Per Una Cittadinanza Attiva e l’impatto della terza corsia: “Chiediamo che l’A.C....

Per Una Cittadinanza Attiva e l’impatto della terza corsia: “Chiediamo che l’A.C. convochi un’assemblea pubblica”

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il gruppo consiliare Per Una Cittadinanza Attiva, rappresentato in consiglio comunale da Sonia Redini, nel consiglio comunale di questa sera presenterà un’interrogazione relativa all’impatto dei lavori per la terza corsia sul territorio ripolese. “Corsi…e “ricorsi””, chiedendo all’Amministrazione Comunale la convocazione di un’assemblea pubblica per aggiornare la comunità sul processo cantieristico che la riguarda da vicino. Nel dettaglio:

 

Al Consiglio comunale di lunedì 28 ottobre torneremo a chiedere cosa sta accadendo, sul nostro territorio, con i lavori in corso per ampliare la terza corsia dell’A1. Ma non basta: l’elenco di domande sarebbe lungo e non sarà sufficiente lo spazio dell’interrogazione per rispondere alle richieste dei cittadini. È necessario e urgente un incontro pubblico con i tecnici e i dirigenti di Autostrade: bisogna permettere a chi vive quotidianamente vicino ai cantieri e subisce più pesantemente le conseguenze dell’allargamento a tre corsie del tratto autostradale di cercare tutte le soluzioni e le mitigazioni possibili.Per questo, chiederemo ufficialmente in Consiglio comunale che l’Amministrazione convochi un’assemblea pubblica al più presto. La fase esecutiva del progetto, infatti, è iniziata da tre anni e, a parte le assemblee sulla c.d. “Variante San Donato” o su cosa fare sopra la galleria dell’Antella, non sono state organizzati altri incontri per verificare lo stato di avanzamento dei lavori, le criticità emerse o le pesanti modifiche al paesaggio.

Eppure i cittadini, sui social, hanno continuato a chiedere attenzione al Sindaco: polveri, rumori, attività di cantiere in orario non consentito, ghiaccio che si formava sulla viabilità dopo il lavaggio dei mezzi di Pavimental. Poi, sono arrivate le piogge di settembre scorso, con gli allagamenti sulle strade e nei sottopassi e la fuoriuscita di acqua e fango dalle fognature, fra Ponte a Ema e Antella, lungo tutta l’asse in prossimità dei cantieri. In più, ad Antella, già da tempo sono comparse fessurazioni in più case, in coincidenza dei lavori per la costruzione della galleria artificiale.

Poi, c’è l’impatto più evidente: la “distesa di pannelli”, le barriere fonoassorbenti, sul lato di Osteria Nuova e su quello di Antella in Via Peruzzi, che hanno suscitato la reazione di molti cittadini. Perché non soltanto quella tipologia di barriera non si inserisce nel paesaggio circostante, ma non risulta neppure efficace per abbattere il rumore dell’Autostrada, tanto è vero che alcuni residenti di Osteria Nuova sostengono la richiesta di prolungarle all’Autogrill. Il Sindaco chiede delle piantumazioni – peraltro soltanto ora, quando è stata già presentata una petizione in tal senso al Comune da più di un anno – ma basteranno a mitigarne l’impatto?

Con l’interrogazione domanderemo anche perché i lavori sono in ritardo rispetto al cronoprogramma, così come quelli per la risistemazione del parcheggio e della viabilità davanti all’Ospedale e soprattutto cosa sta facendo questa Amministrazione per tutelare quei cittadini, che stanno subendo i maggiori disagi. Per la verità, il Sindaco aveva annunciato di voler fare un esposto nei confronti di Autostrade, salvo poi ritornare sui suoi passi, in cambio di impegni promessi: ecco, vogliamo anche quali sono state le rassicurazioni di Autostrade e chi controllerà che vengano mantenute.

Ma, oltre a quello che è sotto gli occhi di tutti, gli allagamenti, il traffico esasperato come quello in Via di Campigliano o in Via Borro di San Giorgio, la distesa di barriere, ecc.., c’è anche un altro effetto, che rimane nascosto e sembra interessare a pochi: il ricollocamento degli anfibi, presenti nella valle dell’Isone. Dopo il monitoraggio ambientale, il granchio e la salamandrina sono stati spostati: dove e soprattutto con quali autorizzazioni? E la biodiversità, nonché la qualità ambientale in cui la fauna viveva, ormai cancellate.

Alla fine, con un “pifferaio magico”, se ne sono andate le specie protette. Restano, invece, l’area di deposito delle terre da scavo nella valle dell’Isone e tutte le problematiche di questa delicata fase dei cantieri: non si sa ancora quando finiranno tutti i lavori, ma si vede perfettamente come hanno trasformato il territorio.

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