Gruppo di iscritti lascia il PD Bagno a Ripoli: ecco la lettera...

Gruppo di iscritti lascia il PD Bagno a Ripoli: ecco la lettera d’addio (ci sono anche due consiglieri comunali)

Ecco la lettera con cui viene comunicata e motivata la decisione di lasciare il Partito

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Un fulmine squarcia il cielo del Partito Democratico di Bagno a Ripoli in questo primo giorno di luglio. Sono nove infatti gli iscritti che abbandonano il PD, e tra questi 2 consiglieri comunali, il Presidente dell’Assemblea Comunale PD (nonché coordinatore del Circolo PD Grassina) e il Presidente della SMS Bagno a Ripoli.
Avvenimento questo che era nell’aria già da tempo. Ecco il contenuto della lettera con cui viene comunicata (e motivata) questa decisione:

  • Al Segretario nazionale PD
    Al Segretario regionale PD della Toscana
    Al Segretario metropolitano PD di Firenze
    Al Segretario comunale PD di Bagno a Ripoli
    Bagno a Ripoli, 1 luglio 2017

    Questa lettera è il frutto di un lungo e sofferto percorso condiviso, discusso ed allargato ad altri iscritti e simpatizzanti, molti dei quali, ormai quasi dieci anni fa, contribuirono con passione alla fondazione del Partito Democratico.
    La D di Democratico è aggettivo di un partito che nasceva con vocazione maggioritaria, figlio di culture, esperienze e storie diverse unite insieme in una identità comune. Non basta votare ed esprimere una maggioranza per essere democratici. La qualità della democrazia si misura dal rispetto delle minoranze e delle regole di convivenza civile.
    Il nostro PD voleva essere un partito di sinistra, dei diritti civili, della giustizia sociale, dei giovani, delle uguaglianze, dell’inclusione, della partecipazione. Doveva essere il partito che difendeva i diritti dei lavoratori, della gente comune, dei più deboli, ma si è ridotto, a nostro avviso, ad un comitato elettorale permanente che si attiva soltanto occasionalmente per coinvolgere gli iscritti.
    Non ci sentiamo più rappresentati da un partito incapace di ospitare le diverse sensibilità. Ci siamo persi, rincorrendo politiche e modelli che non ci appartenevano, facendo nostra un’idea leaderistica che ha indebolito pesantemente la nostra capacità di elaborazione e rappresentanza di mondi a cui abbiamo totalmente voltato le spalle.
    Nel 2016 molti iscritti ci hanno abbandonati ancor prima che lo facessero i dirigenti che li rappresentavano. I nostri elettori e simpatizzanti, soprattutto negli ultimi due anni, si sono rifugiati nel disimpegno e nell’astensionismo o, addirittura, nel voto a forze populiste. Abbiamo alzato il livello del conflitto con i sindacati, in particolare con la CGIL, e col mondo della scuola, con una riforma sbagliata nel merito ma soprattutto nel metodo; abbiamo dimissionato i membri di una commissione parlamentare in una notte per approvare una legge elettorale che poi la Corte Costituzionale ha bocciato; abbiamo fatto decadere il sindaco di Roma, facendo dimettere i Consiglieri Comunali da un notaio, impedendo il dibattito “democratico” in aula consiliare, perché
    non gradito ai vertici nazionali, consegnando la capitale ad una forza politica assolutamente impreparata ad assumersi la responsabilità di governarla.
    Infine è arrivato il giorno in cui la gente ci ha detto che stavamo sbagliando: il 4 dicembre 2016. Con il referendum costituzionale, ci siamo messi contro anche un’altra buona fetta di sinistra, dall’ANPI all’ARCI e il risultato del fallimento del governo Renzi si è trasformato nella crisi del PD.
    Quando nelle realtà dove la gente sta peggio e nel mezzogiorno perdi, quando 7 giovani su 10 ti votano contro, vuol dire che come partito di sinistra non siamo più in grado di dare voce a coloro che 10 anni fa vantavamo orgogliosamente di rappresentare. Deliberatamente, così, come era già avvenuto precedentemente nelle elezioni comunali del 2016, è stata rimossa ogni analisi politica ed autocritica della sconfitta, sostituendola con una corsa frenetica alla riconferma del capo.
    Vedevamo, comunque, nel congresso un’ultima possibilità, un’occasione di riconciliazione, di ricostruzione del PD attraverso una campagna di ascolto e proposta che investisse l’Italia; un’ultima battaglia possibile per riportare il partito sulla giusta via e rilanciarne programma e progetto.
    È stato però un congresso che non ha portato a riflettere sulla linea politica, ma ad una rapidissima conta per legittimare nuovamente il leader in difficoltà in vista delle prossime elezioni nazionali, con una partecipazione alle primarie molto inferiore alle precedenti. Che cosa hanno portato di nuovo sia il congresso nazionale che i congressi locali come quelli dei nostri circoli alla situazione politico-sociale attuale? Ci siamo nuovamente contati, divisi, senza una analisi critica su quanto fatto. Il progetto su cui avevamo iniziato a lavorare non esiste più. Il partito è ormai a servizio del leader, non il leader a servizio del partito.
    Senza la trasformazione di cui c’era bisogno rimarrà un partito diviso, malato, in cui il vincente potrà utilizzare a suo piacimento la forza dei voti e i perdenti non conteranno mai niente. Essere un comitato elettorale personale è l’unico esercizio che ci è dato di fare. Le decisioni vengono prese dal capo e da pochi fedelissimi, venendo meno la discussione collettiva, la mediazione, fino al paradosso di vedere un partito nato per il maggioritario accettare di promuovere una legge con un sistema proporzionale senza una analisi e condivisione preventiva con i propri organi rappresentativi.
    Le denigrazioni personali, l’arroganza, la prepotenza, spesso caratterizzano i nostri gruppi dirigenti e il nostro dibattito interno.
    Così è venuto meno il senso di comunità e le ragioni stesse che ci inducevano a rimanere all’interno del PD nonostante tutto e tutti.
    Non ce la sentiamo più di giustificare parole ed atti “targati PD” che non appartengono alla nostra cultura politica e alla storia da cui proveniamo.
    Dunque, bisogna fare altro: cose nuove, con la vecchia passione militante e la speranza di fare bene per la comunità.
    Saremo sempre presenti nelle attività che la nostra Amministrazione Comunale intraprenderà nell’interesse della collettività di Bagno a Ripoli, riconoscendoci ancora appieno nel programma elettorale della coalizione di centrosinistra , che abbiamo contribuito ad elaborare. E’ doloroso lasciare quella che per anni è stata la tua casa, anche se da tempo eri ospite non gradito, ma è più facile lasciarla se non c’è più niente che ti appartiene.
    Con questa lettera comunichiamo la nostra decisione di uscire dal Partito Democratico e conseguentemente da eventuali organismi di partito.
     
    Briziarelli Mirko – Consigliere Comunale PD Bagno a Ripoli
    Franchini Laura – Consigliere Comunale PD Bagno a Ripoli
    Solazzi Rosauro – Presidente Assemblea Comunale PD, Coordinatore Circolo PD Grassina
    Bettini Renato – Presidente SMS Bagno a Ripoli, iscritto PD Circolo Bagno a Ripoli
    Cammunci Raffaello – iscritto PD Circolo Grassina
    Faggi Carla – iscritta PD Circolo Grassina
    Turri Marino – iscritto PD Circolo Grassina
    Nannelli Paolo – iscritto PD Circolo Grassina
    Trentanove Franco – iscritto PD Circolo Grassina

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