Odissea Area Cecchi

Odissea Area Cecchi

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Area Cecchi Tavarnuzze

Vi sono talvolta nei Comuni, grandi o piccoli che essi siano, delle situazioni così incancrenite che la gente finisce per perdere ogni speranza, oltre che per rassegnarsi a convivere con i disagi che ne derivano.

Tali vicende sono per di più quasi sempre circondate da un alone di mistero che rende impossibile per i cittadini conoscerne gli sviluppi, complice anche la scarsa informazione che a livello governativo viene fatta.

Un esempio che corrisponde in pieno a questa descrizione è l’area Cecchi di Tavarnuzze, ovvero la grande buca affacciata sulla Greve e adiacente all’attuale benzinaio.

In questa voragine nel pieno centro della frazione si sono uniti in un intreccio mortale i più nefasti mali di cui un territorio può essere vittima: inettitudine amministrativa, interessi del privato, lungaggini giudiziarie.

La cronistoria

Le peripezie dell’area Cecchi vanno avanti da oltre trent’anni. Quest’area, sino ai primi anni ’80, era occupata da un insediamento produttivo con impianto e deposito di carburanti, oltre che da due palazzine residenziali.

La Società Immobiliare San Cristoforo S.r.l., rappresentata dal Dottor Andrea Cecchi e proprietaria del terreno, presentò già nel 1989 un primo progetto di recupero dell’area, che venne però accantonato così come il secondo datato 1998.

Nel 2002 la Soprintendenza approvò un nuovo progetto presentato dal Cecchi, che prevedeva di realizzare un manufatto a destinazione residenziale e commerciale; il Comune però chiese al Cecchi di modificare tale progetto, sollevando giustamente delle obiezioni sull’altezza del manufatto previsto, sulla sua superficie complessiva e sul tetto, il quale appariva come un’enorme architettura di rame del tutto inadeguata al contesto paesaggistico tavarnuzzino.

Area Cecchi Tavarnuzze

Così nel luglio 2013 il Cecchi presentò un progetto simile al precedente ma modificato nei suddetti punti: essendo la zona in questione sottoposta però a Vincolo Paesaggistico (interesse pubblico delle aree lungo l’Autopalio e aree tutelate per legge causa vicinanza a corsi d’acqua), la Soprintendenza, che nel 2002 aveva dato parere favorevole, il 31/03/2014 si espresse con un provvedimento di rigetto dell’istanza, giudicando il progetto “incompatibile con le primarie esigenze di tutela paesaggistica”.

La Commissione Comunale per il Paesaggio aveva invece dato parere favorevole. Il Cecchi fece così ricorso al Tar, il quale nel 2016 gli diede ragione. In conseguenza si rimise in moto la macchina, con la ripresentazione del progetto e l’analisi da parte di Commissione Comunale e Soprintendenza.

Quest’ultima espresse nuovamente il 7/5/2018 un parere negativo, bloccando una seconda volta l’iter progettuale; il Comune quindi inviò alla San Cristoforo un provvedimento di diniego, invitando il Cecchi a completare i lavori di bonifica per lo “stato di abbandono” di un luogo “fortemente degradato”, divenuto nel corso degli anni una fonte di zanzare, ratti e cattivi odori.

Cecchi ha però risposto picche, sia perché a suo giudizio i lavori di bonifica da lui realizzati tra il 2006 e il 2010 sono ampiamente sufficienti e non sussistono situazioni di pericolo, sia perché dopo il nuovo parere contrario della Soprintendenza egli ha fatto ancora ricorso al Tar, come la volta precedente: dunque adesso tutte le bocce si sono fermate in attesa del pronunciamento del giudice, che con ogni probabilità arriverà alla fine del 2020 se non a inizio 2021.

 

Esito…

In questa complicatissima trama, lunga oltre trent’anni e aggravatasi dai recenti ricorsi, dinieghi e cause, l’unica certezza è che gli abitanti di Tavarnuzze dovranno continuare ad avere per un bel po’ quella oscena buca nel cuore del loro paese, almeno fino a che non arriverà la sentenza del Tar.

Se dovesse vincere la Soprintendenza, il Comune potrebbe (anzi, dovrebbe!) obbligare il Cecchi a ripianare l’area, respingendo ogni nuovo progetto di inutili e assurde costruzioni residenziali lungo il corso di un fiume e in un territorio già saturo di case. Se invece dovesse vincere di nuovo il Cecchi, allora questa novella dello stento ripartirà da capo, con la possibilità di non vedere mai una fine tra pareri della Soprintendenza, ricorsi del Cecchi e sentenze del Tar.

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