Cinema Antella, la domenica di “Joker”: un film che non lascia indifferenti...

Cinema Antella, la domenica di “Joker”: un film che non lascia indifferenti (No spoiler)

Dopo un venerdì e sabato da "pienone", ci sono ancora due appuntamenti con il Cinema Antella per vedere il capolavoro di Todd Phillips

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Cosa non è la pellicola più discussa del momento?
“Joker”, regia di Todd Phillips, non è un film da guardare a cuor leggero né un film da sottovalutare. Non è, certamente, un prodotto che lascia indifferenti.
Joker è un film che divide, profondamente ed interiormente. Una divisione molteplice, a partire dal contenuto della pellicola: un mondo categorizzato tra buoni e cattivi, ribaltati nei consueti ruoli designati nelle precedenti narrazioni di Gotham. Divide gli spettatori tra “favorevoli” e “contrari”. Divide il singolo osservatore, spiazzato e stordito, attonito come davanti ad uno specchio in frammenti.

“Joker”, dopo il pienone dei giorni scorsi, è visibile ancora oggi in una doppia proiezione proposta dal Cinema di Antella, ore 17:00 e 21:30. Da non perdere, a prescindere da gusti personali ed opinioni sviluppate al termine dei 123 minuti.
Può capitare di sentire una signora, a fine spettacolo, chiedere con fervore al marito: “Come può piacere un film del genere?“. Oppure di alzarsi dalle poltroncine rosse, in silenzio, ed uscire con la sensazione di aver visto un capolavoro.

Oltre i numerosi interrogativi che il film lascia in eredità, la certezza sta nell’eccezionale performance, maniacale nella psicopatia trasmessa, del protagonista: Joaquin Phoenix.  Se l’intento del regista era quello di creare un film disturbato e disturbante, niente di più azzeccato. Ogni dettaglio attentamente ripreso di Arthur Fleck, l’uomo che diventerà Joker, sin dalle prime battute, attrae e disturba. Come una calamita, incolla allo schermo:  la sua risata isterica e patologica, incontrollabile. La sua magrezza (Phoenix ha perso 20 chili per interpretare Joker), ben visibile nelle scene nelle quali Arthur vaga nudo per casa, fa effetto. Il suo sguardo, rassegnato, non lascia spazio all’immaginazione né alla speranza.
“Joker” è la rivincita dei “cattivi”, compiuta all’interno di una distopia rappresentata da una città sporca, criminale, falsa, nella quale non vi è posto per paladini della giustizia o cavalieri oscuri. E’ la vendetta dei “perdenti”, soli in mezzo ad una folla moderna che non li vede ma capaci di farsi moltitudine, unendosi intorno ad un simbolo. E’ la “resa dei conti” di una persona abbandonata dalla famiglia, dal lavoro e dalle Istituzioni, buone a far proclami e niente più.

E’ l’indagine nichilista di un uomo che non si è mai perso poiché, semplicemente, non è mai riuscito a trovarsi. E’ il racconto di una tragedia così beffarda da risultare una “fottuta commedia”, nella quale l’unico scopo di vita campeggia nella follia. Che, a sua volta,  quando ormai non vi è più niente da perdere, scatena un’ineluttabile e incondizionata violenza.

“Joker” viaggia, dall’inizio alla fine, su un filo labile che lega vita e morte, sorretto da una consapevolezza sempre più solida ad ogni ingiustizia subita: non puoi decidere come vivere ma, al contrario, puoi decidere come morire. E’ questo il pensiero esistenziale che muove la trama, scritto in neretto (e più volte ricordato dal regista) sul diario personale di Arthur: “Spero solo che la mia morte abbia più senso della mia vita”.
Ed anche il barlume di chiarore che sembra farsi spazio nelle cupe giornate di Arthur con l’avvento della bella Sophie, diventa presto un nuovo vuoto: la donna ha qualcuno per cui vivere, sua figlia mentre Arthur no, non più. Non c’è nessuno, c’è qualcosa: la sua pistola con la quale uccide (e poi balla), senza dover più nascondere il piacere di farlo. “That’s Life”, come esprime il motto del suo programma TV preferito, prima che anch’esso abbandoni Joker in nome del cinismo e di uno scherno gratuito.
“Sono io o sono gli altri che stanno diventando pazzi?”, si chiede Arthur prima dell'”evoluzione” in Joker.

Notevole la fotografia all’interno del film, i primi piani insistiti. Da vedere e rivedere la scena che comunica allo spettatore la definitiva trasformazione in “maschera” del protagonista: una discesa rallentata della lunga scalinata mentre la metallica colonna sonora di Glitter imperversa nel film e Joker dà sfogo alla sua indole attraverso una danza distorta.

Non penso, come alcuni ritengono, che l’intera vicenda avvenga nella testa del protagonista, come fosse un incubo sognato. Se c’è invece una nota in chiaroscuro, un dubbio che mi solletica è il seguente: “Joker” analizza la follia umana e la abbina in maniera inscindibile alla violenza. L’una muove l’altra, senza possibilità di redenzione o vie di fuga alternative.

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