioni politiche. Ma dalla terra di Peppone e don Camillo è stato gettato un primo sassolino nell’ingranaggio leghista, per quanto Salvini cerchi di sminuirne la portata.

Il Capitone si è presentato in conferenza stampa in stile barone de Coubertin, dicendo che si è accontentato di aver partecipato, ma per quanto ci provi non può coprire la mazzata subita laddove annunciava tronfio di voler stravincere.

Bibbiano e immigrazione cominciano a essere argomenti in esaurimento, e il Cazzaro Verde dovrà trovare nuovi slogan di propaganda se non vuole fare la fine di un Renzi qualsiasi.

Certamente, la partita nelle regioni in cui si voterà in primavera è del tutto aperta; conteranno molto i candidati, e in Toscana non possiamo star tranquilli, dato che a sinistra si è puntato, su imposizione di Italia Viva (!), su prezzemolino Eugenio Giani, obbligando molti elettori a pensare già da ora a quante mollette comprare per tapparsi il naso (e verosimilmente molti non ce la faranno comunque a non sentire l’odore di carrozzone in salsa democristiana).

Staremo a vedere. Intanto, fa un gran piacere vedere Salvini sconfitto proprio nel Giorno della Memoria. Non avrebbero potuto coesistere il ricordo per le vittime della Shoah e l’autocelebrazione di un leader che alimenta ogni giorno quel pericoloso fuoco di odio e intolleranza che proprio ogni 27 gennaio si insegna a isolare e distruggere.

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