La Memoria di Bartali e quella corsa, l’ultima, contro il tempo (ed...

La Memoria di Bartali e quella corsa, l’ultima, contro il tempo (ed il dimenticatoio)

La gestione del Museo targata Comune di Firenze è fin qui fallimentare, urge un intervento immediato

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Il Bresci narra il rapporto tra Gino Bartali e Fausto Coppi: i due erano rivali in gara ma amici nella vita. Illuminanti gli aneddoti di Andrea su Gino e Fausto e sul loro famoso passaggio di borraccia.

Ci sono avversari che neanche il più grande ciclista della nostra storia può battere: il tempo, ad esempio.
Non è questione di una giornata storta, né di uno sprint fallito, bensì di un ricordo che, per mancanza di volontà istituzionale, si lascia sbiadire, affievolito dall’incompetenza, deteriorato dalla miopia.
Nel 2000, ai primi bagliori del nuovo millennio, Gino Bartali (era il 5 Maggio) ci lasciò: il Ginettaccio, come lo si chiamava, era un uomo troppo legato ai valori del ‘900 per poter concedersi più di una “sbirciatina” nel XXI secolo. Nato nel 1914, ne aveva viste e combinate di ogni nella sua straordinaria esistenza: quante vittorie, in sella e nella vita, quante immagini rimaste indelebili.
Quel che non riuscì a vedere, tuttavia, fu il progetto museale che, assieme all’amico Andrea Bresci, stava contribuendo a realizzare: solo nel 2006, infatti, assunse finalmente concretezza un’idea balenata nel 1987 con l’inaugurazione del Museo del Ciclismo Gino Bartali, di fianco al Circolo l’Unione di Ponte a Ema, a due passi dalla casa natia del ciclista.

Undici anni dopo, il Museo è ancora là: “clandestino, reperto fossile in un’epoca che non ha tempo per la memoria“, come definito da un articolo di Repubblica.
Rassegnato o fuggiasco: queste le alternative.
Venerdì 27 Gennaio 2017, Giornata della Memoria, i fasti di un tempo che fu hanno donato nuova luce al Museo: alla presenza di Andrea Bresci, Presidente dell’Associazione Amici del Museo di Gino Bartali, di un gentile signore enciclopedia vivente di ciclismo, della nipote di Gino Lisa Bartali, del Consigliere del Quartiere 3 Tommaso Coppolaro, due classi quarte della Scuola Elementare di Greve in Chianti hanno affollato la struttura, come non si vedeva da tempo. E l’entusiasmo, per qualche ora, è tornato vivo negli occhi di chi ha combattuto e tutt’ora combatte per la resistenza del Museo.
I piccoli di 10 anni, mini-giornalisti “armati” di taccuino e penna, hanno inondato Andrea e Lisa di domande, ascoltando interessati ed emergendo per una volta dai detriti degli schemi scolastici, trasportati dalla passione per quel personaggio così antidivo eppur così eroico, trasmessa loro dagli insegnanti Agata e Giacomo.
Fortuna. Eccezione. Rarità. Sinonimi, in questa storia, di maestri che guardano oltre il programma accademico ed educano al pensiero, istruiscono la curiosità, avvicinano i giovani ragazzi a riferimenti giusti. Ad averne.

Sarebbe semplice, vien da pensare: ripartiamo dalle scuole, la Vittorino da Feltre (a pochissimi metri), la Redi, la Granacci, il Gobetti-Volta, per citare soltanto quelle in territorio ripolese. Visite guidate per le varie classi con spunti (tanti) annessi: il valore della memoria, il Bartali che salvò centinaia di ebrei nascondendo nella canna della sua bicicletta documenti falsi, la vittoria epica del 1948 al Tour de France che sventò una nuova guerra civile, la sua rivalità-amicizia con Fausto Coppi, l’ideale che “il bene si fa, ma non si dice” (in un’era, la nostra, dove anche il gesto più insignificante diventa virale).
Eppure no, c’è la burocrazia, ci sono problemi logistici, non c’è parcheggio, non c’è volontà. Ed il museo, di questo passo, chiuderà.

