Mondeggi Bene Comune: oltre 700 persone a Grassina per solidarizzare contro la...

Mondeggi Bene Comune: oltre 700 persone a Grassina per solidarizzare contro la vendita dell’area. Il 1° marzo l’apertura delle buste.

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Paragoni scomodi, una scelta netta, due petizioni da firmare, una scadenza da attendere col batticuore.
La comunità di Mondeggi Bene Comune, nata nel 2014, ieri sera, ha raccolto oltre settecento persone accomunate da un’idea dissidente: contrastare la (s)vendita del podere mondeggino da parte della proprietaria Città Metropolitana.
Nuovo capitolo della dicotomia pubblico-privato, tira e molla tra il legittimo possidente che vuol far cassa ed un collettivo abusivo che negli anni ha curato un terreno altrimenti abbandonato, trasformandolo in bene comune.
In cinque anni di presidio contadino, da Mondeggi, sono transitate ben 50.000 persone. Ne potranno passare delle altre?

La Città Metropolitana ha messo, il 30 dicembre 2018, la tenuta di Mondeggi nel piano delle alienazioni ed ora, il 1° marzo, svelerà l’esito dell’asta: andrà deserta come già accadde una prima volta o ci saranno compratori disposti a privatizzare l’area?
La base d’asta corrisponde a 9.537.000 euro, qualche “spicciolo” in più rispetto ai 9.240.000 del 2015, quando tuttavia il pacchetto Mondeggi non prevedeva l’acquisto della villa storica quattrocentesca: 5000 mq valutati quanto un’abitazione comune.
Cifra che, pertanto, ha sollevato critiche da parte del comitato mondeggino, il quale parla di declassamento e svalutazione del bene: “Inoltre, è chiara la scelta di non considerare il valore degli interventi di recupero che in questi cinque anni la comunità di Mondeggi Bene Comune – Fattori senza padroni ha effettuato autorganizzandosi e autofinanziandosi”.

Dallo stesso palco che precisamente una settimana fa ha visto il sindaco ripolese Francesco Casini inaugurare la campagna elettorale per le amministrative 2019, i rappresentanti di Mondeggi Bene Comune, mai riconosciuti dal sindaco ripolese né dalla Città Metropolitana, hanno annunciato la nascita di un'”associazione temporanea di scopo”, senza scopi di lucro, con uno statuto, un’assemblea dei soci ed un legale rappresentante. Una scelta che dà un volto giuridico al comitato, finalizzata a favorire un confronto auspicato dai mondeggini con le Istituzioni. In sala, su un tavolino, anche due petizioni indirizzate proprio a Città Metropolitana e comune di Bagno a Ripoli nelle quali si chiedeva di avviare un percorso conoscitivo della realtà mondeggina, sospendere la vendita e non alterare la destinazione d’uso agricola del podere.

Di fronte ai tantissimi presenti, sistemati addirittura all’ingresso della Casa del Popolo e nel corridoio che porta in piazza Umberto I, il mondeggino Roberto Checcucci ha affermato l’eterogeneità dell’esperienza popolare sociale ed agricola di Mondeggi, invitando all’appuntamento del 1 marzo: mentre il destino dell’area si paleserà nero su bianco, in via Cavour, sotto il palazzo ci sarà la manifestazione del comitato contro la vendita del bene.
“Vendere Mondeggi significa fare a meno dell’opportunità di valorizzare la funzione sociale di un bene pubblico, incrocio di esperienze di vita, di saperi, di orizzonti, che non mette il profitto al primo posto, che non punta alla produttività a tutti i costi. Insieme vogliamo costruire e allegare l’utilizzo degli spazi e dei terreni, mettere in comune sempre più percorsi di progettazione dei luoghi fisici e di socialità. Un’asta non fermerà Mondeggi Bene Comune”.

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Nato nel 1990, mi sono appassionato alle vicende locali per necessità di lavoro, scoprendo che basta guardarsi intorno per raccogliere spunti di riflessioni e motivi di scrittura. Scrivere, è la mia esigenza. Conoscere la Storia, la mia passione. Vivo ad Antella, "campanilista" quanto basta, vago per il territorio alla ricerca di aneddoti da raccontare. Collaboro con TuscnayPeople e Tele Iride.