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Una Task Force contro la Violenza alla donna in un viaggio dentro la legislatura e i codici

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donna

Scrivo e quindi esisto. Parlo e quindi esisto. Ascolto e quindi esisto.
A volte lo diamo per scontato ma non lo è. Spesso sottovalutiamo la Formazione alla pari, la conquista della libertà individuale o espressiva, ma non è così. Ancora ricordo con che occhi dolci mio nonno mi guardava dicendomi :

“Sei femmina, studia sempre, non per laurearti, non per il potere, ma per farti rispettare sempre e trovare un lavoro che appassioni la tua anima.”

Allora non capivo cosa volesse dire, ma oggi comprendo che ogni bambina di ogni secolo avrebbe dovuto saper leggere o saper scrivere e quindi studiare, per conoscere i propri diritti e farli rispettare. Questo se fosse stato possibile da subito sarebbe stato meno doloroso, ma ci sono volute lotte, secoli di comunicazione e azioni per arrivarci.

Questa autonomia che abbiamo conquistato, non significa mai però perdere la dolcezza o l’amore per la natura materna, ma costruirsi come una donna libera e completa, nella gioia di nascere donna. Una donna che a volte fatica nella sua indipendenza o nei suoi duplici ruoli, ma lo fa con costanza e amore, nel sano ingegno giornaliero. Penso così di poter parlare per tante di noi.

Così oggi 25 novembre, giornata contro la violenza alla donna e al suo diritto di esprimersi, desidero tracciare una linea di comunicazione con tutti voi. Compresi tutti quegli uomini rispettosi e capaci di amare i diritti, le loro mogli, sorelle, compagne, amiche, colleghe, che riempiono il mondo di gesti meravigliosi e che donano aiuto, solidità e protezione, alla vita di tutte le mogli, sorelle, amiche, colleghe che hanno vicino. Grazie a tutti voi e al rispetto che ci portate.

violenza sulle donna
Albertina Martinez Burgos

Oggi nel lasciare questo mio scritto, la penna sancisce ancora la sua libertà, risultando l’arma bianca più potente di ogni epoca storica e sociale. Mentre sto scrivendo la Cronaca riporta la terribile notizia dell’uccisione della giornalista e fotografa Albertina Martinez Burgos in Cile, assassinata per il suo amore verso la macchina fotografica e il giornalismo, mentre immortalava gli scatti di una protesta.

La sua macchina fotografica non era accanto al suo corpo al momento del suo ritrovamento e la sua voce è stata chiusa per sempre, così come i suoi scatti. E proprio Il 25 novembre nasce invece da un fatto di cronaca terribile risalente al 1960, anno in cui le 3 sorelle Mirabal, attiviste politiche della Repubblica Domenicana, vennero uccise e trovate morte nel fondo di un precipizio, dopo esser state torturate.

Dalla loro uccisione nacque pian piano, nel 1980, a Bogotà, in Colombia, il primo incontro femminista. Ancor prima a partire dagli anni 1970, fino ad arrivare al 2013, una serie di movimenti portarono alla Convenzione di Istanbul. Nacque la legge del 27 giugno numero 77 del 2013, per arrivare alla legge sul Femminicidio del 2013, la numero 93. Ed ecco che in maniera impressionante, la morte di queste 3 donne attiviste, portò così a tramutare le azioni di tanti, in leggi di sostanza.

Eppure prima di tutto ciò la stessa Costituzione ha sancito con l’articolo 21, al comma 1, uno dei diritti fondamentali di uno stato democratico :

“La libertà di pensiero e di parola sia per gli uomini che per le donne”

E insieme a questo tanti altri: l’articolo 3 della stessa, parla di pari dignità sociali e senza distinzioni di sesso e l’articolo 37 sottolinea che la donna lavoratrice ha gli stessi diritti degli uomini.

Una Task Force contro la Violenza alla donna in un viaggio dentro la legislatura e i codici
le sorelle Mirabal

Oggi l’insieme di questi diritti, risulta garantito nella teoria e per la maggior parte delle situazioni, ma alcune volte, nella quotidianità trova un limite, tanto da dover richiedere la formazione di una Costituzione della donna, in grado alla luce della modernità, di rivedere ogni articolo e metterlo in parallelismo con la situazione odierna, rifacendosi sempre di più alla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, art. 23:

“Sancisce la pari dignità sociale tra uomini e donne, assicurata in tutti i campi”.

Di passi in avanti credevamo di averne fatti, ma ancora i dati di cronaca confermano il contrario e addirittura il Web rappresenta uno dei luoghi dove si esprime aggressività e violenza verso le donne, a partire dal mancato rispetto fino a fenomeni di cyber bullismo verso le donne o stalking. I dati rilevati dalla polizia dichiarano che ogni 72 ore viene uccisa una donna.

Dati agghiaccianti sono riportati da l’Eures, rilevando che spesso la violenza deriva da un partner Killer o figure ad essa vicine. Violenza consumata fra le mura di casa o in ambito lavorativo. Violenza scaturita dal rifiuto di essere abbandonati o talvolta amati troppo.

