L’aria fritta delle nuove scuole

L’aria fritta delle nuove scuole

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Chi è affezionato lettore di questa rubrica sin dai suoi esordi sa bene quanto scettico e critico sia stato sempre il nostro giudizio riguardo ai nuovi plessi scolastici di Impruneta. Era l’aprile 2016 quando dedicammo il primo articolo a tale tema, definendo un’utopia il progetto dell’Amministrazione comunale: il termine non era un neologismo di noi giovani, ma era stato adoperato dall’Assessore alla Scuola di allora Lillian Kraft addirittura in un consiglio comunale per definire proprio il progetto nuovi plessi. Anche in questa legislatura il Sindaco Calamandrei ha ripreso la parola utopia, ripetendo più volte che lui non ha intenzione di mollare e che i sogni vanno sempre inseguiti. Questi inguaribili sognatori sarebbero perfetti in un travolgente romanzo, ma diventano tremende sciagure se si trovano ad amministrare un comune.

La farsa delle nuove scuole ai Sassi Neri va avanti ormai da cinque anni. A dire ciò non è il solito gruppo di ostili oppositori, ma i fatti che si accumulano in maniera impietosa; che il progetto scuole non abbia alcun tipo di concretezza lo ha certificato la Regione Toscana pochi giorni fa, quando è stato fatto pervenire agli uffici tecnici il documento nel quale si comunica che è stato avviato il procedimento di revoca del milione di finanziamento concesso a suo tempo per la nuova scuola elementare. La notizia era già nota da dicembre, ma l’atto ufficiale è arrivato il 19 febbraio, ed è stato reso pubblico dal gruppo Obbiettivo Comune. Per ottenere questi soldi avremmo dovuto procedere con l’aggiudicazione dei lavori, traguardo dal quale siamo però distanti anni luce: già prorogato da fine 2017 a fine 2018, questo milione ci è stato definitivamente tolto poiché neppure al 31 dicembre scorso il cantiere delle nuove scuole era prossimo ad aprire. Sembra una commedia di Plauto, invece è la triste realtà imprunetina.

Sebbene dal 2014 il Sindaco Calamandrei e le due Amministrazioni succedutesi abbiano puntato tutte le loro carte sulla nuova materna e la nuova elementare, dopo 5 anni siamo pressoché al punto d’inizio. Con la differenza notevole che se all’epoca dovevamo lottare per cercare i finanziamenti, adesso dobbiamo lottare per farceli restituire, dato che è cominciata la inevitabile ritirata di chi aveva dato credito all’utopia calamandreiana. E’ facilmente infatti ipotizzabile che anche il Cipe segua la Regione nel chiudere i rubinetti, considerato che il 31 dicembre 2019 scadrà il termine per i 4,2 milioni da esso concessi, già prorogati due volte e soggetti alle stesse condizioni dei fondi regionali. Niente purtroppo fa pensare il contrario: ad oggi per le nuove scuole non ci sono i progetti esecutivi, non c’è un cronoprogramma chiaro sui prossimi passaggi e come detto non ci sono più nemmeno i soldi.

Per altro, in sede di Conferenza dei Servizi lo scorso agosto sono state indicate misure specifiche da adottare in sede di cantiere, dati i valori di amianto e di metalli pesanti riscontrati nel terreno dei Sassi Neri: tali interventi, che vanno dalla modifica delle fondamenta delle scuole a prescrizioni sullo svolgimento dei lavori, faranno senz’altro lievitare il costo del progetto, andando a superare la cifra di poco più di sei milioni prevista in origine (neppure essa comunque adesso coperta visto il passo indietro della Regione). Ed ecco così il capolavoro, l’atto finale di una deliziosa messa in scena carica però di risvolti tragici, ovvero le conseguenze sui bambini, sui genitori, sul personale scolastico e su tutto il tessuto socio-economico della comunità. Il progetto nuove scuole è aria fritta. Se nel 2014 affermarlo come facevamo noi poteva sembrare mancanza di fiducia, adesso diviene un dovere morale, da parte di qualunque imprunetino che possa leggersi le carte e guardare alla realtà dei fatti. Il dovere morale nonché politico di denunciare questa situazione dovrebbero averlo anche coloro che siedono in maggioranza col manifesto di “cambiare dall’interno”, proprio gli stessi che fino ad un anno fa urlavano in piazza contro il progetto nuove scuole e che adesso tacciono per salvaguardare la raffazzonata coalizione di cui fanno parte. Bisognerebbe chiedere scusa e provare a ripartire da zero, perché ci possono essere delle alternative sia come strutture che come terreni, ma vanno valutate a partire dall’adozione obbligata di un progetto serio, concreto e fattibile. Altrimenti continueremo ad andare a diritto, brancolando nella nebbiosa aria fritta dell’utopia Sassi Neri fino a perdere definitivamente, oltre a tutti i finanziamenti, anche quel poco di dignità che è rimasta.