Nella morsa della terza corsia. Una ferita lunga quanto quella “sfilata” di...

Nella morsa della terza corsia. Una ferita lunga quanto quella “sfilata” di pannelli…

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Dipende, molto, da come e dove la si guarda.
Da chi vuol vedere e da chi preferisce indossare un paio di occhiali scuri (parecchio scuri). Da chi difende a prescindere e da chi, per fortuna, estrae un spada seppur innocua di spirito critico. Dovremmo indignarci: di come stanno sventrando il nostro territorio, Antella e Osteria Nuova in particolare, di quei pilastri infilati nel terreno dove c’erano olivi prima di essere abbattuti, residenze prima di finire in macerie, campi prima di diventare asfalto. Ferro e cemento. Salendo per Via Peruzzi non vi sarà difficile notare un’enorme “sfilata” di pannelli, cosiddetti fonoassorbenti poiché mitigano (almeno dovrebbero) l’impatto sonoro del traffico, che costeggia la terza corsia autostradale: un chilometrico garage dal colore opinabile che va a inserirsi, leggero e soave, nell’ambiente. Zero impatto, le nostre colline sono salve e salvaguardate…

Aguzzando poco poco la vista, poi, si potrà vedere come tra alcuni pannelli (alti circa 5-6 metri) a ridosso di Via Peruzzi, ci sia ancora qualche spazio: pannello – vuoto – pannello. In attesa che venga colmata la lacuna, c’è solo da fermarsi ad ammirare la bellezza del nostro verde ripolese da queste vere e proprie Finestre sul Chianti. Un patrimonio collettivo che fa saltare alla mente la proposta studiata dal Comune di Bagno a Ripoli nell’ultima campagna elettorale: “Chiedere all’Unesco di riconoscere le colline fiorentine, tra cui quelle di Bagno a Ripoli, come Patrimonio dell’Umanità”.

…Come sarebbe, infatti, Bagno a Ripoli senza le sue verdi colline. E come sarebbe Bagno a Ripoli senza le ruspe (tante!) in azione e le reti arancioni che ristagnano da mesi (anzi anni) in attesa della Variante della Chiantigiana. E com’era Bagno a Ripoli quando, nel secolo scorso, realmente, preservava la sua vocazione paesaggistica, rurale e campagnola, periferica rispetto alle contaminazioni delle grandi opere. Quando, insomma, era libera dalla marcatura asfissiante e netta del progresso…che per assurdo ci mostra due passi avanti dopo averne fatti tre indietro: la realizzazione di un’opera che cambia l’essenza di un paese, dal punto di vista dell’impatto ambientale, quante borracce in alluminio plastic-free può valere?

Certo, si può con facilità attraversare Via Peruzzi diretti a lavoro o verso casa, voltarsi e assecondare l’abitudine di un paesaggio ormai noto, che cambia nella nostra indifferenza. Dunque tirare a diritto, al massimo dando un’accelerata per passare oltre in fretta. E non pensare, appunto, al Vincolo Paesaggistico (uno strumento che dovrebbe tutelare le aree di maggior pregio paesaggistico), alla “Porta del Chianti”, alle Colline Unesco, alle luci a led e alle politiche ecosostenibili, alle campagne elettorali.
Ma, come diceva Gramsci, “Odio gli indifferenti”.

posto garage, 400 euro al mese. Vista Duomo.

Nel dettaglio Via Peruzzi, a breve, verrà deviata dopo la Torre del Figna dove poco fa c’era un campo coltivato per imboccare il ponte di nuovissima costruzione che andrà a sostituire l’attuale, presto demolito. Dunque toccherà al successivo ponte in via Borro di San Giorgio a crollare sotto i colpi degli escavatori.

 

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