Terrificante l’episodio delle ultime ore che parla di una giovane donna in stato interessante, pugnalata per avere la colpa di aspettare un bambino e amare un uomo sposato, che ha infierito sul suo corpo per farla tacere, nella paura che confessasse tutto alla moglie. Intanto lei gli diceva tranquilla di mollare il coltello perché lo amava.

Fino all’ultimo gli ha detto che lo amava e fino alla fine non ha creduto di essere uccisa. Se fosse scappata o avesse taciuto forse sarebbe viva. Ed è proprio la paura ad avere salvato alcune persone. Così come la paura l’elemento che porta tante donne a non frequentare più alcuni luoghi o stare lontane da certe situazioni. La paura però nelle mura familiari spesso viene sopita dalla fiducia.

Fiducia in una umanità consapevole e razionale, in un legame magari certo. La paura resta anche quando costei denuncia e viene stigmatizzata per aver avuto il coraggio di farlo. Ed ecco che parlarne in questo giorno in cui si cerca ovunque di sensibilizzare con eventi e altro, serve non solo a creare una rete compatta in grado di tamponare o educare ad una emotività non malata, ma di fornire indirizzi o linee a cui rivolgersi.

In primis rivolgersi sempre alle Forze dell’ordine, fondamentali. Poi ricordiamo il numero 1522 del Telefono Rosa, i ben 296 Centri Antiviolenza, le Case Rifugio e il Codice Rosa. Potrete leggerlo sullo stesso sito della Regione Toscana, dove si specifica che si tratta di un percorso di accesso al Pronto Soccorso per le vittime di violenza alle donne, ragazze, anziani, persone discriminate.

donna

Anche gli anziani purtroppo in alcune circostanze drammatiche possono subire violenza. Il Codice Rosa opera in sinergia con la rete territoriale dei centri Antiviolenza e in linea con le direttive nazionali. Nasce nel 2010 presso l’azienda USL di Grosseto, per poi essere diffuso nel 2014 a livello regionale. Nel 2009 quando Vittoria Doretti lo ideò con tutta la sua squadra, non avrebbe mai pensato che avrebbe fatto parte della Convenzione di Istanbul e che da realtà regionale sarebbe diventato un modello nazionale e internazionale.

Dal 2016 dal semplice progetto si passa a rete regionale con una uniformità di operatività su tutta la Regione. Una Task Force in grado di portare avanti una presa in carico globale della vittima, a partire dalla situazione di emergenza. Il tutto accelerato dal codice rosso del 2019 in grado di fare avanzare i tempi di intervento delle FFoo e della azione giudiziaria.

Oggi 25 novembre oltre gli infiniti momenti istituiti in ogni territorio ci sarà l’undicesimo rapporto dell’Osservatorio Regionale sulla Violenza di Genere. Per prevenire occorre quindi lavorare sui diritti della donna, contrastare gli stereotipi di genere fin dalle origini e lavorare sulla indipendenza economica della donna, per garantirle una minima forza di autonomia e riscatto, oltre che sensibilizzare sempre tutti.

L’amore non è mai possesso e la violenza fisica o psichica non è una soluzione, mai. Perchè lascia vittime dirette e indirette. Basti pensare agli orfani dei femminicidio o a colore che passivamente hanno assistito a violenze sugli altri.
un grazie doveroso a tutti coloro che operano per loro.

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BREVE CURRICULUM VITAE: “ Mi chiamo Sabrina Merenda e sono una Pedagogista intrepida, specializzata in Psicologia Dell’ Età Evolutiva. Ho varcato da tanto il mondo dell’editoria con la pubblicazione di tanti testi di Antropologia, Storia, Romanzi, Novelle. Premi e riconoscimenti importanti hanno incoraggiato il mio cammino ma tramite il Giornalismo ho realizzato il mio obiettivo di portare la notizia ad essere il trampolino di qualcosa che va oltre l’informazione, per concretizzarsi in una nicchia dedita alla Biografia Umana: singola o di gruppo, territoriale o privata. Mi interessa l’iniziativa dell’uomo in generale. Nella mia Rubrica Slidelife c’è uno spazio speciale dedicato ai bambini e ai giovanissimi, nel tentativo di dargli una visibilità umana rivolta ai loro intenti o alle loro imprese. Sono la creatrice dei Corsi Geniuspen rivolti ad un approccio Giornalistico fra i giovanissimi e gli Over. L’Etica e il rispetto di essa è il mio valore più grande. Non ascolto cosa la gente dice ma quello che la logica spiega. Credo nell’impossibile perché scrivere oggi è difficile ma sono qui e amo il mio lavoro con tutta me stessa. Ogni volta che narro una vita, un’impresa, una sfida, vivo a 360 gradi la vita degli altri e ascolto senza registrare perché dico solo quello che il mio interlocutore vuole ma ascolto la sua vita oltre.”

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