Dall’Ottobre 2015, la struttura, è proprietà per il 65% del Comune di Firenze (il restante è suddiviso tra Comune di Bagno a Ripoli e Città Metropolitana) con il materiale presente in concessione gratuita dall’Associazione Amici del Museo; da allora resta aperto solo 12 ore settimanali (ven., sab., dom.), evidenzia una deficienza di manutenzione, manca di personale e le biciclette soffrono di incuria.
Il Bresci ci fa notare la vetrata: “guardate che polvere, da mesi non puliscono qui…”
Le gomme delle biciclette esposte sono a terra, i pezzi in ferro tendenti alla ruggine; in un angolo c’è un armadietto decontestualizzato nel quale si adagiano decine di maglie: sono “cimeli” donati all’Associazione che attendono, da oltre un anno, di trovare degna sistemazione. Come loro, ce ne sono altri nel deposito: “Giù ci sono biciclette storiche coi cerchioni di legno mangiati dai tarli”.
Tra le varie problematiche, tuttavia, la più importante resta la questione sicurezza. La spiega, con tanto di dimostrazione pratica, il Bresci figlio: essendoci soltanto un vigilante, stabile al pian terreno del Museo (dove c’è l’ingresso), chiunque salga al piano superiore può prendere e rubare quel che vuole, refurtiva più o meno ingombrante. Come? Uscendo poi dall’ascensore, adibito per disabili, che conduce direttamente al garage e sviando, pertanto, i controlli.
Dev’essere andata così quando qualcuno si è regalato ricordi fotografici direttamente dall’archivio del museo, depredando materiale inedito e lasciando inserti vuoti.
Telecamere? Aumentare il personale? Sistemare l’unico uomo-sicurezza al piano superiore con citofono per aprire a distanza l’ingresso? Possibilità che tardano a farsi soluzione.

Prima che Lisa iniziasse con estrema delicatezza a raccontare aneddoti sul Nonno ai piccoli grevigiani, due rappresentanti comunali Della Direzione Sport e Cultura hanno fatto visita al Museo: “Ci vuole un progetto di riqualificazione”, ha sobillato una delle dipendenti, (s)cadendo nell’ovvietà.
E’ una posizione sfortunata, distante dal centro città“, ha azzardato l’altra, deragliando nel semplicismo e denigrando i 2 milioni di euro (costo della struttura) spesi dall’Ente per il quale lavora.
Stando alla loro versione è già stata mossa la richiesta di installazione della cartellonistica (ad oggi inesistente) per chi proviene dal Chianti e per chi esce dall’A1. Non solo. Il Museo è già inserito nell’elenco dei Musei Civici sul Sito del Comune di Firenze ma, a quanto pare, non è sufficiente una mera messa online per poter dire: “lo stiamo promuovendo”.

Ci saranno migliorie a breve? Puntiamo il nostro nichelino sul SI.
Il Giro di Italia 2017 vedrà una tappa partire proprio da qui, da Ponte a Ema, omaggio al ciclista-uomo-eroe Gino Bartali. L’ordine dall’alto sarà: vietato fare brutte figure e danneggiare l’immagine dell’amato Gino, del suo Museo, del “nostro” Comune. Di fronte alla Stampa, a TV nazionali ed estere tutto dovrà essere perfetto…o perlomeno sembrarlo!
Fasce tricolore fieramente indossate non mancheranno (oggi sono mancate eccome), sorrisi e scatti di rito neanche.
E le tante vanitose parole, se non corrisposte da un reale progetto che saprà guardare oltre i pochi giorni di festa del Giro d’Italia, se le porterà via il vento. O il tempo. Che vince sempre.

 

 

 

Cosa possiamo fare noi?
Parlare del Museo, sensibilizzare nelle nostre opportunità, visitarlo, conoscerne segreti e difficoltà, appassionarsi della storia di Bartali, portarvi in tour figli grande e piccoli, firmare la petizione istituita dall’Associazione Amici del Museo di Gino Bartali: PREMETE QUI e mettete la vostra firma!

 

 

 

 

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