Non cambierà mai nulla

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Non cambierà mai nulla

Ci risiamo. Certe vicende fanno dei giri immensi, o meglio, per la verità parecchio brevi, e poi ritornano. I cori nei confronti dell’attaccante del Brescia Mario Balotelli, arrivati domenica scorsa dalla curva sud dell’Hellas Verona, sono l’ultimo capitolo della triste saga italiana del razzismo negli stadi.

A questo concerto di buuu e insulti dobbiamo assistere ormai da decenni, i pionieri furono i laziali a inizio anni ’90 con l’olandese Aron Winter, ma negli ultimi periodi i vergognosi gesti di odio razziale non sono più solo un fenomeno da stadio, essendo divenuti purtroppo lo specchio di un clima che avvelena l’intero Paese. Come nel caso di Balotelli ogni volta che si parla di razzismo ci sono tre gruppi che si fronteggiano.

Il primo è il compatto fronte antirazzista, che si oppone ad ogni manifestazione xenofoba invocando pene dure e promuovendo una cultura di apertura e rispetto; il secondo è la schiera di coloro che non hanno paura a definirsi razzisti, e che non si fanno scrupoli nell’utilizzare determinate espressioni: i negri sono negri, razza inferiore come gli ebrei, il nazismo lo si può invocare impunemente, cori su Hitler e Hess sono più che normali.

L’esempio massimo di questa gente è Luca Castellini, capo ultrà del Verona nonché esponente scaligero di Forza Nuova. Per quanto naturalmente aberranti, questi individui perlomeno esprimono con chiarezza il loro pensiero, sono ben facili da individuare e quindi anche da punire sulla base della legge quando passano ogni limite, come accaduto proprio a Castellini con le sue agghiaccianti dichiarazioni su Balotelli.

Non è questo il gruppo più pericoloso, bensì il terzo, quello di chi è sempre pronto a giustificare, minimizzare o nascondere certi gesti: “Non è razzismo ma folklore, i problemi sono altri, si tratta solo di pochi imbecilli, basta parlarne”. Sono queste le tipiche dichiarazioni che sentiamo da una nutrita fetta di esponenti del mondo del calcio, della politica, della società civile, ogni qual volta si verificano episodi razzisti, e infatti anche dopo domenica la litania ha seguito il consueto copione.

E’ anche a causa di questi atteggiamenti fiancheggiatori e vigliacchi che in Italia non si è fino ad ora mai riusciti e probabilmente mai si riuscirà a fare qualcosa di concreto e definitivo per contrastare la violenza e il razzismo negli stadi. In questo Paese manca da sempre la capacità di prendere decisioni, di assumersi responsabilità, di porre regole e limiti anche impopolari ma necessari per evitare che la brutalità e l’odio diventino i padroni degli stadi e delle comunità.

L’Inghilterra negli anni ’80 doveva fare i conti con una violenza ultras incontrollabile e ben superiore a quella nostrana. Dopo i drammi dell’Heysel e di Hillsborough il governo di Margareth Thatcher, seguito poi dai suoi successori, adottò misure drastiche per introdurre sicurezza negli stadi e bandire ogni tipo di gesto violento, pericoloso o razzista.

Non cambierà mai nulla
Non cambierà mai nulla

L’Inghilterra è quel Paese dove nel febbraio dello scorso anno tre tifosi del Southampton, resisi protagonisti di un infame gesto offensivo verso il calciatore del Cardiff Emiliano Sala, da pochi giorni morto in un incidente aereo, furono immediatamente individuati, fermati e banditi per tre anni da ogni impianto sportivo.

L’Italia invece è quel Paese dove non cambierà mai nulla, dove gli scontri tra tifosi dentro e fuori dagli stadi continuano a provocare morti, dove si può insultare un giocatore per il colore della sua pelle e gli ultras controllano le curve e tengono sotto scacco le società. Finché non ci sarà la volontà di colpire direttamente i responsabili di tale barbarie e delinquenza, finché non saranno adottati da parte delle istituzioni provvedimenti veri al fine di cambiare completamente la realtà del mondo del calcio, continueremo ad offrire al mondo uno spettacolo di indecente inciviltà.

Resteremo sempre il Paese che alza la voce quando le cose sono successe, ma che non ha il coraggio di far sì che non succedano più in futuro. Dovremo affidarci soltanto alla rabbia di chi non ce la fa più, del Balotelli di turno che prende un pallone e lo scaglia verso la cloaca nera contenuta in qualche curva, sperando che il tiro arrivi dritto in faccia di qualche indegno rappresentante del genere umano.

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