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31enne fiorentino di origine egiziana denuncia: “Multato solo io perchè mi chiamo Mohamed”

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Via Panciatichi, martedì 7 Marzo, a pochi passi dalla stazione di Rifredi. Sono le dieci del mattino ed il Café Cartabianca, come al solito, è pieno di clienti che fanno colazione. Davanti al bar si forma una fila di cinque macchine parcheggiate in divieto di sosta. Una di queste vetture è di Mohamed El Hawi, 31enne fiorentino di origini egiziane, gestore di un paio di ristoranti. «Stavo prendendo un caffè al volo, quando ad un certo punto ho notato fuori dal locale i lampeggianti dei Carabinieri», racconta Mohamed. «Naturalmente, insieme a tutti gli altri proprietari delle auto, sono uscito subito per spostare la mia».

La pattuglia si ferma. Due Carabinieri cominciano a chiedere i documenti ai conducenti che avevano lasciato la macchina sulla doppia striscia. Un uomo mostra la propria patente e viene subito congedato. Altri tre automobilisti subiscono un controllo leggermente più approfondito. Anche per loro, dopo gli accertamenti, nessuna contravvenzione. È il turno di El Hawi. Il giovane mostra il proprio documento. «Sei italiano?», gli domandano i Carabinieri. «Sì, sono nato a Firenze e cresciuto a San Frediano», risponde lui. Per trenta minuti i militari dell’Arma lo tengono in attesa. Poi, come previsto dagli articoli 40 e 146 del codice stradale, lo stesso El Hawi viene multato.

 «Ho trovato giusta l’ammenda», dichiara El Hawi. «Non c’è dubbio che abbia sbagliato a parcheggiare in divieto di sosta. Solo che mi ha sorpreso essere l’unico ad aver subito la contravvenzione. Così ho chiesto il perché ai due Carabinieri. Loro non mi hanno fornito nessuna spiegazione, ma erano visibilmente in difficoltà. Gli ho chiesto se fosse per il mio nome. Ho preteso che questo mio commento fosse riportato sul verbale. Non contesto, come detto, la multa in sé. Ma come mai sono l’unico a dover pagare, mentre gli altri no? Questa è discriminazione. Pago le tasse e do lavoro a ventuno persone. Brutto che succedano queste cose».

Ecco, nel merito, il testo del verbale dei Carabinieri rilasciato ad El Hawi. Non mancano, peraltro, alcune imprecisioni lessicali e grammaticali: «Il trasgressore dichiara tratamento dispari in quanto present altre quattro vetture non multaltate perché mi chiamo Mohamed». L’amarezza del 31enne per l’accaduto è tanta: «Non ho nulla contro le forze dell’ordine, che rispetto molto», conclude El Hawi. «Oggi però nessuno mi toglie dalla testa che sia stato punito soltanto io, perché ho un nome ed un cognome stranieri».

La storia è confermata da alcune testimonianze, tra le quali anche quella di uno degli automobilisti non multati. Anna Santucci, cliente abituale del bar, è però l’unica che accetta di parlare rilasciando il proprio nome: «Ero a fare colazione nel bar quando vedendo del movimento fuori ho dato un’occhiata per curiosità. In effetti l’unico automobilista trattenuto è stato El Hawi. Gli altri sono stati mandati via nel giro di un paio di minuti. Finisco la colazione con calma e dopo mezz’ora ho visto che El Hawi era ancora lì. Le altre persone erano sicuramente di colore più chiaro. Probabilmente è stato un caso che abbiano trattenuto lui. Però vai a sapere la verità…».

Doveroso infine – al di là del provvedimento– sottolineare che in ogni caso, da parte dei due carabinieri, non è stata pronunciata alcuna frase razzista contro El Hawi.

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