Controllo di vicinato e sicurezza sociale: urgenza percepita o reale?

Controllo di vicinato e sicurezza sociale: urgenza percepita o reale?

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Nelle ultime settimane Dai Colli Fiorentini si è più volte interessato ad una notizia molto interessante arrivata dal Comune di Bagno a Ripoli: l’istituzione del controllo del vicinato (qui potete trovare il link).
Sgrombriamo subito il campo: non voglio confrontare il tema del controllo del vicinato con quello delle ronde. Non è la stessa cosa, non è nata per essere la stessa cosa e speriamo che mantenga, come io credo, fede alle promesse. No, l’interesse che suscita a livello filosofico la nascita di questi gruppi, che hanno già dimostrato di avere un notevole successo con ottanta adesioni nei primi giorni, risiede più che altro nel messaggio che implicitamente nascondono. Più che un messaggio un grido: “Abbiamo bisogno di sicurezza! Non siamo al sicuro! Gli strumenti che abbiamo usato fino ad oggi non ci bastano più!”. E questo in un luogo come Bagno a Ripoli che sicuramente non è Scampia.

Il tema si collega, a mio avviso, con un tema più generale che negli ultimi anni (e nelle ultime elezioni) ha dominato la scena politica italiana e non solo. La richiesta di maggiore sicurezza. Quante volte ci siamo sentiti dire, sopratutto da certe direzioni della politica italiano, stiamo perdendo la nostra sicurezza. L’immigrazione, ad esempio, come causa scatenante di enormi falle nel sistema, di sacche di violenza e delinquenza senza apparente fine. Ok. Questo ci viene continuamente detto. Ma corrisponde alla verità? Stiamo davvero perdendo ogni giorno la nostra sicurezza? E la risposta è davvero quella di un controllo militare e politico sempre più pregnante nelle nostre vite? Come sempre, andiamo con ordine.
Premessa preliminare: nonostante i dati che fornirò in questo articolo penso, come tutti, che il problema della sicurezza debba essere centrale nell’analisi di qualsiasi amministrazione ci governi, che sia comunale o nazionale. Ma che debba esserlo nel modo giusto. Troppo facile, oggi più che mai, parlare alla pancia delle persone e non approfondire. È con i progetti a lungo termine che si può, a mio avviso, realmente determinare una politica seria e fruttuosa sul tema sicurezza.

Prima domanda: la sicurezza è davvero in calo? No. I dati ci dicono questo. E non i dati di Mirko Sulli o di Bagno a Ripoli, i dati del dossier del Viminale uscito nell’agosto del 2018. Già, sembra incredibile ma nell’anno analizzato i delitti consumati sono in calo del 9,5% (213mila in meno), le rapine sono diminuite del 11% (3.500 in meno), i furti del 9,5% rispetto all’anno precedente (erano circa 115mila in più). Quindi? Perché a tutti sembra il contrario? Perché ci sentiamo così continuamente minacciati? A mio avviso c’è un vero e proprio imbroglio elettorale costruito immensamente bene. La macchina, la belva che sta dietro a certi partiti politici, in primis la Lega, ha vinto.

Senza dubbio alcuno, gli italiani ci sono cascati. Ripeto prima che i tanti analfabeti funzionali mi attacchino senza motivo: la sicurezza è un tema caldo ed è un tema a cui indirizzare i nostri sforzi. Hobbes afferma che lo Stato nasce con l’obiettivo di garantirla a noi uomini che liberi non l’avremmo neanche per mezzo minuto. Ok? Avete letto? Bene ma non si garantisce così. Non si garantisce creando falsi nemici, gli immigrati ad esempio, perché fa comodo elettoralmente parlando.

Seconda domanda: perché non si garantisce così? Facciamo due esempi pratici di provvedimenti presi dal nostro governo che a lungo termine risulteranno non solo inutili ma controproducenti. 1) Decreto Salvini sull’immigrazione. In breve il decreto vive su una semplice equazione. Diamo meno soldi a chi si occupa dei richiedenti asilo, limitiamo il rilascio di documenti (via il permesso umanitario) ai richiedenti asilo, espelliamo chi non ha i nuovi requisiti per averlo. Bene, equazione eticamente molto discutibile ma funzionale. Peccato che contiene un errore netto: non può espellere nessuno. È una vera e propria cazzata politica. Espellere senza gli accordi con i paesi di origine, accordi che non abbiamo e che non potremmo avere per molti anni vista la loro condizione politica, è impossibile. Dunque, si tengono. Ma si tengono senza documenti, un nuovo mare di clandestini. Eccola qua la nuova illegalità. Altro che soluzione al problema, fonte di nuovi e più drammatici problemi. 2) Armi. L’idea è dare più armi. Su questo consiglio un interessantissima intervista di Saviano fatta al programma di La7 Propaganda Live che lo spiega chiaramente. In parole povere, da Filorosso: non esiste un modo per cui fornire più armi aumenti la sicurezza. Aumenta le armi, punto. Aumentare le armi significa soltanto una cosa: aumentare le occasioni di usarle. Uno stato che ti fornisce un’arma invece di intervenire è uno stato che esplicitamente dichiara: “ho fallito, tieni la tua arma”.

Conclusione: la sicurezza deve essere sempre un tema centrale, sempre. Ma sapete qual è l’unico modo per ottenerla a lungo termine? Come diceva uno dei più grandi sociologi del nostro tempo, Alessandro Baratta, la sicurezza si costruisce soltando garantendo a tutti gli stessi diritti.
Fate voi.

 

FONTI:

⁃ T. Hobbes “Il Leviatano”, Editori Riunioni, 2005
⁃ R. Saviano, http://www.la7.it/propagandalive/video/saviano-dire-votami-perch%C3%A9-avrai-una-pistola-vuol-dire-che-lo-stato-ha-fallito-01-03-2019-264801
⁃ http://www.interno.gov.it/it/sala-stampa/dati-e-statistiche/dossier-viminale-ferragosto-2018
⁃ A. Baratta, Antinomie giuridiche e conflitti di coscienza. Contributo alla filosofia e alla critica del diritto penale, Giuffrè, Milano, 1963

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Dal 1992 su questa terra, laureato in Filosofia ed impegnato socialmente. In camera, dentro ad una cornice, conservo la memoria di Voltaire, filosofo ispirato e d'ispirazione.